NOGURU
"milano original soundtrack"
Bagana Records
14 tracks
46' 13"
2010
CD
sentire ascoltare
fabrizio zampighi
Psicopatologia della metropoli. Quasi si trattasse di un Mingus periodo Pithecanthropus Erectus con il suo jazz selvaggio e rumoroso, (in)civilizzato e legato indissolubilmente ai suoni della città. Solo che qui si parla il linguaggio delle chitarre elettriche, tra Contortions e Dead Kennedys, sax sguinzagliati in stile ZU e schegge punk, fuori dalla New York di fine Cinquanta e dentro l'attualità alla cocaina del capoluogo lombardo. Anche se poi una New York spunta davvero in Milano Original Soundtrack: quella no wave. Con tanto di sprazzi free, tempi dispari, scambi incandescenti tra elettriche e batteria vergati da musicisti come il borderline per scelta/sperimentatore per attitudine Xabier iriondo. Quest’ultimo colto a incrociare le armi con il quartetto Scaglia-Marcheschi-Talia-Briegel, un gruppo di lavoro che ai vecchi fan dei Ritmo Tribale dovrebbe come minimo far saltare le coronarie. Tornano i Novanta. E se in Neve sembra di stare ai tempi dell'Edda capellone, in Amore mutuo fa capolino un disco come Germi mentre in generale si respira un senso di déjà vu controllato e quasi inevitabile. Un'approccio che è marchio registrato di questa generazione di musicisti, tanto da apparire credibile oltre ogni previsione nell'unione instabile col nichilismo newyorkese e talvolta persino capace di rinnovarsi (come nel caso della fusion strumentale di Perle ai Porci o nei rimbalzi spigolosi del singolo Fuoco ai pescecani).Insomma alla fine di ritorno si tratta. Ma degno e sensato.
blow up
stefano isidoro bianchi
Stefano "Edda" Rampoldi è tornato l'anno scorso e adesso tocca ai NoGuRu, vale a dire gli ex Ritmo Tribale Andrea Scaglia (voce e chitarra), Alex Marcheschi (batteria) e Briegel (basso) con Xabier Iriondo (chitarra), formazione completata dai contributi dell'ultimo ex Ritmo Tribale Luca Talia Accardi a tastiere e campionatore e di Bruno Romani dei Detonazione al sax e al flauto traverso. Il rock dei NoGuRu è abbastanza deiverso da come ricordavo i Ritmo Tribale, più complesso e stratificato sia nel suono, complicato nell'uso delle chitarre (Ieri è un altro giorno) e dagli inserti free di sax (Fuoco ai pescecani, Non mi passa), che nella voce, oggi è più introversa e, a tratti, quasi astiosa. Ne esce fuori un bel mix "avant" di hard scheletrico e garage-punk (le ottime Cammino con le mani e Mare divano, con citazione-omaggio a Love Will Tear Us Apart dei Joy Division) con buona attenzione alla riuscita melodica (Neve, Il deserto degli dei, Bassa fedeltà, la cover di Complication dei Killing Joke) ma senza mai essere ossessionato. Gli Afterhours migliori sono dietro l'angolo (il ritorno di Iriondo su climi più squisitamente rock si fa sentire) ma la cosa non si esaurisce certamente qui perchè è anche la presenza di Romani a influire molto e più che positivamente. Improvvisamente mi rendo conto che di questi nuovi Ritmo Tribale c'era bisogno già prima che uscisse il disco, che ancora non è perfetto ma è già molto promettente.
gli osservatori esterni
Un disco necessario, quanto un brandello di cielo a Milano
Vivete in città e la vostra vita fa schifo? Questo disco vi darà una mano. Qui è Milano che parla. La metropoli che disorienta, strappa l’aria, i sogni, le impressioni. Altro che Milano da bere, altro che settimana della moda. Rimbalzando tra cibi surgelati e stanze vista muro pagate a stenti, con una maglia a coprirvi le spalle e la televisione accesa sempre. Anche per l’amore vi serve un mutuo. E i capelli imbiancano. “È la fine che non si vede” si canta, e se non si vede è perché ormai ci si è ficcata dentro. “La Vita Agra” di Bianciardi, “La Vita Grigia” dei Diaframma. Questo. Uno smarrimento inevitabile, persi tra ansie-semafori-claxon e sacchetti della spesa. Senza più un volto. Volto dentro ri-volto, a scrutare insinuarsi la fine. Quando la fine ci cova dentro. È qui che Milano partorisce ancora. Partorisce un disco necessario e rivolto al cielo. Claustrofobico ma rivolto al cielo, a quel brandello di cielo che il cemento non è riuscito a oscurare. “Ritornare non è Possibile” si canta in “Fuoco ai Pescecani”, primo singolo estratto da "Milano Original Soundtrack", disco d’esordio del progetto milanese NoGuRu. Un esordio-ritorno. A dar vita a NoGuRu ci pensano infatti gli ex Ritmo Tribale Scaglia, Marcheschi e Briegel; assieme con Xabier Iriondo, storico chitarrista di quegli Afterhours tempi d’oro che hanno fatto scuola nel rock alternativo italiano. Il tutto con la collaborazione di Talia (campionatori e tastiere) anche lui ex Ritmo Tribale, e di Bruno Romani (sax, flauto traverso) ex Detonazione.
Gente che ha tenuto a battezzo il rock nostrano con le proprie mani. E fidatevi, si sente. Venti secondi di un “intro” a metà tra la sigla di un quiz televisivo e il tendone di un circo e si parte. “Ieri è un altro giorno” è puro furore post-punk; i Fluxus scontrati col Teatro degli Orrori in autostrada, tanto per non sconfinare. È la parola “Resurrezione” ad aprire il disco, e non è lì a caso. “Fuoco ai Pescecani” ci trasporta su ”una canoa che scivola”, attirata dal nulla-corrente come “il ferro con la calamita”. Ho la pelle come un’oca nostalgica. Trascinante. “Tempo” è malinconia pura, tra “chorus” e ricordi di padri che affiorano. Straziante. “Divano Vista Mare” varrebbe una menzione speciale solo per il titolo, e per la fusione al culmine con “Love Will Tear Us Apart” dei Joy Division. “Complicato” proviene direttamente da Killing Joke anno 1980. E poi “Amore Mutuo”, “Neve”, e “Bassa Fedeltà”, a chiudere l’album così, senza soluzioni né sentenze, con un “Ho bisogno di sapere perché”.
Risorgere per porsi domande e non trovare risposte. Saranno andate a puttane anche le risposte, tanto ormai ci vanno tutti.
Un disco di rock italiano come non si sentiva da tempo. Suona come suonerebbero gli anni novanta oggi, se la scena musicale non fosse andata in cancrena. Ritmiche pulsanti, chitarre stridenti e saxofoni schizofrenici danno la forma. Per la sostanza ci pensa Milano, madre assoluta di questa perdita/assenza di sostanza. Non è un disco per risollevarvi dal torpore e dalla noia. O forse sì. Ma se lo farà, lo farà spingendovi sempre più in basso, col culo a terra. Toccare il fondo per poi risalire. Non c’è altro da fare. Benvenuto tra noi NoGuRu, e restaci più che puoi. Buona fortuna.
outune.net
paolo sisa
Cosa succede quando i germi di Xabier Iriondo, storico chitarrista della golden age degli Afterhours infettano la ben celata tana dove i Ritmo Tribale si godevano un meritato letargo? Resurrezione. Vede la luce "Milano Original Soundtrack", debutto dei No Guru e figlio dell'irriverente follia delle nostre metropoli fatte di semafori sempre più rossi e di treni puntualmente in ritardo.
Registrato in presa diretta, claustrofobico nei suoni, assillante nelle ritmiche, ossessivo nei testi, l'album inscena la Milano di oggi, presentandosi come legittimo discendente della Seattle dei novanta e della no-wave new yorkese dei '70s.
Quattordici piccoli soldati che riconoscono i propri condottieri in "Fuoco ai Pescecani" (primo singolo di cui è già in rotazione il videoclip) ed "Amore Mutuo", riuscito episodio di transizione con il passato più tribale. "Tempo" è una piccola gemma che per due minuti porta l'ascoltatore lontano dai clacson e dalle urla caotiche delle tangenziali, catapultandolo in una tre corsie affollata di e rimpianti perduti.
In "Mare divano" c'è spazio per una fugace citazione dei Joy Division, ed un omaggio vero e proprio è "Complicato", cover della nota "Complication" dei Killing Joke.
Ogni brano è un costante richiamo alle dissonanze del caotico traffico "smoggoso", sebbene non mostri nulla di dissonante nel risultato finale, perchè "Milano Original Soundtrack" è definitivamente un disco da avere. E forse non serve aggiungere altro.
Il rock italiano ha trovato, nel tribale vecchio ritmo, la sua nuova colonna sonora originale.
enzo curelli
Ci eravamo lasciati undici anni fa alle Bahamas, con l'oceano che a volte dorme e con la paura della nuova società del duemila e ci ritroviamo qui in mezzo ad una tangenziale congestionata dal traffico a festeggiare questa prima decade del nuovo secolo in mezzo a luci, ombre e rumori molesti, irreali silenzi mattutini e illusorie e tentatrici luci al neon accese al primo buio serale. E' valsa la pena aspettare perchè questo disco si riprende in mano, in un solo colpo, la migliore scena rock musicale che negli anni novanta ha infestato lo stivale. Come diversamente aspettarsi da quattro membri dei Ritmo Tribale (Scaglia, voce e chitarra, Briegel al basso, Marcheschi alla batteria e Talia alle tastiere) più Xabier Iriondo, chitarra dei primi e inarrivabili Afterhours e con la presenza del sax impazzito e disturbante di Bruno Romani ex componente dei friulani Detonazione . Un ponte ideale tra la vecchia guardia, con un occhio puntato alla New York di fine anni settanta e alla new wave dei primi ottanta e i nuovi italiani che avanzano, mi vengono in mente Zu e Il Teatro degli Orrori.
Ci vuole coraggio a reinventarsi e rimettersi in gioco con nuove idee, nuovi suoni e nuovo nome, NO GURU, quando il tuo passato è marchiato sotto un monicker indelebile come Ritmo Tribale. Ci avevano già provato con il loro ultimo disco Bahamas del 1999, a cambiare coordinate, ma se allora i suoni erano liquidi e fluidi con forte venature di elettronica e accenti progressive, questa volta ci si trova schiavi e inglobati dentro ad un vortice sonoro fatto di chitarre taglienti con i "germi" del professor Xabier Iriondo sparsi lungo tutte le tracce, semi industriali, sax noise che vagano creando quel caos allucinante da coda delle ore sei in tangenziale ovest a Milano.
Milano Original Soundtrack nasce in una città che fa da base per ogni singolo brano, la bellezza del viverci che può diventare stress, paranoia, soffocamento, con la musica come grande e unica via di fuga.
Alienazione che nasce nel guardare al passato, agli sbagli fatti senza sapere il domani che ci attende in Ieri è un altro giorno, traccia post punk messa in apertura tanto per inquadrare il discorso.
Vivere oggi, vuol dire anche provare a fare i conti con un sentimento come l'amore, Amore mutuo, bilanciare la frenesia del vivere quotidiano con un sentimento che per quanto nominato e tirato in causa continuamente, rimane ancora troppo sconosciuto, rischiando molto spesso di perdere occasioni (...Quanto devo e quanto do...Amore mutuo...La tua punizione ..C'è un buco nel mio polmone ...ma non si placa...) e finendo ancora più spesso per pagare scotto.
Ossessione, tensione e urgenza è palpabile in Non si passa (Malattia mentale la sento che cresce e non lo faccio vedere temo la comunità della vita matrimoniale) e nei ganci indirizzati alla new wave più oscura degli anni ottanta. La quasi industriale Cammino con le mani, sicuramente un successo nei prossimi live e canzone simbolo del progetto No Guru, la splendida cover di Complications dei Killing Joke, per l'occasione riscritta da Scaglia che diventa Complicato e la citazione dei Joy Division in Mare Divano, sax, chitarre e ricordi da uccidere, non sono certamente casuali. Angosce, cercate e subite. Il primo singolo Fuoco ai pescecani, accompagnato da un originale video è un buon lasciapassare che ti penetra piano piano la mente e il cuore.
Lo sballo "bianco" preferito della metropoli Milano nel quasi funk di Neve(...una spirale bianca è entrata dentro la mia testa e mescola tutto in un'unica enorme minestra...), il divertissement strumentale di Perle ai porci che ci proietta in atmosfere care a certi b-movies italiani anni settanta che tanto piacerebbero ai Calibro 35.
E se Il deserto degli dei (...ho una bomba nel cuore e i piedi sul ghiaccio...), mi riporta in mente gli ultimi Ritmo Tribale senza Edda, la finale Bassa fedeltà è un bell'esperimento che può candidarsi ad essere una canzone beat degli anni duemila.
Un disco che non ama catalogazioni, che fugge in tutte le direzioni ma che arriva là dove si è prefissato di arrivare, non facile, non commerciale ma che alla fine arriva anche con la difficoltà dei suoi cambi di tempo dispari, le sue divagazioni quasi jazzistiche, le sue citazioni, i suoi rimandi e i suoi testi per nulla scontati e banali.
Dopo Edda l'anno scorso e i No guru di quest'anno, la famiglia tribale si è riunita e ha dimostrato la forza che la vecchia guardia può ancora sprigionare. Il leone, a fine disco, può continuare a ruggire, fiero.