DAMO SUZUKI's NETWORK
"tutti i colori del silenzio"
wallace - Palustre
1 tracks
46'52"
2009
CD
Velvet Goldmine
Andrea Facchinetti
Sicuramente vi ricorderete di Damo Suzuki dei Can, non si può sbagliare o confonderlo con altri; ora gira per il mondo suonando con musicisti locali, musica diversa ogni volta e in evoluzione.Qui in Italia si è ritrovato con il meglio della sperimentazione locale: Xabier Iriondo (chitarra elettrica, mahai metak), Mattia Coletti (chitarra elettrica), Diego Sapignoli (batteria e percussioni) e Andrea Belfi (elettronica). Come dice lo stesso Suzuki, in questa traccia unica (per poco più di quarantacinque minuti), servono un menù giornaliero per un pubblico di mentalità aperte a cui piaccia viaggiare con la testa.Il tappeto sonoro, o bordone, che si viene a creare, raggiunge paesi lontani e segue - come un cane fedele - la voce del padrone; percussioni, voce ed elettronica costruiscono una maglia indistruttibile che, minuto dopo minuto, va a completarsi.Network interessante e ben riuscito, speriamo solo che si possa ripetere al più presto e che, l’ispirazione e l’improvvisazione possa aumentare.
Audiodrome
Gianpaolo Cristofaro
Damo è libero. Il concetto di improvvisazione dietro le migliori composizioni dei Can è diventata una rete mondiale di musicisti che danno vita concerto per concerto a ciò che Damo chiama “composizione istantanea”. Ed in effetti non ha nulla a che vedere con le classiche improv jazz o improv tout court: è energia catalizzata dal magnetismo di Suzuki e della sua voce senza tempo che si trasmette ai musicisti e al pubblico accorso per assistere ad una sessione di scultura del suono che produrrà qualcosa di diverso ogni volta ed ogni volta unico e non ripetuto. Tutti I Colori Del Silenzio è stato registrato il 15 Luglio 2006 al circolo culturale “Luogo Comune” e vanta la combo del network italiano al completo. E che formazione. Iriondo e Mattia Coletti alle chitarre elettriche, Diego Sapignoli batteria e percussioni varie, Andrea Belfi ad occuparsi delle scintille elettroniche. E un lungo salmodiare, ora lieve, ora duro e concitato, del cantante di origini orientali a far da collante. Unica traccia lunga circa quarantasei minuti, senza che la noia faccia la sua comparsa e tanto amore per la musica e per l’effetto unificante che risiede in essa. Certo è un campo non particolarmente agevole in cui addentrarsi in ambito di valutazione, ma questa nuova uscita della rete suzukiana è tra le migliori proposte finora. Mezza stella in più e conclusione lasciata al leader: “Il mio network è ovunque e il suo fine è imparare a condividere l'energia. Questo è il mio antidoto alla violenza. Componiamo brani musicali sul momento e il metodo si chiama 'composizione istantanea' ed ogni volta è una nuova sul palco e per il pubblico. Ogni anno suono con 400 musicisti diversi in cinque continenti. Nuovo e vecchio non riguardano la creazione della musica. C'è solo buona musica e cattiva musica. Quello che faccio è molto casuale e non è paragonabile a nulla. Do molto peso al processo creativo e nessuno al prodotto. Serviamo un menu giornaliero per un pubblico di mentalità aperta a cui piaccia viaggiare con la testa”.
Onda Alternativa
Doriana DeMarco
Ancora Damo Suzuki? Si, pare che il vecchio veterano non si fermi mai, e questa volta ci diletta con un'unica traccia da ben 46 minuti di pura improvisazione.
Inizia tutto con un gioco jazz strumentale supportato da vocalità visionarie da sciamano: la voce di Damo che passa da un tono rauco che fa il verso a Barry White a cantilena oscura e alienante, fino alle espressioni blues più classiche.
Ci sono momenti di noise puro, il tutto è frutto dell'improvvisazione, un viaggio lunghissimo nei meandri dell'indefinito. Cultura musicale eletta e sperimentazione ai limiti dell'assurdo che si fondono per dare vita a una raccolta di momenti più o meno vocali dalla più o meno intensità.
Damo è quasi totalmente padrone ed è lui a fornire la dinamica totale.Nonostante questo, non si può non citare una più che ottima ensemble alle spalle tra Mattia Coletti (chitarra elettrica), Diego Sapignoli (batteria) assolutamente incredibile in questa performance, Andrea Belfi (qui all’elettronica) e l’immancabile Xabier Iriondo (chitarra elettrica e mahai metak).
Non dimentichiamoci che questo "tutti i colori del silenzio" è registrato dal vivo, un ottimo esempio dell'indole del giapponese, del suo modo di affrontare la musica e soprattutto i live.
“Tutti i colori del silenzio” è il viaggio attraverso un sogno no-wave, la colonna sonora straziante dell'inconscio più confusionario. E viene tutta dal cuore, senza filtri, spesso sorprendendo.A volte si chiudono gli occhi, a volte si battono le mani e si muove la testa, a volte si aggrottano le sopracciglia in un espressione di incomprensione.
Citiamo per chiudere l'apertura ritmica del finale, preludio della conclusione di una fantastica improvvisazione da ben 46 primi e 51 secondi. Damo sputa la sua ultima lirica e lascia sfumare gli strumenti, stanchi.
Buona prova.
RockLab
Daniele Guasco
Continua il processo che ha visto sempre più l’ex voce dei Can, Damo Suzuki, avvicinarsi al panorama musicale sperimentale italiano.
Registrato dal vivo al circolo culturale Luogo Comune di Faenza, questa unica traccia da quasi cinquanta minuti vede partecipi artisti come Xabier Iriondo, Mattia Coletti, Diego Sapignoli e Andrea Belfi, i quali vanno a stendere un tappeto di note e atmosfere su cui la voce di Damo va a creare un flusso continuo dando alla musica un groove unico.
Il vortice dinamico creato da Suzuki riesce così ad amalgamare i suoni in un blues ipnotico e incredibile, una corrente che cattura l’ascoltatore grazie a litanie e incursioni gutturali, improvvisi momenti ritmici in cui la voce si tramuta formando un continuum con le bellissime costruzioni degli altri strumenti.
Scrivere che Damo Suzuki è un artista tanto difficile da inquadrare quanto unico nella sua espressione musicale non è certamente una novità, ma attraverso questo disco emergono quelli che sono i lati migliori del suo estro, della sua capacità inimitabile di essere lui stesso musica e ritmo. ‘Tutti i Colori del Silenzio’ riesce così non solo ad essere l’ennesimo capitolo del percorso di Damo Suzuki, ma riesce a fissare anche su disco il risultato dell’unione di questo talento con quello di alcuni dei più interessanti e creativi musicisti italiani, e questo basta per dire che un disco simile merita molto più di un semplice ascolto.
SentireAscoltare
Filippo Bordignon
In questo quarto volume della collana Phonometak non ci troviamo di fronte ad un vero e proprio split album come in passato, bensì al delirio di un uomo che ha fatto la storia. Quell’uomo risponde al nome di Damo Suzuki e credo non abbia bisogno né di presentazioni né di introduzioni. Nel 10” in questione divide il palco in due estratti live dapprima col Metak Network, poi nel lato B con gli Zu e l’onnipresente Iriondo. Nella versione made in SoundMetak del famigerato Network che accompagna ormai da tempo il vocalist nipponico sono della partita, oltre a Iriondo anche Mattia Coletti, Paolo Cantù e Alberto Morelli. Come dire, una grossa fetta dell’avant-rock italiano che accompagna con sfuriate e tempeste di chitarra o con elucubrazioni di oggetti + clarinetto + strumenti autocostruiti i vocalizzi luciferini di Suzuki. Che dal canto suo delira, strilla, pontifica come un santone in un deliquio ascetico rigorosamente in modalità improvvisativa. Lo stesso dicasi per l’altro lato del vinile, in cui le atmosfere si fanno insolitamente più rilassate, ipnotiche verrebbe da dire se non ci fossero di mezzo i tre di Ostia, capaci di tenere sempre alta la tensione. Qui Suzuki sembra tranquillizzarsi apparendo come un Tom Waits altrettanto rauco, ma molto più perso nel suo viaggio mistico/visionario, fino a quando prendono il sopravvento gli strumenti del trio+1, e allora è un paranoico finale quasi sludge tra percussioni free e barriti di chitarra e sax. La produzione un po’ troppo compressa penalizza la resa, ma trattandosi di esibizioni live rende perfettamente l’idea della magmatica resa degli ensemble e di quell’istrione che calca i palchi da svariate decadi
Kathodik
Marco LoPrete
Il nome di Damo Suzuki si ricollega inevitabilmente ad uno dei più importanti act della psichedelia made in Germany, i Can. Kenji Suzuki (questo il vero nome del vocalist) entrò a far parte della formazione nata dall’incontro tra Holger Czukay, geniale chitarrista di origine polacca, e il tastierista Irmin Schmidt dopo la defezione di Malcom Mooney, primo cantante della band. Giusto in tempo, insomma, per registrare quell’autentica pietra miliare della storia della musica rock che è “Tago Mago” (1971). Un paio di album-capolavoro più tardi (“Ege Bamayasi” del ’72 e “Future Days” del ‘73), Suzuki abbandonò i compagni d’avventura per seguire la propria vocazione di testimone di Geova. Dopo un decennio di assenza dalle scene, ricomparve negli space rockers Dunkelziffer, coi quali registrò l’LP “In The Night” (1984). Il passo successivo fu la nascita, due anni più tardi, della Damo Suzuki Band, con il batterista Jaki Liebezeit (ex Can), il chitarrista Dominik von Senger ed il tastierista Matthias Keul.
Il Damo Suzuki’s Network è l’ultimo parto della mente del geniale musicista nipponico. Del combo fanno parte Diego Sapignoli (batteria e percussioni), Andrea Belfi (elettronica), Mattia Coletti (chitarra elettrica) e Xabier Iriondo (chitarra elettrica e mahai metak, un bizzarro strumento elettrico fatto di legno, metallo e componenti elettroniche). “Tutti I Colori Del Silenzio” è l’LP di debutto del gruppo, dopo un primo tentativo rappresentato da una facciata a loro interamente dedicata nel quarto volume della collana Phonometak della Wallace Records. Ed il risultato è sicuramente all’altezza delle aspettative: un’unica suite psichedelica di quasi cinquanta minuti (per altro registrata dal vivo, al circolo culturale “Luogo Comune” di Faenza), caratterizzata da un lungo monologo di Suzuki (che spesso indulge in un registro gutturale degno di Tom Waits) e da dissonanze chitarristiche, rumorismi elettronici e spunti decisamente groovy (non mancano, infatti, neppure inflessioni hip hop e funk). Insomma, un tentativo di creare una “musica totale”, capace di trascendere i confini di genere e di far fluire segni di varia provenienza in un unico, magmatico flusso. Un disco non facile, ovviamente: ma gli amanti della sperimentazione ci sguazzeranno felici per molto tempo.
ROckit
Sempre in viaggio con il suo Never Ending Tour, che lo porta a suonare con realtà di tutto il mondo, Damo Suzuki, ex voce dei Can e mente musicale eccelsa, detentore di un'influenza enorme sulla sperimentazione sonora degli ultimi quarant'anni, tocca l'Italia, e con l'aiuto dei soliti formidabili Iriondo, Coletti, Sapignoli e Belfi, ci regala un live da infarto. Il concerto si è tenuto nel 2006 a Faenza, ma potrebbe essere ovunque ed in ogni tempo, grazie all'atmosfera magica, capace di fermare le lancette dell'orologio e creare nuove dimensioni. Blues sghembo, kraut, psichedelia e tutto il linguaggio rock possibile generati da quella che Suzuki definisce "composizione istantanea" fatta di improvvisazione e libertà strumentale. Un groove pazzesco che sale e scende, con la voce utilizzata come vero e proprio strumento, in grado di cantare melodie oblique tanto quanto di creare suoni ritmici incessanti. Un continuo travestimento. Grande merito al genio in questione e, da sottolineare, ai musicisti che hanno organizzato e accompagnato come meglio non si poteva l'onnivoro giapponese.o.