UNCODE DUELLO
Ex Aequo

wallace 80
12 tracks
43"
2007
CD digipack

mp3 : Traidor Cobarde Asesino

Blow Up
Massimiliano Busti
Il suono di Paolo cantù e Xabier Iriondo, disseminato in questi ultimi anni in una moltitudine di collaborazioni e progetti satellitari, si riaccorpa in questa creatura minacciosa chiamata "ex Aequo", nuovo album firmato Uncode Duello. La miriade di schegge generate dalle tante improvvisazioni documentate dalla Mail Series della Fallace sembrano quasi ricongiungersi nel corpo deforme di un rock che abbaglia per intensità e vigore. L'apporto alla voce di Federico Ciappini dei Six Minute War Madness fa esplodere il duo con incontrollata aggressività negli episodi che emblematicamente aprono e chiudono il disco (l'urlo di Le Cose Più Importanti e il delirio Herzogiano di Don Lope De Aguirre), mentre abbondano paesaggi in cui la ritmica si sovrappone al tessuto sonoro con cieco furore (la saturazione, forse memore della collaborazione con il Gorge Trio di Asilo(cappabianca)). La sequenza composta da Contronatura, Wir Sind Ein Opernbau e Traidor, Cobarde, Asesino, spicca per originalità grazie all'evocativo uso dei nastri, riuscendo così ad ampliare il contenuto dell'album con una serie di elementi narrativi di notevole fascino e suggestione. A tratti la struttura si dilata, specie in alcuni passaggi in cui improvvisazione e composizione sembrano compenetrarsi (The Great Crane, Dentro al Muro) ma l'impressione generale è quella di una presa alla gola che diviene sempre più forte man mano che si procede nell'ascolto.

Chain DLK
Andrea Ferraris
Second chapter for the Uncode Duello saga an for those who don't know 'em this' the follow up of the dearly missed A Short Apnea. With their second coming, Uncode Duello give the impression they want to put it clear that: yes, they're ex A Short Apnea but also much more into rock and yes a solid kraut-rock background beats underneath and they're more and more into live action. This' live factor kicks much more than ever in the composition of this second album and if you're into their rock action take for granted this new episode is full of it. Great recording but read: two on two members of the band are sound engineers and everything is where it belongs above all dynamics (which is essential in the economy of their sound). Sure, you have all of those trippy krautesque/psych parts you can smoke your joints with but be it the guest drummer they invited on this episode, be it the loud recording but it sounds more focussed on explosive/aggressive tracks. I still have an hard time with some of the spoken parts a la Massimo Volume, but guitar-wise there's a good amount of that riffery rock fans can't live without. This cd is more disconnected and less aggressive than their label mates Bron Y Aur that I suggsst you if you think this record is cool. Seventies flavour is again there but they've gotten sharper than before which gives it all a post-Skin Graft feel and to me that's just a good sign. I like their debut album but I think this one is much better above all where it hits the target. If you were in their first one I think you won't be disappointed.

Artists and Bands
Paolo Marchegiani
Il nuovo lavoro di Paolo Cantù e Xabier Iriondo, Ex Æquo rientra nel progetto Uncode Duello, sviluppato questa volta con numerose partecipazioni autorevoli. I due musicisti rappresentano una realtà musicale robustamente consolidatasi nell'alveo musicale italiano soprattutto attraverso le numerose collaborazioni ai progetti che li hanno maggiormente segnalati alla critica: con A Short Apnea, Tasaday, Afterhours, Six Minute War Madness, Four Gardens in One per menzionarne alcuni. Il loro nuovo lavoro rappresenta in buona sostanza la sintesi di un connubio musicale che perdura da oltre un decennio e che li ha condotti a confondere e a sposare tutti gli itinerari musicali sviluppati nell'arco di questo non indifferente periodo. Uncode Duello è un cammino articolato, sviluppato in una larga regione che per parte ricomprende nei suoi confini le soluzioni elaborate da A Short Apnea, si tratta di un percorso accidentato in una sorta di terra di nessuno nella quale il rock senza vincoli e l'improvvisazione più spericolata dominano la scena anche se non mancano le digressioni nelle atmosfere più care al noisy rock. 'impressione che si ricava è quella di assoluta eccellenza del duo sempre più rodato, elemento questo molto presente ai conoscitori delle loro performances dal vivo nelle quali rifulge incontrastata l'enorme capacità tecnica e la confidenza nella gestione dei suoni; proprio la ricerca sonora appare eccezionalmente trascinante ed attraversa interamente l'animo dell'ascoltatore. Nell'ascolto di Ex Æquo si avverte il carattere deflagrante delle sonorità, una gamma amplissima nello spettro dei colori musicali che si irradiano attraverso l'impulsività, a tratti irrefrenabile, dei pezzi nonchè la profondità di vere e proprie dilatazioni in ampie evoluzioni strumentali.n qualche modo le abbondanti integrazioni con voci, fiati e campionatori elettronici hanno orientato le scelte dei due musicisti verso soluzioni alternative nel mixaggio e negli arrangiamenti che solo in parte ricalcano le direttrici percorse da A Short Apnea, se possibile le perfezionano.

Nerds Attcak
Emanuele Tamagnini
Il secondo capitolo dell'ancor giovane storia degli Uncode Duello - depositari della quale dal 2004 sono Paolo Cantù e Xabier Iriondo - è un dardo avvelenato che colpisce e devasta proprietà sensoriali e neurotiche. "Ex Æquo" fa star male. Disturba e scuote. Ferisce e lascia senza respiro. Destruttura i canoni musicali prendendo per le corna l'anima del diavolo. Che agisce tra le esperienze passate e recenti (A Short Apnea, Six Minute War Madness, Polvere, Tasaday) di due musicisti che hanno da tempo trovato la porta d'accesso ai loro personali orizzonti artistici. Una pioggia di angoli appuntiti e urla disperate. Tra la selva conturbante e quasi mai opprimente di una gamma di strumenti immersi nella desuetudine e che fungono da chiara ricerca sonora. Si pensi inoltre all'utilizzo, non contemporaneo, di quattro batteristi senza dimenticare l'apporto fondamentale della voce di Federico Ciappini (Six Minute War Madness). "Ex Æquo" è aggressività primordiale, improvvisazione senza registro apparente, sperimentazione dai tratti somatici cosmici, sentiero sconosciuto attraversato da una saettante folgore elettrica che unisce (apparentemente) alcuni episodi cardine del lavoro. Tre anni dopo l'omonimo debutto il progetto Uncode Duello sembra più vivo che mai. Efficace misuratore del malessere. Il nostro.

Sands Zine
Alfredo Rastelli
Un sussulto. Questa è stata la mia reazione all’ascolto dell’iniziale Le cose più importanti: la voce in grande spolvero di Federico Ciappini e l’ombra dei Six Minute War Madness che prende prepotentemente corpo. Che gli Uncode Duello abbiano, già col precedente disco, riallacciato i rapporti con questa progetto, era chiaro; adesso c’è la piena conferma. Come più volte detto alla base degli Uncode Duello c’è un substrato che fa riferimento sia alle passate esperienze dei titolari del marchio in questione (che ripetiamo per chi ancora non lo sapesse, sono Paolo Cantù e Xabier Iriondo) sia di alcune influenze imprescindibili per tutti, che vanno dagli You Fantastic! (Asilo (sappablanca)) a Us Maple (I piaceri del mezzofondo) e This Heat (B & The Wheel) passando per il kraut-rock e la new wave. Influenze queste, tra l’altro, già abbondantemente digerite e metabolizzate nelle loro precedenti esperienze con i già citati Six Minute War Madness, A Short Apnea e Tasaday. Così, senza abbandonare il lato più sperimentale e free di cui i due sono alfieri da tempo (Wir sind ein opernbau, Lost r 16 p.m., Bla nkg en erathion o la bellissima Dentro al muro con la batteria di Roberto Bertacchini dei Sinistri), gli Uncode Duello si presentano anche con vere e proprie composizioni. Ho sempre pensato che il futuro di certe evoluzioni dell’improvvisazione o di certa sperimentazione, debba prima o poi fare i conti con un ritorno ad una forma se vogliamo anche irregolare ed imperfetta, di canzone. Questo processo, cioè di chiudere le improvvisazioni in un corpo definito come quello della ‘canzone’, era peraltro già iniziato con il precedente disco di Uncode Duello ma in alcune tracce di “Ex Æquo”, e cioè Le cose più importanti, I piaceri del mezzofondo, Don Lope de Aguirre, Traidor, codarde, asesino e Contronatura (le prime tre con la voce di Ciappini e sempre con quei richiami ai SMWM di cui sopra), trovano uno sviluppo ulteriore e una via definitiva. In questo senso un utilizzo a tempo pieno di un cantante (e chiaramente si spera in Federico Ciappini) è veramente augurabile in futuro. Grandi.

Il Mucchio Selvaggio
Fabio Massimo Arati
Se la musica contemporanea è frutto della semplificazione, della riduzione ai minimi termini di pompose strutture e melodie tramandate per secoli, non è detto che sia anche immediata e fruibile soltanto in virtù di una linearità sintattica e di una scarnificazione del suono. Anzi spesso scade nel concettuale, nel puro intellettualismo, divenendo appannaggio esclusivo di uditori accademici o di fanatici dell'elitarismo underground. Negli ultimi tempi Xabier Iriondo – con i suoi innumerevoli progetti dai nomi astrusi – ha spesso rischiato di oltrepassare i limiti della piacevole fruibilità. Già il primo omonimo album degli Uncode Duello, che ormai risale a due anni fa, palesava tendenze affatto dottrinali. In realtà tanto Xabier quanto Paolo Cantù – che al pari disputa questo "duello senza codici" – la sanno lunga anche in fatto di spontaneità ed immediatezza, vantando entrambi invidiabili trascorsi rockettari. Infatti, proprio quando emerge l'anima più schietta e genuina dei due, il discorso diventa più interessante. Perché la lotta tra sperimentazione e standard elettrico, tra improvvisazione e impulsività hard core, tra minimalismo strutturale e romantico sentimentalismo non deve mai decretare né vinti né vincitori. "Ex æquo" dunque, nel nome di una tenace e stoica ricerca dell'equilibrio perfetto, alla cui buona riuscita contribuiscono altri amici e compagni di palco quali Roberto Bertacchini (Sinistri), Claudia De Simone (Agatha) e Federico Ciappini (Six Minute War Madness).

Freak Out
Vittorio Lannutti
Di nuovo insieme Paolo Cantù e Xabier Iriondo, questa volta per dare il seguito al loro strampalato progetto Uncode Duello. Per questa seconda pubblicazione il duo, che continua ad avere diversi ospiti, tra i quali l’ex voce dei Six Minute War Madness, Federico Ciappini, preferisce concentrarsi molto di più sulle chitarre, rispetto all'esordio di due anni fa. Molti gli intrecci delle sei corde ed ovviamente tante le fasi sperimentali di Ex aequo. Se nel precedente lavoro c'era un omaggio a Tom Waits, in questo Cantù ed Iriondo, fanno un percorso a ritroso, preferendo i richiami al blues malato e deviato di Captain Beefheart (Traidor, codarde, asesino e The great cranE). Un lavoro che sembra diviso in due parti in quanto se nei primi brani, a parte l'iniziale hardcore esistenziale, con Ciappini alla voce, de Le cose importanti, le chitarre sono pù¹ marcate e a volte addirittura nervose (Contronatura) - e i vari noises sono maggiormente sovrapposti (B & the wheel)-, nella seconda parte del cd, invece, siamo di fronte a brani suonati in maniera più rarefatta, se non addirittura più puliti (Lost R 16 P.M.), a parte le minutaglie sonore di Dentro al muro. La finale Don Lope de Aguirre, invece, merita un discorso a parte, con quelle chitarre taglienti e secche che si intrecciano e si rincorrono e con quella base di free jazz, su cui Ciappini più che cantare, quasi recita. Il rock ha pIù¹ di cinquantanni, ma sono questi cd che alimentano la speranza in un'altra innovazione musicale.

SentireAscoltare
Stefano Pifferi
Disco di un duo che però è una moltitudine. Non solo numericamente, dato che alla premiata ditta di Cantù e Iriondo, si aggiungono uno stuolo di amici e collaboratori. I batteristi innanzitutto: a Lucio Sagone e Christian Calcagnile, già presenti nell’omonimo esordio, si sono aggiunti Claudia De Simone di Aghata e il sinistro Bertacchini, con il quale Iriondo ha firmato l’ultimo volume della MailSeries della Wallace. Ma da segnalare è un ospite in particolare, Federico Ciappini, cantante di Six Minute War Madness che presta la sua voce in tre pezzi tra cui l’iniziale Le cose più importanti. Sì, perché appena il disco parte non sembra di essere di fronte ad un albo del duo, ma a qualcosa di altro. Sembrano scorrere in pochi minuti (in quei pochi secondi di stupore iniziale) gli ultimi 10, forse 15 anni di rock alternativo italiano. Dentro ci sono ovviamente SMWM e l’idea di una via italiana al rock internazionale, ma anche i Massimo Volume più grezzi del periodo pre-Stanze, gli Afterhours esterofili e mille altre cose ancora. Un attacco emotivamente da 30 e lode. Non c’è però solo spazio per i sentimenti come la nostalgia. Il disco vive di vita propria fra rock songs compiute e sprazzi di impro; della prima categoria fanno parte pezzi come la citata le cose più importanti, I piaceri del mezzofondo (Giò dei La Crus che canta su un pezzo out-rock degli Starfuckers?) o la conclusiva Don Lope De Aguirre, dall’andatura claudicante simil Madrigali Magri / El Muniria prima della catarsi finale. Sul versante meno convenzionalmente rock trovano spazio le deflagrazioni represse di Contronatura, le frasi musicali autistiche di Traidor, Cobarde, Asesino, la fattanza indianeggiante di Wir Sind Ein Opernbau o nelle sospensioni di Dentro al muro. Sia chiaro, la divisione tra le due anime non è così netta e tende spesso alla compenetrazione come succede nell’afasica cavalcata ritmica di The Great Crane. Ottimo poi l’uso dei nastri preregistrati che dona un tocco cinematografico alle atmosfere sospese del duo + molti. Come se la lotta tra i due pupi in copertina, quello più compiutamente rock e quello impro-destrutturato, si fosse risolta in un Ex Æquo che rappresenta una sorta di ideale summa del lavoro svolto sul corpo morto del rock italico dalla frantumazione di A Short Apnea nei mille progetti odierni.

Komakino
Paolo Miceli
Paolo Cantù e Xabier Iriondo si ritrovano per un secondo capitolo dopo il s/t del 2005 ( leggi passata komarecensio), passando dalle precedenti serie di tensioni free-jazz ad un disco piuttosto tantrico e drogato, atipico ma con esplosioni kraut (mi vengono in mente i Kroko): insomma, il sound suicida che fa da bandiera a casa Wallace, quello sapientemente ragionato nelle sinistre angolature per suite da quarantena. Federico Ciappini (Six Minute War Madness) bisbiglia maligno in qlc traccia, mentre i due puppi in copertina battagliano con un mezzo messaggio subliminale di satira patriota, - nel frattempo Cantù e Iriondo riescono a far risuonare e vibrare con scienza tutto quanto nasconda un suono, - oppure praticano l'autoipnosi nell'acustica brillante Wir Sind Ein Opernbau - come su Lost R 16 pm - o viaggiano nell'ottimo jazz spezzato dei fiati di Dentro al Muro. Sarei curioso di vederLi/sentirLi dal vivo, - di sicuro però vorrei star seduto ad un tavolo con qualcosa da bere, - anche un té fumante va benone

Paolo Cantù e Xabier Iriondo one more time together for a second chapter following s/t release of 2005 ( read past komareview ), - coming from previous series of free-jazz voltage to a new album somewhat tantric and stoned, untypical altough with kraut explosions (let me cite Kroko): i mean, it's the suicidal well-known sound of Wallace rec - that one wisely well-grounded in its sinister slants - perfect for a quarantine room. Federico Ciappini (formerly from Six Minute War Madness) evil whispers over a couple of tracks while on the album cover two sicilian puppets are into a fight, in the middle of a subliminal nationalistic satire, - in the meanwhile Cantù and Iriondo are able to take-out sound of everything They touch - or experience the self-hypnosis through the bright acoustic Wir Sind Ein Opernbau - as well over Lost R 16 pm - else travelling along the excellent broken jazz Dentro al Muro enriched with the winds. I'd be very curious to see Them performing live, - altough of course i'd need to sit and drink something, even a cup of steaming tea

Rock It
Massimiliano Osini
La partenza è al fulmicotone. La batteria sfrenata, il basso compresso, la chitarra metallica e una voce in sovratono scorrazzano liberti e forti come da tanto non mi capitava di sentire. E' "Le cose più importanti", un pezzo di neanche due minuti che lascia un segno profondo, giusto per far capire a cosa si va incontro. In realtà il resto del disco ha poco da spartire con questa traccia nel senso che percorre tante e diverse strade senza ritornare mai sui propri passi. Del resto, Paolo Cantù e Xabier Iriondo hanno sempre dimostrato un discreto eclettismo in tutte le loro esperienze musicali, tanto più con questo loro ultimo progetto, per il quale si sono avvalsi della collaborazione di una mezza dozzina di musicisti diversi. Più che un semplice album, "Ex Aequo" assomiglia a una sorta di viaggio tra i generi e le culture musicali. Il punto di partenza è di certo il post-rock misto jazz di fine anni '90 (quello di Storm and Stress, per intenderci), ma ogni traccia è incentrata su inflessioni estremamente distanti da questo retroterra. "Wir Sind Ein Opembau" ad esempio miscela strumenti a corda orientali con reperti vocali in lingua tedesca. In "B and the Wheel" fanno capolino una serie di reperti concreti che si sovappongono in modo molto soffuso, tanto da sconfinare nella musica ambient. All'elettronica di ricerca guarda invece "Bla", fondamentalmente una jam improvvisata con strumenti impropri. In chiusura si ritorna alle inflessioni tipiche del (noise-)rock, un po' per le chitarre distorte, un po' per la voce di Federico Ciappini, un ottimo esempio di come si possa riuscire a coniugare Massimo Volume e CCCP senza risultare banali. Come dire: tradizione e innovazione. Oppure, meglio, innovazione nella tradizione, un po' lo spirito del tutto il disco.

Velvet Goldmine
Andrea Facchinetti
Xabieri Iriondo e Paolo Cantù non sono mai stati da soli, e mai lo saranno; gli A Short Apnea si sono allungati e spezzati verso tante direzioni in altrettanti pezzettini, restando però molto coerenti con il loro nucleo iniziale. Oltre al duo ed ai componenti già inseriti nel primo disco omonimo del 2004, si aggiungono altri batteristi come Claudia De Simone (Aghata) e Roberto Bertacchini (Sinistri); ma è la voce che riscuote gli animi come i Massimo Volume esordienti ("Le Cose Più Importanti"), ed è quella di Federico Ciappini cantante dei Six Minute War Madness. L'inizio del combattimento e l'arrivo finale ("Don Lope de Aguirre"), si chiudono come un cerchio perfetto conla declamazione; all'interno la sezione ritmica si fa sentire ("Asilo - Cappabianca") mentre l'uso dei nastri stuzzica il palato in modo sopraffino ("Contronatura", "Traidor, Cobarde, Asesino") prima dell'impro costruito di "Dentro al Muro". Tra U.S.Maple e A Short Apnea, bagnati dai SMWM e tanta, ma tanta voglia di spaziare. Una conferma di un progetto che, con originalità e passione può arrivare ancora più in alto; il titolo, battaglie a parte, deve incitare il duo(multiplo) ad arrivare al primo gradino.

Mescalina
Christian Verzelletti
Continua la sfida degli Uncode Duello: i due soldatini in armatura che vedete affrontarsi sulla copertina di “Ex Æquo” potrebbero essere i titolari del progetto, Paolo Cantù e Xabier Iriondo, oppure i diversi concetti di musica che questi musicisti pongono uno di fronte all’altro, il rumorismo vs il minimalismo, il rock vs. l’improvvisazione, l’hardcore vs. il free e via dicendo. Si comincia con un urlo, una sorta di grido di battaglia che fa da manifesto alle intenzioni del duo: “Le cose più importanti” è un apripista come non ce ne sono molti nel cosiddetto rock alternativo italiano. Le rullate della batteria e gli spigoli della chitarra gettano insieme alla voce di Federico Ciappini un ponte neanche tanto ideale tra gli Afterhours che furono (ahimè) e i disciolti Six Minute War Madness. Se nel precedente disco omonimo gli Uncode Duello intendevano proseguire il cammino sonoro rimasto interrotto con A Short Apnea, con Six Minute War Madness e con gli stessi Afterhours (in cui Paolo Cantù ha militato per dieci anni), ora è ancora più evidente la direzione di una ricerca volta a raggiungere territori che l’underground italiano per comodità sta sempre più abbandonando (soprattutto ora che i Massimo Volume sono defunti e che gli El Muniria sono ancora nel limbo). Gli Uncode Duello osano scendere in zone per così dire off limits in cui la canzone viene fatta a pezzi, ridotta a brandelli di composizione e improvvisazione: la loro è un’attitudine oltranzista che può risultare claustrofobica per chi cerca un ascolto immediato, ma che però è strettamente necessaria se alla musica si chiede di percorre vie più impervie (quelle dell’arte?). Il resto del disco infatti non ha lo stesso impatto della traccia iniziale: i brani più formati rimangono quelli in cui interviene la voce di Federico Ciappini, ma anche qui arrangiamenti e nastri compiono azioni di disturbo che generano attriti (“tutti gli uomini sono in un certo senso in contrasto con la natura”). La presenza degli ospiti è più nutrita: a Cristian Calcagnile e Lucio Sagone (già nel cd precedente) si aggiungono Claudia De Simone e Roberto Bertacchini. Anche la schiera di strumenti adottati da Cantù e Iriondo si è fatta più folta: chitarre elettriche, baritone, table, organo, piano, clarinetto, nastri, kalimba ed elettronica. Tutto questo aumenta il numero delle voci, dei suoni e dei rumori in un quadro in cui ci sono sempre almeno due piani opposti-sovrapposti: ciò è evidente in “The great crane” in cui clarinetto e chitarre/batteria cercano di comunicare usando due lingue diverse.
Tra reiterazioni sotterranee e deviazioni che prorompono dure si va “scivolando lentamente nella tenebra alla deriva”: quello degli Uncode Duello è un viaggio non semplice da seguire, ancora meno da ascoltare, quasi conradiano nel suo dare forma allo stridente caos attuale.

Dagheisha
Roberto Michieletto
L’avvio è decisamente rilevante; infatti ‘Le Cose Più Importanti’, brano con cui si apre ‘Ex Æquo’, è vivo e intenso per interpretazione musicale/vocale e partecipazione emotiva indotta, e si materializza in un lancinante rock disperato. Ma anche la prosecuzione, da identificarsi con la successiva ‘Asilo (Cappabianca)’, si muove con destrezza sonora tra sperimentazione al limite dell’industriale e noise rock. Con ‘B & The Wheel’ e ‘Contronatura’ si entra in territori più avant, con esplorazioni ambientali, alternate a fraseggi rumorosi e strumentali di varia estrazione. Da lì in poi il copione si ripete con alternanze e riproposizioni, ma si può tranquillamente affermare che da un lato non traspare più la stessa illuminazione creativa che caratterizza i primi pezzi e, soprattutto, prevalgono gli aspetti più arzigogolati (se mi passate il termine). Almeno sino a quando non si giunge alla conclusiva ‘Don Lope De Aguirre’, dove Uncode Duello (il cui nucleo creativo è formato da Xabier Iriondo e Paolo Cantù) tornano ad alzare prepotentemente la testa e si impongono con oltre sei minuti e mezzo di escursioni narrative post rock sghembe, ispirate e coinvolgenti. Peccato per la parte centrale, altrimenti il disco (il secondo dopo il debutto di due anni or sono) sarebbe riuscito a guadagnarsi apprezzamento definitivo.

Dedication
Andrea Murgia
La Wallace Records negli ultimi anni si è sempre distinta per le sue uscite discografiche particolari, spesso coraggiose, sempre pronta a sfidare il mercato musicale italiano (sbagliando raramente un colpo), quel mercato sempre più vittima di avidi discografici sempre più attenti a controllare il portafogli e non a curare quel lato, quello sentimentale, della musica che troppo spesso negli ultimi tempi si è dimenticato o più comodamente si è fatto finta di dimenticare.
Anche l'ultima uscita dell'etichetta milanese non sfugge alla regola: i Plasma Expander con il loro disco hanno infatti "regalato" al mercato, nazionale e non, una perla di rara freschezza, dimostrando una maturità fuori dal comune nonostante sia per la band il disco d'esordio. Non stupisce il fatto che tra le fila del gruppo ci sia il "veterano" Fabio Cerina (Bron Y Aur, Four Gardens In One, Collettivo A6) e Mattia Coletti (Sedia, Zeno, From Hands), stupisce senz'altro la maturità dimostrata dagli "esordienti" Stefano Podda e Andrea Siddu che sono riusciti nel compito non facile di integrarsi in schemi totalmente diversi dai loro background musicali passati, riuscendo a districarsi in territori totalmente agli antipodi come il kraut-rock, il blues e il rock'n'roll più schietto. Ma passiamo al disco vero e proprio: l'album, seppur complesso, scorre veloce sul mio lettore cd e questo non può che essere un buon segno! John Wayne, Aropaglu e Toccata loud fanno decollare subito il disco, il reparto ritmico composto da Siddu e Podda è granitico e l'esperta chitarra di Cerina imbastisce il tutto con riff potentissimi. I pezzi successivi in un certo senso spostano l'attenzione verso il blues con delle spruzzate di elettronica per poi risalire con Solopad, uno dei pezzi più "rock" dell'intero disco. In conclusione, l'esordio dei sardi Plasma Expander è uno dei dischi più freschi di questo primo 2007 e se siete amanti delle uscite discografiche della Wallace Records non potete far altro che procurarvelo!

RockLab
Giorgio Pace
Si tende spesso a dimenticare che il post rock, prima di essere momento di superamento degli schemi musicali dell’epoca, fu anche una delle più importanti spinte rock di inizio anni novanta. Al di là di intellettualizzazioni di sorta, formazioni come le compagini di Louisville non furono altro che classiche ri-configurazioni chitarra-basso-batteria dedite ad un linguaggio che, nelle sue fondamenta, nell’assetto e nell’attitudine era pur sempre onestissimo rock. I Plasma Expander sono qui a ricordarcelo: l’assetto noise della chitarra baritona di Podda incontra i detriti degli intrecci di Fabio Cerina, chitarra di Bron Y Aur che non disdegna affatto di dipingere taluni viaggi stellari e rocciosi di gente tipo 35007 pre-‘Liquid’ e On Trial. Ne escono fuori sette tracce furiose assemblate con ogni declinazione – e posa mascolina e coatta - possibile degli anni novanta (la doppietta Iodine (John Wayne/Arapoglu è lì a testimoniare un campo di suono che tocca deserto, passa per la calma di Louisville, si diverte col pogo e finisce in Detroit), una sorta Radian/June Of 44 con il faccione da tamarro di Dave Navarro che riportano a terra (come se già, in maniera diversa, non ci avesse già pensato Rosolina Mar) in modo divertente e divertito parte del “post” e “dell’alternative” degli ultimi anni.