EAReNOW
"Eclipse"
wallace 117
14 tracks
43'
2009
CD
Preavy Rotation
Andrea Prevignano
Difficilissimo collocare in una gabbia classificatoria Eclipse, secondo album degli EAReNOW, lavoro complesso e pieno
di sfumature. Il trio composto da Paolo Cantù, Xabier Iriondo e Alberto Morelli mette in scena piani sonori stranianti,
che stanno a mezza strada tra il postrock dei Gastr del Sol, le avanguardie del teatro musicale di Mauricio Kagel, la
musica elettroacustica e i preludi degli A.E.o.C. “Pairidaeza” esprime al massimo la potenza di questo lavoro: nei suoi
momenti più fragorosi l’harmonium, le autoharp e il fondo elettroacustico del mahai metak di Iriondo creano un
drammatico luogo sonoro che richiama i grandi unisoni di Penderecki. Un lavoro decisamente fuori anche dai canoni
dell’avant-rock, piuttosto vicino alla musica colta del secondo dopoguerra. Intelligenza di altri tempi.
Sodapop
Andrea Ferraris
Qualcuno di voi se li ricorderà per un bel 3" mcd d'esordio che ormai risale al 2003, ma mai ritorno fu più gradito:
questo disco è splendido, vi suggerirei di appuntarvelo in agenda fra le cose che vale la pena di provare ad ascoltare.
Ci ho impiegato un po' di tempo per recensirlo, ma solo e semplicemente perché il tempo che ho è quello che è, ma
credo che insieme all'ultimo Rapoon sia uno dei dischi da recensire che ho ascoltato con più piacere da un po' di tempo
a questa parte, tutt'altro genere ma stesso tipo di godimento. Il "trio" si compone di Xabier Iriondo, Paolo Cantù, mai
sufficientemente ricordato "ghost-player" in A Short Apnea, Uncode Duello ed in buona parte dei lavori in cui vedete
comparire Iriondo e Alberto Morelli, che ha suonato "solo" su dischi di De Andrè, Dissoi Logoi, Tangatamanu ed una
riga di altri lavori; come se una tale line-up non bastasse, al nucleo si sono aggiunti anche Gianni Mimmo, Federico
Senesi, Roberto Mazza, Rosa Corn, Federico Cumar e Cristian Calcagnile. Come avrete immaginato leggendo alcuni
nomi degli ospiti il disco flirta.. anzi, sfocia in modo prepotente nella musica colta, musica contemporanea quindi e lo
fa senza nessun tipo di riserva, il fatto è che si tratta sì di musica contemporanea, ma che resta comunque molto
fruibile e più che mai evocativa. Per quanto sia patetico fare dei nomi ed accostare i dischi di cui parli a quelli di altri
musicisti, se potesse aiutare ad inquadrare il lavoro diciamo che dal primo momento mi ha fatto venire in mente
compositori come David Shea, alcuni lavori non seriali di Riley per il Kronos Quartet, oppure Bryars quando non
nasconde di essere un ex-jazzista e si concede alla contemporanea. Il disco è molto vario e in alcuni punti ricorda
davvero alcune cose di Shea e lo fa citando continuamente quell'approccio da compositore di colonne sonore (non a
caso Shea in parecchi dischi ringrazia Morricone, Trovaioli, - ed anche Scelsi - per averlo ispirato), visti gli
accostamenti è facile pensare che ci sia un richiamo al minimalismo, ma giusto per alcuni tipi di soluzione stilistica e di
gusto, anche perché poi di ripetizioni quasi a loop e di serialismo non c'è n'è la minima ombra. Fra i singoli suoni e gli
arrangiamenti di fiati ci sono delle chicche mica da ridere: melodia, evocazione, un minimo di accostamento alla
tradizione e qualche suono più sperimentale, tutto che fluttua in equilibrio su di un filo invisibile grazie a cui gli
EAReNOW rendono ascoltabili dei passaggi e delle tensioni stilistiche che altrove peserebbero una tonnellata. Un gran
disco che oltre a trovare casa su Wallace, Phonometak e Amirani vede la comparsata inedita della ReR Megacorp e
scusate se è poco.
La Scena
Vittorio Lannutti
Il secondo lavoro degli EareNow è a dir poco cerebrale e complesso. In questi 14 brani il trio formato da Iriondo, Cantù
e Morelli sperimenta tantissimo, lasciandosi andare ad un flusso di coscienza musicale. Il sound esplorato non ha
niente a che fare con il rock ma è pura avanguardia musicale, spesso minimale e radicalmente sperimentale. Gli
EareNow ci proiettano così nel periodo del primo dopoguerra, tant’è vero che in alcune occasioni rimbalzano alla mente
le malinconie del primo Capossela (Starting eclipse), quello appunto più legato a quelle atmosfere malinconiche e di
passaggio. Il minimalismo cui giungono i tre artisti non è poi così distante dalla rarefazione cui erano approdati i Gastr
Del Sol anche in virtù dell’apporto del clarinetto di Cantù e dell’oboe dell’ospite Roberto Mazza che vestono la musica di
un’aura classica. Il tutto, poi, sapientemente decontestualizzato da particolari legami territoriali: un libero fluire della
musica dove si intravedono suoni della mittle Europa così come mediorientali
SentireAscoltare
Stefano Pifferi
Una lametta a far da logo e una rappresentazione del cono d’ombra proiettato su terra e luna ad arricchire cover e
suggerire finalità ultime e/o ipotesi di interpretazione del progetto. Così si presenta Eclipse, l’esordio lungo di
Ear&Now, ennesimo asteroide nella galassia dell’avant-rock nostrano. Cantù, Morelli e Iriondo – loro i responsabili
principali del progetto in combutta con molti ospiti (tra cui Gianni Mimmo e Federico Cumar) – intessono 14 tracce di
difficile catalogazione nel loro muoversi dentro le musiche folk, jazz, colta, classica, rock, scavandovi a fondo un solco
a volte difficile da seguire, ma innegabilmente dotato di un fascino unico. Musica che impasta riferimenti classici col
piglio dell’avant-rock, che (con)fonde frammenti di musiche passate e fuori moda per risemantizzarle all’attualità dei
protagonisti. Un procedere ben sintetizzato dall’uso della voce (in modalità field recording del 1927!) di Rosa Corn,
ultima cantante tradizionale della Valle dei Mocheni, Trento, in Ai Möi Möi. Scavare nelle musiche non per il gusto fine
a se stesso di riesumare, bensì per ri-frequentare – in nome di un sentire comune – tempi, suoni, spazi dell’uomo e di
uno dei suoi mezzi espressivi preferiti. Vale per Eclipse ciò che si diceva per l’abbozzo omonimo su 3” che ne segnò il
vero esordio: quella di Ear&Now è musica di ricerca nella e sulla musica, della sua interazione con la realtà circostante
che con lo scandagliarne le potenzialità finisce con l’offrire – parole loro – l’altra faccia di ognuno. Non un caso che
l'album esca non solo per Wallace, Amirani e SoundMetak, ma per la prestigiosa ReR.
ImproJazz
Jean Michel Van Schouwbururg
Eclipse Ear & Now : production SoundMetak, Amirani Records, Wallace Records, ReRMegacorp. Autour d'Alberto
Morelli, Xabier Iriondo, et Paolo Cantu', jouant tour à tour guitares, orgue à bouche, électroniques , sifflets,
harmonium, orgue farfisa, rhodes piano, bendir , tablas, cloches, piffero, traitements sonores etc., se rassemblent au
gré des morceaux quelques artistes comme Gianni Mimmo, saxophoniste soprano extraordinaire, le chanteur
Stefano Stefani, le tromboniste Federico Cumar, le batteur Cristiano Calganile, ainsi qu' une archive de
gesprechgesang en dialecte du Haut - Adige, enregistrée il y a fort longtemps. Le soin apporté à l'enregistrement et à
la qualité sonore, la simplicité élégante de la musique et son goût aventureux « free- folk - post rock » font de ce
très bel objet ( pochette soignée en papier cartonné et bleuté) une fenêtre ouverte (avec succès) pour ceux qui
voudraient élargir leurs expériences d'auditeurs vers d'autres horizons que ceux des musiques « conventionnelles ».
Eclipse donne lieu à des coups d'archets et des pincements de guitares intrigants et à des pièces soignées et
élaborées avec fraîcheur. J'insiste fort sur la qualité des timbres. Xabier Iriondo, responsable milanais du label
vinylique Phono Metak (Mats Gustafsson, Zu, Damo Suzuki, Gianni Gebbia etc. au catalogue) et figure notoire de
l'underground musical italien, est aussi l'inventeur de cordophones électriques dérivés de la guitare. L'un d'eux est
intitulé Mahai Metak : on l'entend dans ce disque et on aimerait ensuite le découvrir in extenso. Les superbes
interventions de Gianni Mimmo démontrent à souhait la brillance de ce saxophoniste, exceptionnel élève de Steve
Lacy. Une belle démarche synergique de quatre labels unis dans la production d'un excellent projet au confluent de
plusieurs démarches musicales qui s'enrichissent intelligemment de leurs différences. Rien de tel pour désenclaver
les musiques alternatives et expérimentales.
Audiodrome
Giampaolo Cristofaro
Dietro una copertina che riporta lo schema di “funzionamento” di tutte le eclissi, si cela la nuova formazione in cui è
coinvolto Xabier Iriondo, questa volta in compagnia di Alberto Morelli e Paolo Cantù. Formazione di stampo
avanguardistico, gli Eclipse sono accompagnati al loro debutto da grandi dell’avant jazz italico come Gianni Mimmo e
dall’utilizzo di un field recording costituito dalla registrazione di una delle ultime interpreti tradizionali del trentino,
Rosa Corn, nata nel 1894 e “registrata” da Lottersberger a San Francisco il 27 aprile 1969. A metà strada tra
contemporanea e musicalità popolare, Ear Now fa della suggestione ricreata grazie a delicati interplay e arrangiamenti
tra il confortevole e il dissonante la marcia in più rispetto ad altri progetti analoghi. Ed il tutto è bene esemplificato già
dalla prima traccia “Ssshhsleeping”, minuscolo focolare di suoni e sensazioni ataviche, mentre la voce di Rosa Corn
emerge assolutamente coerente con le note che la sostengono in “Ai Moi Moi” e “Totenlob”. Con una danza per
pianoforte e bleeps parte l’eclissi, catalizzatrice di vita e riti più vecchi del mondo, passando per gli impasti imponenti
di clarinetto, autoharp e mahai metak (gli strumenti di Iriondo sono più numerosi dei cinesi) dell’inquietante
“Pairidaeza”. Frammenti di metallo che riflettono la luce lunare come “1000 Little Glowing Insects Will Dance In The
Garden Of Eden” e “Testa Di Serpente Velenoso” si danno il cambio sino al mix di battiti math, grandiosi slavine di
Hammond e Farfisa - con la complicità dei fiati di Gianni Mimmo e Federico Cumar - che caratterizza “Eclipse”.
Passato il centro nevralgico della danza ancestrale messa su dal terzetto, si passa a respirare i miasmi indo-terrigeni di
“Third Ear Dance” fino al ritorno a “Terra” tramite “Ritornoalleoscuremaniere”. Mezza luna in più.
Folk Bullettin
Tiziano Menduto
Per le etichette attribuite ai diversi generi musicali ho sempre provato una sorta di odio e amore: semplificano la vita
di un lettore e di un critico, dando qualcosa per scontato, ma non riescono mai a contenere il contenuto. Sono spesso
valigie sbagliate, inadatte: inventate da sensibilità lontane o portate nei discorsi musicali per semplice moda. L’unico
modo di uscire dal circolo vizioso è inventarsi etichette proprie, magari iniziando la recensione senza sapere le
etichette inventate da altri. Musica evocativa, sì, musica evocativa è la mia etichetta “personale” per questo disco che
si ascolta tutto d’un fiato. Niente di spirituale s’intende, musica evocativa per il piacere dell’ascolto senza
intellettualismi esasperanti o senza semplicismi ammiccanti. EAReNOW è un progetto a formazione aperta che nasce
dalla collaborazione tra Alberto Morelli (Dissòi Lògoi, Tangatamanu) e Xabier Iriondo (Afterhours, A Short Apnea,
Uncode Duello) a cui si è aggiunto, per questo secondo disco, Paolo Cantù e un gran numero di ospiti. Una formazione
che si arricchisce dell’incontro di sensibilità, linguaggi e provenienze musicali diverse, sensibilità che si mettono in
gioco nella forma dell'improvvisazione e che si strutturano in una partitura musicale attraverso il rapporto dinamico tra
immediatezza improvvisativa e riflessione compositiva. Potremmo giustificare la presenza su Fb di un disco come
questo - magari a mille miglia dall’ascolto abitudinario dei nostri lettori - semplicemente con il brano Totenlob. Un
brano che alle percussioni di un bendir, ai timbri di un harmonium e di un Farfisa aggiunge una registrazione sul
campo eseguita il 27 aprile 1969: una lamentazione funebre di Rosa Corn, una delle ultime informatrici sui canti
tradizionali della Valle dei Mocheni in Trentino. Ma in realtà c’è di più a giustificare (ce n’era la necessità?) questa
recensione in un giornale come Folk Bulletin. C’è una struttura evocativa, una struttura narrativa che al mondo della
tradizione non è estranea. Una narrazione che è evocazione nel momento che tesse insieme mondo onirico e realtà
quotidiana, una realtà che la scheda di presentazione del disco ricorda essere ricca di “laceranti urgenze legate al
sociale e all'ambiente”. Tre piccoli esempi di evocazioni. RitornoalleOscureManiere, che è acronimo di ROM, è un brano
che “orienta lo sguardo sull'eclisse della memoria storica rispetto al problema dell'immigrazione e della diversità”.
Testa di Serpente Velenoso dove l’eclisse è racchiusa nel titolo: il nome con cui i quadri del Partito Comunista Cinese
bollavano il Dalai Lama nel periodo recente delle manifestazioni Tibetane... Dunque un eclisse di idee di libertà, dignità
ed uguaglianza che erano alla base del pensiero socialista. Infine, in Ai Möi Möi, ancora una registrazione di Rosa Corn,
di un canto d’amore, di una lamentazione per la morte di un compagno di vita. Una lamentazione che diventa
evocativa proprio nell’incontro tra le note di EAReNOW e l'intensità emotiva di una voce che restituisce “un'immagine
di passione e affetti che non invecchia e non cede al tempo e alla morte”.
Altremusiche
Michele Coralli
Sarà la co-produzione Recommended Records, che affianca quelle di Amirani, Wallace, Phonometak (a proposito
l'unione, in tempi di crisi globale e crisi del supporto audio, sembra suggerire un inevitabile accorpamento di sforzi),
ma un certo umore da "rock in opposition" si respira in questo "Eclypse" del quasi-trio Alberto Morelli, Paolo Cantù e
Xabier Iriondo, alias Ear and Now, alla seconda pubblicazione dopo il mini-cd "Frrr" (Wallace). Se la melodia
sull'harmonium di Ssshhsleeping può evocare i profili obliqui di un Lars Holmer, le successive Ai moi moi e Totenlob
guardano all'arcaicità linguistica dei Mocheni del Trentino, il cui idioma, qui ripreso da una registrazione sul campo,
sembra provenire da qualche area dell'Asia centrale. Il fascino tribal-esoterico trasforma il suono di Ear and Now, che
si configura in effetti come organico aperto a tanti ospiti (Gianni Mimmo, il tablista Federico Sanesi, Cristian Calcagnile
e altri), in improvvisazioni dipinte su modelli timbrici di certe musiche popolari (ad esempio turca: con piffero al posto
della zurna). Approcci molto disinibiti quindi, che aprono a diversi impasti etnici totalmente ricontestualizzati in
dilatazioni ambient o para-jazzistiche (su tutti Third Ear Dance chiaro omaggio ai capofila di questo genere di
contaminazioni ovvero la "primordiale" Third Ear Band). Un'unica esplosione acid-jazz, quella della title-track Eclypse,
ma, personalmente, continuano ad essere più apprezzate le trame cameristiche del disco, quelle che sanno guardare
senza timori alla perdita di ogni orizzonte pre- e post-rock.
Sands Zine
Alfredo Rastelli
La MailSeries della Wallace è stata una serie seminale i cui frutti continuiamo a raccogliere ancora adesso a distanza di
anni dalla sua chiusura. The Shipwreck Bag Show e EAReNOW sono infatti due dei progetti che hanno esordito in
quella splendida serie e che adesso trovano piena consacrazione in un’uscita ‘regolare’ (laddove prima erano invece
stati pubblicati in cd da tre pollici). Comune ai due progetti c’è Xabier Iriondo, uno dei promotori di quella serie, che
nel primo dei cd che trattiamo adesso, The Shipwreck Bag Now, è coadiuvato dal grande Roberto Bertacchini,
batterista, e non solo, di Starfuckers prima e Sinistri poi. Parafrasando il titolo del pezzo di apertura, Iriondo e
Bertacchini danno l’idea di due naufraghi, novelli Robinson Crusoe che approdati su un’isola sperduta, e dopo lunghi
mesi di solitudine, cominciano a produrre musica primitiva, folle, scoppiata, con voci alla deriva e imprevedibili parti
strumentali. L’inizio non poteva che essere affidato ad un’antichissima spora folk, allucinata e stralunata (two castaway
tramps), che fa il paio con l’ipnotica e multiforme tuamare e la sad ballad di la verità (dalle parte dei Polvere). Sono,
queste, canzoni strambe e un po’ folli, capaci di andare lontano fino a toccarti il cuore (si ascolti a tal proposito anche il
canto blues alla luna di captain J.S. Eduard). Non mancano poi gli episodi più elettrici (la solida scoppia), con il
Bertacchini a fare un lavoro enorme alla parte ritmica e il cui tocco è sempre riconoscibile (vedi archipelago oppure tra
le nostre mani, quasi un outake degli Starfuckers), né manca un tributo all’improvvisazione (tempo, caminito sucio),
ed un finale quasi esilarante, da incorniciare (kalejira). Un disco che brucia come un piccolo capolavoro. A differenza
del dischetto di esordio, a questo secondo appuntamento, EAReNOW si presenta come un vero e proprio collettivo, con
Alberto Morelli e Xabier Iriondo ovvi punti di riferimento ma con la presenza fissa di Paolo Cantù, più la partecipazione
di altri importanti collaboratori. Anche all’epoca della prima uscita, il progetto si mostrava non facile alla
classificazione, così carico di sfumature e permeato da una forma di misticismo (o forse, meglio dire, spiritualità)
davvero molto personale. Si inizia col jazz informale di ssshhsleeping, seguito da una delicata ballad elettroacustica ai
moi moi e un'altra piece vagamente jazzata starting eclipse. Ed è proprio il jazz l’influenza predominante nel disco ma
inteso più come mood che come stile propriamente di genere. La lunga pairidaeza ne è una conferma, con dei sali-escendi
molto evocativi, ma anche i frammenti sole, luna e terra nonché la solida eclipse (con Gianni Mimmo al Sax e
Cristian Calcagnite alla batteria) ne tradiscono l’influenza. Third ear dance è un omaggio alla Third Ear Band mentre
eclipse non trascura richiami a certo rock-in-opposition. Non prendete però questi riferimenti che vi do, alla lettera,
perché lo stile della band è personalissimo ed in questo disco niente è come sembra. Ennesimo centro.
Music On Tnt
Loris Gualdi
Una elegantissima confezione nera, nobilmente ricamata da scritte argentee e disegni astronomici, sono il basamento
per una cover art cartonata, che farebbe l’invidia di Jonsi Birgisson. Ma questa volta non si tratta della genialità
islandese dei Sigur Ros, ma bensì del trio nostrano Paolo Cantù, Xabier Iriondo e Alberto Morelli, che con il loro
“Eclipse”, arrivano alla seconda straniante opera sonora, tra noise e postrock. Il lavoro proposto dalla sinergia di
Wallace records, Rermegacorp, Soundmetak e Amiranirecords, ha le fattezze di un concept album avanguardie, che,
tra musica colta e canoni free jazz, riesce a portare l’ascoltatore in un mondo parallelo, popolato dai risonanti ed
inusuali suoni di harmonium, khan, bendir e molte altre acute trovate sonore. Il disco si apre con l’introduttiva
“Ssshhleeping”, onomatopeico titolo atto a definire l’entrata oltre lo specchio, al di là del quale l’uditore riesce a
trovare l’epicentro di un caratterizzante mondo sonico, tra free soft noise e teatralizzazione delle sonorità
dell’albeggiante brano iniziale. “Eclipse” ospita in sé composizioni audaci ed impreziosite, come accade in “Ai MOi Moi”
e “Totenlob” in cui appare la voce di Rosa Corn, una delle ultime cantanti tradizionali della Valle dei Mocheni. Il
“Sprechsang” della compianta artista riesce a donare ai brani un aspetto proto religioso e pseudo mistico, attraverso
una cadenza pensosa, posata e meditativa, che anticipa “l’inizio dell’eclissi”. Tra i brani maggiormente evocativi
appaiono i nove abbondanti minuti di “Pairidaeza”, un echeggiante gioco soave di note aperte, che evolvono verso un
decrescendo popolato da blanda nerezza compositiva, tra ridondanza protettiva e un’inevitabile concezione
pantareiatica. La lunghezza della traccia cardine viene compensata dalla brevità del trittico “1000 little glowing insects
will dance in the garden of eden”, che strizza l’occhio al mondo grind, non tanto per il suo aspetto musicale ma per la
sua struttura, “Testa di serpente velenoso” e “Sole” che partecipano ad un percorso dicotomico tra angoscia e
risoluzione.Proprio questa alternanza di sentimenti sembra caratterizzare il lavoro dei Ear Now, che tra gli accenni di
freddo industrial della titletrack e le citazioni carpenteriane di “Ritornoallleoscuremaniere” offrono un disco elegante e
meno irto di ostacoli rispetto al genere che si propone di divulgare.
Improjazz
Jean Michel Van Schouwburg
Autour d’Alberto Morelli, Xabier Iriondo et Paolo Cantù, jouant tour à tour guitares, orgue à bouche, électroniques,
sifflets, harmonium, orgue farfisa, rhodes piano, bendir, tabalas, cloches, piffero, traitments sonores etc…, se
rassemblement au gré des mourceaux quelques artistes comme Gianni Mimmo, saxophoniste soprano extraordinaire,
le chanteur Stefano Stefani, le tromboniste Federico Cumar, le batteur Cristiano Calcagnile, ainsi qu’une archive de
gepreschgesang en dialecte du Haute –Adige, enregistrèe il y a fort longtemps. Le soin apporté à l’enregistrement et à
la qualitè sonore, la simplicité élégant de la musique et son gout aventureux “free folk-post rock” font de ce très bel
objet( pochette soignée en paier cartonné et bleuté) une fenetre ouverte (avec succès) pour ceux qui voudraient
élargir luer expériences d’auditeurs vers d’autres horizons que ceux des musiques “convetionnells”. Eclipse doone lieu
à des coups d’archets et des pincements de guitares intrigants et à pièces soignées et élaborées avec fraicheur.
J’insiste fort sur la qualité des timbres. Xabier Irondo, responsabile milanais di label vinylique Phono-Metak ( Mats
Gustafsson, Zu, Damo Suzuki, Gianni Gebbia etc…au catalogue) et figure notoire de l’underground musical italien, est
aussi l’inventeur de cordophones électriques dérivé de la guitare. L’un d’eux est intitulé mahai metak : on l’entend
dans ce disque et on amerait le découvrir in extenso. Les superbes interventions de Gianni Mimmo démontrent à
souhait le brillance de ce saxophoniste élève de Steve Lacy. Une belle démarche synergique de quatre labels unis dans
la production d’un excellent projet au confluent de plusieurs démarches musicales qui s’enrichissent intelligemment de
leurs différences. Rien de tel pur désenclaver les musiques alternative set expérimentales.
RockIt
Ester Apa
Uno degli incroci musicali dal gusto più sottile negli ultimi anni in Italia. La spina dorsale è a tecnica mista, quella
deviata e deviante, propensa a contaminazioni ardite (stilistiche, armoniche e timbriche), che stropiccia, sgualcisce,
glorifica sperimentazioni vicine e lontane. Gli alchimisti Alberto Morelli, Xabier Iriondo e Paolo Cantù distillano in
bizzarri alambicchi una multiforme entità sonora, fatta di elementi musicali esoterici che portano il nome di
avanguardia contemporanea, jazz, musique concrête. "Eclipse" è coacervo alieno di chitarre, rumorismi misurati con
accortezza, folk "nero" e inserti postindustrial che minacciano rapidamente la nostra testa. Con una quantità incredibile
di strumenti (organi, sax, trombone, tabla, bow vibraphone, wistle, campane tibetane, piffero e harmonium) danno
vita a lamentazioni acute, ritmiche dalle palpitazioni primitive, drumming sincopato e suoni androgini. Un mantra
ipnotico, marziale, di suspense strumentale e qualità ineccepibile.
FreeJazz
The great thing about music is that its inherent possibilities for novelty are absolutely endless. Yet rare are those who
manage to create something entirely new, perplexing the audience, wrongfooting the listener, while maintaining an
element of the listenable and the enjoyable. This album clearly falls within that category, and is beyond classification
in terms of genre or style, let's call it avant-garde for lack of a better word. EAReNOW is an Italian "band", sounding
more like a project, with varying line-ups on this record, with Alberto Morelli on hammond organ, rhodes piano,
bendir, khan, harmonium, electric bass, acoustic guitar, rolling coins on percussion, treatments, piffero, whistle,
mouth organ, bow vibraphone, tibetan bells, mouth harp, bow dotara with sympathetic strings, Paolo Cantu' on
electric guitar, clarinet, whistle, and farfisa organ, Xabier Iriondo on electric guitar, treatments, mahai metak,
autoharp, and taisho koto. These three men seem to form the nucleus of the group. They are assisted by another list
of musicians, with especially soprano saxophonist Gianni Mimmo as possibly the best known guest, next to Federico
Cumar on trombone, Roberto Mazza on oboe, Federico Sanesi on tabla, Cristian Calcagnile on drums, Stefano Stefani
on voice. The instrumentation already indicates that you're in for something special, with unusual combinations of old
and new, of the familiar with the uncanny, keeping a light touch of opening new musical horizons. One of the most
noteworthy moments of the album is the integration of a field recording from 1969 of a song by then 75-year old Rosa
Corn, one of the last traditional singers of the Valle dei Moccheni in Trento, Italy. Although the different tracks vary
quite substantially in style, ranging from folk, far eastern meditative influences, soundtrack elements, electronics,
avant-garde jazz to the days of the early Soft Machine, yet it all fits well in the overall concept, and adding a sound
sample of the music will not do it justice: it's the variation, the broad scope and focused approach of a combined
intimacy, spirituality, weirdness, lyricism and musical drive, that makes the overall effect rather unique. Impressive
result.
Nerds Attack
Emanuele Tamagnini
Sei anni dopo i venti minuti di ‘Frrr’, Xabier Iriondo riprende uno dei suoi tanti progetti di sperimentazione, qui
condivisi con Paolo Cantù e Alberto Morelli. ‘Eclipse’ è un lavoro affascinante nella sua inevitabile difficoltà d’approccio
(almeno iniziale). EAReNOW significa traduzione d’avanguardia pura. Schemi, scenari e orizzonti che riportano ai
salotti culturali di un tempo, dipinti di un bianco e nero che non c’è più. Ma anche perizia tecnica, ricerca, dilatazioni di
matrice post rock, fin dentro i meandri della più alta concezione sonora. E’ musica colta, certo, ma non erudita e
fintamente dotta. E’ musica totale. Letterata.