A SHORT APNEA
Illu Ogod Ellat Rhagedia (Ustrainhustri)

wallace 10
3 tracks
55"
2000
CD box

mp3 : extract from track 2

Succo Acido
Carletto Andreis
Mit dem Flugzeug schnell in die Musikstadt Palermo. Am Donnerstag sind wir durch die Straßen der Altstadt gegangen. Do-Re-Mi hanno detto che si è alzata con la luna storta e che se ne torna a Mi. Um wieviel Uhr kommst du heute Abend? Questo per me è molto R´n´R: ci voleva un certificato di riconoscimento, ci voleva Civolani ci voleva. Due giulivi touristi giapponesi hanno rubato una borsa: per loro è facile, avevano il cappellino e si sono fregati il borsone. Quattromila dollari per acquistare una borsa Louis Vuitton e per scendere a Verona. Entschuldigen Sie, ich habe nicht verstanden. Können Sie bitte wiederholen? Quest´anno sciare sull´Etna era bellissimo. Mir gefällt sehr Ski fahren. Io sono su da dicembre: si prevede un calo d´erezione, si è creato un vertice e la pentola a flessione ha cominciato a sdilinquire. Wieviel kostet dies? Und das? Zehn Tulpen, fünf Rosen. Per tre notti facciamo i lottatori e ci sentiamo persino dire: guardi che il signore non si è fatto nulla, ha visto solo un foglio a righe, ha visto soltanto un film di Paolella: Ich bin mit dem Fahrrad gegen einen Zaun gefahren. I nomi propri ed i sostantivi come Do(lce)-Re(migio)-Mi(ceneo)-Fa(sì!)-Do(vresti) vanno scritti tutti con la lettera maiuscola: cinque ore per andare in Deutschlandia, da qui ci metti quasi di più ad andare in Mailand, liebe Mailandia. Sempre in dodici facciamo finta di suonare, siamo diventati sordi, non sentiamo più nulla, loro non se ne sono accorti. Ci fermiamo al Brennero, pranziamo in Austria e sulla mia macchina c´è un taglio nella portiera. La pasta di pesce, le arvicole del Banco Ambrosiano, lo sfintere, il coraggio di Sigfrido. Entschuldigung, Frau Apnea, dürfen wir rausgehen? Hier darf man picknicken. Del resto l´azienda mi ha rimborsato solo perché siamo assicurati e poi, da che mondo e mondo un´ora prima è anche un´ora dopo: pensa che addirittura un mio collega rimase tuttof rastagliato: non so quanti soldi gli diedero solo perché erano quattro mesi che lavorava lì. Avevano lo stabilimento ad Anagni, facevano anche macrobiotica. Be´, lui prese parecchi soldi e... Comunque questo è successo nel `94. Del resto cosa doveva fare? Aveva sposato la Caval Donata. Al mattino mi alzo e incrocio il Wein senza mangiare nemmeno un panino. Un´altra pausa, sempre una pausa di Marte: secondo me al novantotto noi si valeva il centocinquanta. Ma bisognas aper affettare e infatti al quindici si rapprende il phard sul collo: anche a costo zero ci diedero un bel ventiquattro salami. Purtroppo poi lo abbassarono sì, lo abbassarono a quindici mesi con finanziamento rateale. Wie heißt das auf Deutsch? Er trinkt den Schnaps immer aus der Flasche. Il pubblico: prima ilg iovane delle prime file faceva lo scontroso, poi lo abbiamo rimesso in carreggiata. E´ giusto sfogare la propria indennità repressa, io del resto sono nato per sentire l´odore acre del parapiglia. Wieviel Uhr ist es? Es ist Viertel nach zwei. Saremo lì alle 04:00. Ti chiamo quando arrivo, dopo il the delle cinque il titolare ci viene a prendere, non so se col pulmino. Wir schauen durch das Fenster. Ich habe einen Platten. Bitte, schauen Sie durch das Teleskop! A me solo che il legare le angurie con il passare del tempo comincia a sembrarmim olto buffo: c´è la neve, c´è il sole e poi di nuovo si riattacca a cuocere e a biascicare: vedrai che poi esce una Dole. Pensate, io sono andato in Giordania con i coscritti e lì non piove mai. In un paesino a duecento chilometri da Amman siamo andati a vedere i castelli nel deserto: io mi ero portato solo la felpa e indossavo un pile di sandali: non potevo mettere i calzini di grana grossa.S periamo non sia vetro, avevo detto all´Arcangelo nell´orecchio del Colchico. Lì non piove mai e invece quando siamo arrivati noi il cielo s´è messo a sbraitare giusto per i due poli. Io il caldo lo rispetto, d´inverno c´ho tutto `sto deltoide reumoide che... Ma sentite, ho parlato proprio ieri di questo con mia nipote e le ho detto: per me non è stato facile tenere in testa questa bossa mentre stavo da mezz´ora sul ring inghiottendo scale, da sola sentendo le tue fisse: mi sembrava di essere lì da un mese come un sapone di sugna, era davvero una gran brutta missione in sforbiciata. Non sapendo quanto stavo male io,d all´altra parte si perdeva l´alba. Voglio dire, lui mi trattava come una schiava. Solo se speravo di sopravvivere, come i bambini neonati e se l´osso si rompeva pensavo: ho solo quello pure io, vedrai. Poi ho capito un meccanismo. Diventavamo cosce di gallina, pensavamo solo a quello perché dovevamo prima di tutto mangiare. Seit unseren letzten Gespräch sind inzwischen vier (oder fünf) Monate vergangen. L´odore della plastica sul tappeto non è che un miscuglio di menta piperita e di rabarbaro, quando lo senti ti vengono gli sfoghi cutanei. Pensa che io a mia nipote ogni pomeriggio le facevo la spesa, andavo in terrazzo e le ritiravo i panni. Poi quello che pensavamo noi zii per lei era sempres bagliato: questo, questo e quest´altro con l´olio fritto e rifritto di mia suocera, lei tipo mamma anche da giovane, sapete com´era mia madre da giovane? Mi diceva: se mi chiavi un´altra volta perché a me veniva sempre l´angoscia. Avevo l´idea fissa di venire scopato. Pfui, l´angoscia: pensavo ti fosse successo qualcosa! Mi diceva. E siccome poteva controllare il mio modellof enotipico fin da quando avevo ventisei anni, se ne tornava al di là della strada e doveva per forza farsi ritelefonare. Mit dem Motor stimmt etwas nicht. Se io ti sto in testa come una nappina di lana, le spiegavo, se ti chiavo ogni due minuti, ecco che subito dietro di me vedo spuntare un enorme fabbrica di miele. Ich fahre nach Mailand, ich fliege nach Mailand. Kann man auch zu Fuß gehen? Gefällt dir die Rock Musik? Möchten Sie Klavier spielen? Ma lei non carpiva e mi doveva programmare tutta la sterzata. Ricordo quella volta a Nave San Felice, quando uscivo con Enzo e tutto il resto del gruppo parrocchiale: di colpo lui si mise a correre, allora io tornai a Liberdon anche se avevo detto che mai sarei tornato sui miei pasti. Soll ich den Tisch abdecken? Le madri nei quadri hanno sempre paura, però anche la mia è apprensiva in modo segreto, quando ti saluta non è che ti dice divertiti, ti racconta come potresti morire. Cioè, continua. Io allora sai che faccio? Mi sforzo di chiederle sempre a che ora si parte e così più o meno so a che ora si arriva. Sì, forse solo come semplice constatazione. Se no ti deve partire il cervello, come minimo. Insomma, io che faccio? Mi faccio una sega e sto calmo, io con un´amaca ci ho fatto il campeggio, tanto ad ogni ora chiavavo mia madre. Pensa che al giorno d´oggi la signora ha novantadue anni, un occhio di vetro ed una gamba di gesso, ma a me piace lo stesso perché sa ancora baciar. E adesso, proprio alla vigilia delle nozze d´oro, con il figlio non ci vuole più limonare. Ma l´unico problema è questo? E´ forse l´unico figlio? L´unico neon sulla sua gamba è l´Euro. Se i miei amati figli partissero per la Slovenia, cosa farei? Niente! Non sono certo io che da qui posso giostrare le cose in altre zone. Wann kommen wir zurück? Wann sind Sie ete sapere che quand´è morta la lontra, il giovane pigliainculo non c´era: era nella Rendena. Haben Sie mein Kind gesehen? Nein, aber lei valeva almeno una cena? Darf ich Sie heute Abend zum Abendessen einladen? Un giorno, per dire, io e questa mia amica comprammo un maialino giù in Sardegna. Sette ore di arrosto e alla fine la testa non era per niente cotta, era davvero pococ otta... Il fuoco era misero. In campeggio andavamo a pescare verso la Costa dell´Elefante, pensa te: sette ore a filmare l´arrosto e poi subito dopo a montare lenze ed a ungersi le dita con la cacchine e il sangue dei vermetti, l´ho già detto quando ci imbarcavamo, no? Del resto mangiavamo sempre... Che si fa di buono? E si faceva il maritozzo con la panàda. Was? Für wen ist das Geschenk? Ich möchte die Haare schneiden lassen, bitte. A che ora siamo partiti? Da casa siamo partiti alle? Dobbiamo arrivare al bis? Wann sind Sie angekommen? Können Sie mir bitte auf der Karte zeigen, wo ich bin? Perché adesso se stiamo per metterci a dormire, poi quando arriviamo? Destinazione Piovarolo: ho avuto anche il problema del piede finto-lungo-largo per anni, poi ho capito chel ´U-Boot non si doveva arenare sulla battigia: be´, io ce l´ho che viene su così, l´alluce. L´alluce? Dopo qualche bel sughero, sento che mi ricomincia il dolore all´unghia. Mit den alten Schuhen kannst du wirklich nicht mehr gegangen. Wann fliegt das nächste Flugzeug? Come sto? Questi stivaletti sono carini, però hanno un disegno Blau, Gelb, Andy Weiss e io li ho stemperati lo stesso. Alles verstanden? Meglio Dino Risi di Martin Bisi. L´interno è beige con sfondo greige, ormai ho questo capello rovinato, ho sentito in faccia tutte le stuoie del mondo in un solo incontro. Alcune volte riesco ad interpretare un´ala di pollo quasi adeguatamente, altre volte avrei solo voglia di cadere e di rialzarmi a Cefalù. Hast du Ramo gesehen? Ich habe ihn seit Mittwoch nicht mehr gesehen. Riesco ancora meglio a non mantenere le promesse: del culo e comincio a grattarmi bisbigliando i nomi di altri negozi che vendono lo stesso modello di stivali. Ma come si chiamano? Linea Conforto o Fontana di Rabbi, poi da lì in avanti c´è solo Reggio, mai abbastanza dopo le Medie di Malé, all´angolo col negozio per bambini, già, immer geradeaus. Lassen Sie Ihren Hund hier draußen!Mi dicono sempre in Via della Sederissima: faccio sempre il giro di tutte lec antine anche se lì il mio sorriso alcaloide non arriva mai. Kanns du nicht einen Moment warten, dann komme ich gleich mit dir? Avevo un collega del `39 che andava in un centro specializzato, pelato-largo mi diceva, mi tocca cambiarm estiere, non ci sono storie. Ma questo collante Übermorgen di cui mi parli sempre, si trova sullo scaffale accanto alla tua cassetta di Starna Alvolante? Bleibst du hier mit mir? Nein, ich soll zum Arzt gehen. Bis morgen, also. Il Gustav Töni è fresco d´espulsione: dopodomani se ne andrà volentieri a spasso coi scifozoi e mi comprerà questo modello rigido a cerchietto, si tratta di una fibra fatta di Rodòide, quella che andava negli anni `60, sempre elegante anche se un po´ fuori moda. Oggi è ancora così, di questo materiale è fatto il mio pennello colorato. Non è nuovo, infatti l´ho portato troppe volte, mal ´importante è che sia uguale al colore del vestito di scena. Wo ist der Hund? Wo ist der Mund? Welche Straße? Attenzione, così si orla tutto. Gefällt dir die Rock Musik? Ma voi scendete... Questo si ferma. Mai dire Mailand. Potreste anche stare su interisti, celenteratevi nel pezzo.

Tomajazz
Josè Francisco Tapiz
A Short Apnea es un trio que presenta su trabajo "Illu Ogod Ellat Rhagedia" en forma de tres suites que a lo largo de 20, 15 y 20 minutos respectivamente vuelve a recoger diferentes elementos del post-rock, la improvisación, la psicodelia, el noise, pseudo-rap y la libre improvisación. En esta obra el bajo, guitarra y batería del grupo es acompañado por instrumentos como acordeón, saxos, clarinetes y/o teclados/programaciones/samples que amplian el espectro sonoro y los ambientes recreados por el grupo. Difícilmente etiquetables como rock, difícilmente etiquetables como jazz (ni siquiera el más libre en cuanto a su apego formal) y por supuesto difícilmente encasillable como libre-improvisación, este collage sonoro representa como la mayoría de sus compañeros de sello, una buena muestra de creatividad, valentía y desapego estilístico.

Rock It
Matteo Remitti
Granitici. Fuori da qualsiasi classificazione, inspiegabilmente credibili anche nei passaggi più ostici, i tre macinano suoni con la consueta piena (auto-) convinzione. Meno 'complicati' ed articolati di quanto visto in altre occasioni, con un'esibizione più chitarristica che guadagna in (relativa...) fruibilità ad immediatezza, e freschi di nuove uscite (i due e.p. "An indigo ballad" e "Five greeny stages"), ad irrobustire una discografia ormai corposa, gli A Short Apnea si riconfermano efficaci, interessanti, significativi. Il live di Musica nella Valli, impreziosito da un pubblico attento, ribadisce ancora una volta la validità del progetto. Ammesso che ce ne fosse ancora un qualche vago bisogno.

All music guide
Romain Guillou
The second album by a short apnea, illu ogod ellat rhagedia is a concept album divided into three long tracks, themselves evolving tunes composed of different movements. The innovative rock symphony - involving not only guitar, bass, and drums but also accordion, sax, clarinet, '60s psychedelic experimentation, jazz as free expression, and '90s american noise rock - breaches today's rock line and finds its place as a hybrid music born of the mating of post-rock and experimental noise. With its instrumental pieces, a short apnea builds an evocative soundtrack-like album that works with variations of mood. The musicians take you from dark alleys where you witness a surrealistic apparition to disquieting dank sewers, then change the general atmosphere here and there with a melodic passage reflecting hope, while always bringing you back to spasmodic and bizarre tunes or dissonant and quiet experimentations. Dense and complex but at the same time evocative and easily accessible, a short apnea brilliantly proves with illu ogod ellat rhagedia that avant-garde does not necessary means intellectual or inapproachable

Noise cafe'
Andrea Giuliani
"illu ogod ellat rhagedia" si presenta snodato attraverso tre brani(o capitoli?) Sull'onda media dei 15 minuti l'uno. La confezione si presenta molto ricca,e scarna allo stesso tempo:nera,cartonata ma senza fronzoli,con pochi commenti ,se non i lunghissimi "titoli" delle canzoni,e con 3 foto allegate che ritraggono i nostri 3 protagonisti in una automobile nella stessa posizione in cui fu trovato morto il parlamentare aldo moro;il dischetto invece si presenta a sorpresa,e ricco di significati,rosso. "il luogo della tragedia" è un disco di sperimentazione rumoristica tutta italiana,richiama qualcosa di passato ,forse proprio quegli anni di piombo,quell'italia nera come l'abisso,"il vero luogo della tragedia italiana". E' un disco nervoso,dove i brani si snodano tra suoni d'elettronica vintage e suoni percussivi,rumorismo,free jazz,nichilismo sonoro,e voci lontane; e qui ho la sensazione di ricordo,quello delle generazioni di italiani e la loro sofferenza:le due guerre,il sudato dopoguerra,l'ottimismo-pessimismo del 68',il buco nero del già citato terrorismo con la sua claustrofobia,l'alienazione degli 80',il qualunquismo di questi anni.... Ripeto è un lavoro tutto italiano,originale,che celebra a mio modesto parere le sofferenze delle genti d'italia nella loro interezza.

Succo acido
Francesco Di Mauro
Benvenuti nel luogo della trhagedia. Il mondo rotola, suonando sordo come un bidone di scorie industriali. Agonia devastante, delirio allucinante sotto la polvere delle stelle, comete che inciampano nella loro folle corsa, guardrails divelti, luogo della memoria, opaco incresparsi dei nervi, asfalti che si bucano. Dub algido, le mucche di "meat is murder" infettate dal morbo pazzo, i vermi di "the caterpillar" che brucano merda. Nuovi edifici che crollano. Radars che intercettano frequenze spurie: c' è vita su marte, e non è peggio della nostra. Eugene che salta sull'interstellar overdrive. Il white album spurgato di ogni nota, doppio vinile carico solo di messaggi subliminali. I godspeed you black emperor! Cacciati a calci in culo dal palco. La musica di asa non campiona: sperona. Dislessica, si muove in diagonale, veloce-in-avanti-pendente-verso-destra. E in questa folle corsa trascina con se brandelli di memorie. Arie italiane, coretti da modernariato pop, nastri magnetici, loops ritmici, campane da raduno cattolico-paesano, padelloni metallici. Si sbriciola, tracima, si snoda e si annoda. E muta anima. Si squarcia. Non mostra denti, ma carie. Tosse secca. Cancrena. L'unica psichedelia attuabile all'alba del nuovo secolo. Sutura visionaria di un mondo spaccato tra l'abominio industrial-tecnologico e il rigurgito della coscienza ambientalista.

Scaruffi.com
Lorenzo Casaccia
Il terzetto degli a short apnea, formato da xabier iriondo (anche nei piu' popolari afterhours), paolo cantu' e fabio magistrali realizza con illu ogod ellat rhagedia un disco giocoso e sperimentale, nella piu' classica tradizione di canterbury, filtrata dal post-rock di louisville e dall'elettronica di ricerca. Le composizioni sono strutturate come delle suite, costruite sulla successione di sezioni diverse che sfumano le une nelle altre. Il primo brano si apre su un intro di disturbi e frequenze che sembra rubare la maniera all'elettroacustica ed evolve con una improvvisazione cosmica di tastiera su cui si accumulano rumori, microsuoni, percussioni casuali, fino all'ingresso della voce, che rieccheggia il wyatt di las vegas tango. La seconda parte del brano ricorda invece l'astrattezza degli storm & stress. In realta', pur conservando quella medesima maniera di destruttrare il brano e disintegrarne le componenti qui viene accentuata in qualche modo la componente percussiva soprattutto nell'esecuzione delle parti chitarristiche (mentre la batteria eredita il dinamismo dei don caballero). Il secondo brano si apre invece su una cantilena popolare surrealmente riprodotta, accompagnata da uno stridore acuto (la stessa voce accelerata?) E da percussioni da thriller. La sezione che segue mette poi in circolo i june of 44 di the anatomy of sharks per riproporre in seguito un'altra voce registrata. L'evoluzione del pezzo e' quasi quella di un racconto, di una narrazione. Il terzo pezzo ripete il gioco dei brani precendenti: uno slowcore alla slint con un cantato inintelleggibile che poi si sposta verso il fondo si dissolve nelle divagazioni della tastiera, le quali vanno a chiudere un disco astratto e sfumato. Le foto all'interno della confezione sovrappongono il volto dei tre musicisti a quello del cadavere di aldo moro, nella famosa istantanea nella renault.

Musica di repubblica
Gianni Santoro
Un passaggio vorticoso attraverso lande di suoni dilatati e un impevisto squarcio melodico interrrotto a meta'. Il secondo album degli a short apnea e' uno studio sonoro che non pretende di insegnare e se a tratti puo' risultare forzato e' per ricordare che di incomprensioni si nutre la sperimentazione. Le tre lunghe tracce che si dividono in frammenti volutamente irrisolti presentano una grammatica spezzata a tal punto da scoraggiare l'orecchio ad aggrapparsi alle improvvise tempeste free-jazz o alla quite post rock. Un ascolto interessante proprio perche' diabolicamente e compiutamente irritante, almeno quanto le foto che ritraggono i tre nella posizione del cadavere di aldo moro al momento del ritrovamento.

Neuro
Seki Tatlic
This is a brave record! Constation in whch favor goes wide spectrum of sounds, from ambiental over guitar based / eletronicaly loud to hypnotic....and smashed. Drive of mentioned sounds is possible because of tehnic, which is there not be defined, but to be expressed. Like a short apnea does. Usage of various jazz elements, noise rock heritage, post-rock openness as well as drum and bass patterns and kraut rock approach to sound, carry a short apnea to the very (high)end of every mentioned style. Simoultaneusly making unique digest of all of them! Primarely because of enthusiasm and bravery which resulted in virtuosely structured multi-dimensionality of sound... "second a short apnea record opens wide perpspective for the future of experimentation in rock", says press material of these veterans, on the scene from early eighties. Experience surely is one of the elements which definatly help to a short apnea converge mind/melody breaks to beautiful melodies. Melodies which can sound as a particular songs if wanted. Technicaly, there are three songs on the cd, but there are surely much much more, if u listen to a short apnea with lot of concentration....and contemplation. This record is one of greatest cultural events of the year, a record which brings salvation!!!

Sodapop
Emiliano
Copertina nera, titolo macabro e foto interne raggelanti (i tre musicisti sono ritatti come nella foto del rinvenimento di aldo moro): sin dall'inizio un disco decisamente funereo. Eppure queste tre tracce sminuzzate in una ventina di frammenti sono una delle cose più vitali che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi tempi: continuando i riferimenti agli anni settanta, qui c'è la creatività e la follia di un gruppo come gli area, mescolato però con rumorismo industriale e a tratti isolazionista, echi di sudamerica, world music, voci slave, canzonette del ventennio e mille altri elementi che scorrono via mano a mano che un frammento si amalgama col successivo, con un effetto straniante e molto coinvolgente. Ma nonostante l'ampio raggio di riferimenti ingombranti, non ci sono dubbi nel riconoscere in a short apnea una capacità di fare musica mantenendo un dna italiano: c'è sperimentazione ma anche fantasia e a tratti una certa lievità che rende indimenticabili i passaggi di questo luogo della tragedia. La caratteristica a prima vista sconcertante è proprio la maggior dote di questo disco: in breve viene assimilato e gli ascolti rivelano sempre nuovi momenti ed emozioni, incastonate in una carrellata che ammassa idee una sopra l'altra, in una sequenza inesorabile di arpeggi, suoni, echi e voci.

Green dolphin
A short apnea ir liels parsteigums avangarda roka vai avangarda muzikas cienitajiem ar perfektu skanejumu, kura var saklausit lidzibas ar amerikanu eksperimentatora henrija kaizera gitarspeli un mazliet ko lidzigi deivida torna aridzan. Varetu to saukt ari par eksperimentalo roku vai rock-in-opposition ar industrialu skanu sempliem, kas vinu caurspidigo avangarda muziku, jo visi instrumenti parsvara neskan vienlaicigi, bet gan epizodiski, vairak gan atgadinot elektroakustisko muziku, veido loti originalu. Kad ieskanas gitara, to var salidzinat ar king crimson projekct, tacu bez aktivas bundznieka lidzdalibas. Diemzel... Tomer varbut pat labi, jo tas vins dara atskirigus. Nenoliedzams ir profesionalisma veriens, kas liecina par veiksmigu koncepciju, makslinieka un komponista klatbutni grupa. Ta ka katrs skandarbs sastav no vairakam dalam, tiem piemit dazadiba, kuru gruti aprakstit. Laikam vajadzigs laiks, lai izprastu un uzklausit muzikas autoru domas vai viedoklus par izvele! Tas stila pamatotibu. Var patikt v ai nepatikt italijas a short apnea izveletais muzikalais cels, tacu, zinot, kadu muziku izpilda daudzas neo-progresiva roka grupas italija, asp ir profesionali darits darbs, par kuru avangarda cienitaji runas un spriedis vel ilgi.

Aktivirus
Mauro Di Natale
Non è una lingua misteriosa quella utilizzata dai lecchesi "a short apnea" per titolare il loro secondo album (li ricordavamo presenti nella compilation "tracce", sempre su wallace records, con il brano "heat in june") ; è semplicemente un modo diverso di scrivere "il luogo della tragedia" senza rispettare la troncatura delle singole parole. Sperimentali sin dal titolo, provocatori sin dall'interno dell'elegante cofanetto - contenente le fotografie di ogni singolo componente del trio accucciato nel cofano di una r4 "alla moro dopo essere stato assassinato dalle br"- iriondo-cantù-magistrali si cimentano in un'ardua prova di avanguardia sonora divisa in tre sezioni, una più complessa dell'altra. Una successione di suoni taglienti e stridenti, uno sferragliare misurato e ossessivo, ma non fastidioso, la ricerca di un ritmo possibile attraverso pause improvvise : è questa l'apertura del disco, una prima parte in cui batteria e percussioni dominano la scena, una scena cupa e frammentata, ideale colonna sonora per uno psicodramma nel momento in cui intervengono le tastiere. E da questo punto è un caleidoscopio di suoni oscuri, un labirinto rumoroso, un laboratorio sonoro multidirezionale in continua evoluzione. Un disco a digestione lenta, sconsigliato a chi la musica l'ascolta in macchina o mentre lavora al pc.

02
Andrea Cazzani
Lo sfarzo della copertina cartonatissima, il titolo, sicuramente citazione da qualche oscura opera letteraria balcanica, fanno pensare ad un pesante mattone creato in 666 copie da intellettualoidi in vena di sfoghi gotici. Questo solo a prima vista: il titolo é in realtà una riproposizione del gioco del corvo parlante caro ai lettori della settimana enigmistica. Basta togliere una acca inserita ad arte ed eccolo lì, "il luogo della tragedia". Dentro, un cd e tre immaginette dei musicisti travestiti da cadaveri (tableau vivant del ritrovamento del cadavere di aldo moro?) Che i fans più oltranzisti potranno incorniciare nel loro personale tabernacolo. La musica: tre lunghe suite che profumano di splendida e bizzarra psychedelia, di free jazz e di altre cose che si assorbono piano piano (consigliato e ricco di sorprese l'ascolto in cuffia). Si sono liberati dall'influenza pesante degli starfuckers e cominciano a volare per conto proprio. Storm and stress più psylocibina, fossero di chicago sarebbero in copertina! Invece sono di lomagna, provincia di lecco...

Blow up
Massimiliano Busti
Tutto è profondamente livido in quest'album, il box nero che soffoca una confusa immagine quasi metafisica relegandola in un angolo basso della copertina, le foto all'interno che ritraggono uno ad uno i tre componenti della band riversi nel bagagliaio di una renault 4 nella medesima posizione in cui fu ritrovato il corpo di aldo moro, una musica che diffonde tutt'intomo segnali inequivocabili di catastrofe imminente. Nei tre lunghi "movimenti" che costituiscono l'asse portante del disco, "composizione" e "improwisazione' spesso si confondono in un succedersi di visionarie intuizioni che si materializzano in brani dalla fonna libera, inquietanti creazioni nottume dai contorni indefinibili. Scrosci d'elettronica analogica colmano di vischioso collante le intercapedini fra i breaks per chitarra elettrica e le improwise irruzioni della batteria; nastri sapientemente manipolati e qualche sporadico intervento vocale concedono maggior respiro all'opera, ampliando a dovere lo spettro sonoro. Inventiva, energia e lucidità sono le caratteristiche essenziali di un album che nella struttura e nell'impostazione volutamente frammentaria ricorda in parte i "faust tapes" così come i'"homesickness' di you fantastic. Irondo, cantù e magistrali affondano il coltello con sottile perversione, conducono l'ascoltatore sull'orlo del baratro e lo sospingono nel vuoto con una risata sadica. Allo stesso tempo nefasto ed affascinante, "illu ogod.." È un impeccabile esempio di rock futuribile a avanguardista.

Kataweb
Roberto Canella
Bello e difficile il secondo cd degli a short apnea. Tre lunghe tracce per 55 minuti di ricerca e fuga, una massa che sembra indistinta ma in realtà ha mille facce diverse e luoghi da esplorare, una metamorfosi che sembra non finire mai. Rock sperimentale allora, in cui affiorano le influenze più disparate (il free jazz, il noise, il post-rock e quant'altro) ma nelle dosi giuste, senza che si trasformi in un mostro di cut-up multiforme, senza perdere l'identità che si è faticosamente creato. Si potrebbero fare i nomi di gastr del sol e storm 'n' stress e non andremo molto lontano dal vero, ma gli a short apnea assorbono il giusto, si fanno influenzare ma non marchiare, il che è molto diverso. Le voci, quando ci sono, sono nenie incomprensibili, che si perdono nel flusso continuo di una musica che scava anche quando non sembra graffiare più di tanto, e scopri che quello che sembra un linguaggio inventato è solo un italiano dalle parole spostate quel tanto che basta per disorientarti. Guardare le cose da un profilo leggermente diverso può cambiarne totalmente l'essenza, o magari farti scoprire un lato sconosciuto e quindi prezioso. Qui dentro il passato vive a suo agio nel futuro, i dischi d'epoca si sovrappongono a dissonanze chitarristiche, il rumore si crogiola nel silenzio, i lampi al magnesio di vecchie fotografie sfocano su ologrammi di specie sconosciute.

I-dbox
Michele Saracino
In un cofanetto lussuoso esce il nuovo album degli a short apnea, "illu ogod ellat rhagedia (ustrainhustri)", che già dal primo ascolto risulta molto più personale del precedente, un ottimo album. Tre lunghe suite in cui potete sentire di tutto; dalla chitarra faheyana ai coretti alla stereolab, secchi stacchi di matrice albiniana, suoni trovati e metabolizzati, spettrali accompagnamenti a dischi degli anni trenta, imitazioni dei primi june of 44 su scomposizioni vocali, molto gorge trio e storm&stress (per lo meno nell'attitudine), cori straziati e stonati, catarsi soniche, riff indie, fisarmonica malinconica, giri post-rock, percussioni a volte etere altre pesanti, ricordi spacemen 3… forse l'unico parallelo è possibile lanciarlo agli you fantastic! Di "homesickness", nonostante qui il tutto sia meglio amalgamato e risulti più piacevole (una volta accettata la collusione, certo).

Rumore
Andrea Prevignano
Nero è il colore della confezione, tinte di nero le sonorità di questo secondo lavoro di a short apnea. All'interno paolo cantù, fabio magistrali e xabier iriondo ritratti alla maniera di aldo moro cadavere nel bagagliaio della r4. Foto scioccanti per un lavoro di difficile fruizione, "musica suonata come interferenze" come si legge nelle epigrafi sillabate in ordine casuale all'interno. Nel silenzio si potrebbero formulare mille esegesi politiche e artistiche sulle scelte grafiche e musicali del trio, tutte potrebbero valere. Il fattore dell'interferenza forse spiega meglio di altri le ragioni de ii luogo della tra- gedia: interferenza come interruzione violenta del corso delle cose. Infatti gli asa spezzano la narrazione, violentano la forma, si nutrono di lancinanti dissonanze, tramestii, brandellì di musique concrète, ricordano a tutti che il racconto può essere bruscamente interrotto, che quando la corrente amica dei consueti rapporti armonici sembra trascinarci senza difficoltà, un crepitio, un disturbo elettrostatico, un bleep possono mandare in pezzi il dìscorso musicale. Si frantuma la musica, si sgretolano le parole e le immagini disturbano. Un album sottile e feroce

Rockerilla
Stefano Paternoster
Memoria, scissioni e ricomposizioni, ricordi che affiorano spaventosi e lucidi dall'angoscia dell'oblio. Difficile parlare di musica, dare un' identità, riconoscere le impronte che lastricano queste tre composizioni. Naturale è seguirne le venature che si intersecano e si diramano, come radici di un albero. Dov'è l'essenza di questo lavoro? In ciò che emerge o in ciò che è sommerso e che sottende? Voci che appartengono al nostro recente passato, rumori quotidiani, campane e incomprensibili cantati, tutto sembra richiamare ricordi perduti, ricomposti nella loro scissione. Gli a short apnea, avevano colpito e affascinato con il loro primo lavoro di un anno fa, che sembrava aver assorbito molta della musica degli ultimi anni (aerial m, gastr del sol, massimo volume, la crus, don caballero) riassemblando tutto in forme parzialmente inedite. Quello che qui accade è la perdita dell'identità, solo casualmente si possono riconoscere sapori analoghi in altre esperienze musicali. Non tanto perché manchino, ma perché il coinvolgimento nell'ascolto è totale. Il percorso intrapreso, fortemente avanguardistico e sorprendentemente fruibile nella sua osticità (con certe sonorità bisogna comunque aver una certa confidenza) pone il progetto milanese all'interno di un discorso personale e proprio, dono e capacità che appartengono solo a pochi gruppi. Tutto sembra erroneamente portare a crederlo disco frammentario, ma le molteplici divisioni delle sue tre composizioni che evitano però la ripetitività e l'autocompiacenza delle avanguardie, le frasi spezzate in tronconi inintellegibili pongono l' inafferrabilità a spina dorsale della sua essenza. Tutto sembra già visto e appartenere alla nostra memoria, risultando allo stesso tempo impalpabile e sfuggente come un ricordo non rimosso e incompreso. Disco da possedere, da fare proprio, da vivere sulla pelle ancor prima che da comprendere. Di certo potrà suscitare netti rifiuti, ma difficilmente se ne cancellerà il ricordo. Avanguardia di una musica che deve ancora divenire, ma che è destinata a venire.

Music club
Roberto Michieletto
C'era molto interesse, dopo la buona prova qualitativa fornita con l'omonimo debutto del 1999, per il nuovo lavoro degli a short apnea, che sono composti da metà line up dei six minute war madness, ovvero xabier iriondo (anche negli afterhours), paolo cantù e fabio magistrali, che per l'occasione vengono fotografati ciascuno all'interno di una renault 4 nella stessa posizione in cui fu rinvenuto il cadavere di aldo moro. Macabri particolari estetici a parte, ciò che più impressiona, anche in questa seconda prova, è la sostanza musicale del disco, per nulla semplice da ascoltare, il che non implica ovviamente una stima incondizionata per il solo fatto di essere ostico (purtroppo capita anche di questo, soprattutto tra i "critici"...), Ma neppure deve scoraggiare chi preferisce un approccio più sonoro che ideologico o teso alla ricerca compositiva. Ricerca che gli a short apnea hanno ormai spinto alla deriva verso una forma talmente imbastardita di free avant rock dissonante, da non poter quasi più essere descritta a parole. Certo, è primaria l'importanza che su di essi hanno esercitato gli starfuckers, però è indubitabile che le loro composizioni, improvvisate e manipolate, dove i silenzi si mescolano ai suoni concreti e all'elettronica (utilizzata in fase di disturbo delle strutture), si rivestano di uno spirito avantgarde che li rende distinti e distanti dalla maggioranza della moltitudine musicale.

Sans tambour ni trompette
Luca Pagani
C'est le deuxième disque du trio italien a short apnea, et c'est un disque très difficilement abordable du point de vue " rock " à commencer par le titre "illu ogod ellat raghedia (ustrainhustri)". Il est en effet composé par trois tracks de 20, 15 et 20 minutes, trois épisodes assemblés qui rendent une atmosphère très rude et élaborée. On pourrait les comparer aux américains you fantastic ! De " homesickness ", mais ce disque se dégage largement des productions connues à l'heure actuelle... On disait " post rock ", mais aujourd'hui ce terme ne rend aucune idée d'un travail profond comme " illu ogod… ", véritable morceau de vie et d'espoir... Les images du cd sont constituées par trois photos de paolo cantù, fabio magistrali et xabier iriondo dans la même position dans laquelle était le cadavre de aldo moro, célèbre politique italien qui a été assassiné par les terroristes rouges à roma en 1978. La même position dans la renault 4 de via caetani.

Musicboom
Luca Pagani
Non hanno intenzione gli a short apnea, con questo secondo disco dal titolo impronunciabile, di compiacere la critica, tantomeno il pubblico. Già il loro esordio fu un disco che sorprese, ma almeno aveva un semi cantato e una durata delle tracce consona ad un disco rock. Etichettato da una critica sempre precipitosa nelle definizioni come un disco post, oggi che quel termine post-rock è entrato completamente in disuso diremo che era un disco essenzialmente rock, sperimentale e "ai limiti" del genere, ma pur sempre di rock si trattava. Wallace e beware! Si uniscono un'altra volta per permettere al trio di continuare quel discorso che sembrava presagire sviluppi importanti e atipici nell'ambito italiano. Questa volta, però, spariscono completamente le logiche fondamentali del rock stesso: tre tracce rispettivamente di 20, 14 e 20 minuti sono assemblaggi e capitoli "a puntate" di un disco nato dalla casualità naturale in uno spirito più creativo possibile. Libertà che viene rigidamente incanalata nel complessissimo lavoro di editing, curato in parte anche dallo stesso mirko spino della wallace, vero "maestro" di tutte le grafiche della propria etichetta. Il nuovo disco fa tre passi in avanti, rinverdendo un concetto di psichedelia fermo in italia da troppo tempo, moderna nelle sue visioni inquietanti e niente affatto rilassanti. L'elettronica degli effetti applicati sulle chitarre e sulla batteria non è mai invadente e sempre al servizio di una narrazione fluida di situazioni musicali che arrivano direttamente dall'inconscio meditato delle persone che hanno registrato illu ogod..., Per questo non c'è necessità del pur esiguo recitato di a short apnea (l'esordio). Ancora una volta, paolo cantù, fabio magistrali e xabier iriondo danno sfogo ai propri incubi, all'oscurità delle proprie paure, e ancora una volta lasciano presagire barlumi di speranza e di sole. Le ultime immagini inquietanti sono quelle che ritraggono, in tre distinte fotografie, ognuno dei tre apnea nella stessa posizione del cadavere di aldo moro in quella famosa foto nella renault 4 in via caetani il 9 maggio 1978.

Il mucchio selvaggio
Aurelio Pasini
Secondo disco per gli a short apnea trio composto da fabio magistrall paolo cantù e xabier iriondo (tutti membri dei six minute war madness iriondo ed anche degli afterhours) e dedito ad una musica dai toni fortemente sperimentali e per cosi dire "post". Che si tratti di un prodotto molto particolare lo si capisce fin dalla confezione all' interno di un elegante box nero, infatti trovano posto il cd e tre fotografie che ritraggono i membri della band ail'interno di un bagagliaio nella stessa posizione in cui fu rinvenuto il corpo di aldo moro. Decisamente inquietante insomma, come in un certo senso è anche il contenuto dell'album. Nelle tre lunghe tracce che lo compongono intitolate semplicemente i,ii e iii risulta difficile trovare legami con la struttura classica del rock. Delicati arpeggi vengono interrotti da sfuriate degne del john zorn più noise campionamenti e rumori bizzarri si sovrappongono a tappeti di tastiere o ad assoli di sax e l'intervento delle voci è quasi nullo in altre parole momenti tipicamente post-rock convivono con schegge di sperimentazione pura e il risultato è al contempo avvincente e spiazzante. Una presa di posizione abbastanza netta quindi quella degli a short apnea che non sembrano porre vincoli di alcun tipo all' istinto e alla voglia di sperimentare richiedendo contemporaneamente all' ascoltatore una grande apertura mentale. Una filosofia questa già applicata al disco di esordio deil' anno scorso ma che ora viene spinta fino alle estreme conseguenze. E il risultato è ottimo, anche se non per tutti.

Mood
Andrea Di Carlo
Finalmente non più puro e semplice progetto, ma vera e propria band, gli a short apnea giungono al secondo lavoro su lunga distanza. Un nuovo disco completo e compatto direbbe qualcuno. Apparsi sulla compilation trace, primo disco licenziato dalla allora neonata wallace records, i tre a short apnea non sono musicista qualunque, da anni, infatti, gravitano nel circuito milanese sfornando materiale a raffica e tutto di ottima qualità. Tutti facenti parte dei six minute war madness, e presi singolarmente, impegnati in band decisamente più note, i tre convogliano nel progetto la voglia disperimentare nuove forme di composizione. Si spazia da un suono lounge con certe tastierine e certe vocine sottili ad evocare atmosfere sixtees fino ai fragorosi silenzi che irrompono nelle quietezzza di certi passaggi. I tre movimenti nei quali è diviso illu ogod ellat rhaghedia rappresentano un qualcosa di eterno. La musica e la melodia esplodono a sorpresa, quando l'angoscia sembra non lasciare più spazio a niente, e ti risollevano. Quel dio della tragedia, mai un titolo fu più azzeccato. Una decomposizione ragionata dell'elemento musica, una grosso struttura del meccano ridotta all'elemento naturale: il semplice pezzettino di metallo pronto ad essere ricomposto in mille forme diverse. E' il gioco che si ripresenta sempre nuovo e la curiosità che si spinge a volerne sempre di più

La pecora nera
Paolo Topa
Gli a short apnea affinano i loro obiettivi musicali confezionando un disco tanto difficile e duro quanto affascinante e magistralmente suonato. Un box nero dall'aspetto inquietante contiene il cd assieme alle tre immagini che hanno l'effetto di un pugno nello stomaco: i tre musicisti fotografati nel bagliaio di una r4, riproduzione dell'immagine del cadavere di aldo moro assassinato dalle brigate rosse nel 1978. D'alytra parte il titolo del cd non lascia spazio agli equivoci: il luogo della tragedia. Tre lunghe canzoni riempiono lo spazio del disco andando oltre lòa forma canzone e forse anche oltre la musica stessa. Illu ogod... Sarebbe una colonna sonora perfetta e guardacaso le canzoni si intitolano i,ii e iii come fossero i tempi di un film. Il luogo della tragedia è un disco che assomiglia più ad un film che a una raccolta di canzoni. Un film e non una colonna sonora; la musica non ha bisognodi immagini da accompagnare perchè la musica stessa che diventa immagini, paesaggi, persone, situazioni. Nessuna parte cantata se non delle voci provenienti da vecchi dischi, atmosfere rarefatte e diafane alternate a momenti più duri sottolineati dalle chitarre (sempre comunque in secondo piano) e dalla sezione ritmica, aperture jazz, caos sonoro, suoni strani indecifrabili, rumori....musica di sperimentazione si diceva una volta.nessun autocompiacimento. Tutto è misurato e gli interventi dei vari strumenti, come fossero degli attori, rispettano il copione alla lettera. Entrare nelluogo della tragedia significa farsi catturare e perdersi in un mondo non propriamente sereno e spensierato ma non per questo poco affascinante. Il rischio semmai è di uscirne provati op di non farcela ad arrivare alla fine. La situazione è sicuramente poco accomodante...vedete un po' voi... Il luogo della tragedia si materializza al bllom di mezza una serata di dicembre. Pubblico non numerosissimo ma soddisfacente se pensiamo all'orecchiabilità del gruppo. I tre asa spuntano sotto ilpalco indossando tre maschere e con dei fischetti/pernacchia in bocca. Una boccata d'aria prima dell'apnea e si comincia. In concerto riemerge il suono duro e metallico delle chitarre, in secondo piano sul disco; a volte sono violentate con furia altre pizzicate o accarezzate alla ricerca di un suono. L'impegno che richiedela performance live degli asa è altrettanto appagante che su disco. Dalvivo passa in secondopiano l'atmosfera cinematografica del disco per lasciare amggio spazio alla violenza dell'esecuzione e alla fisicità dell'interpretazione dei tre musicisti: violenza percussiva (sia della batteria che delle chiatarre), divagazioni strumetali, sperimentazioni con vecchi strumenti elettronici. Finisce l'apnea e anch'io mi rimetto la mia maschera antigas....

Freak out
Giulio Pescatori
Cominciamo col dire una cosa: gli a short apnea fanno storia a sè; in un panorama italiano paragoni non ne esistono (forse l'unico che regge è quello con gli zu, ma si tratta per lo più di comunanze di "filosofie" piuttosto che di formule espressive). Arrivati al loro secondo disco -intotolato micacciosamente "illu ogod ellat rhagedia (ustrainhustri)"...come a dire il buongiorno si vede dal mattino- freak out si fa anima e coraggio e li propone nella loro versione live. Parola d'ordine per xabier iriondo (chitarrista degli afterhours e "mente" della breve apnea) e co. È "decostruzione". Rock,jazz, noise, grind, "post-qualsiasi-cosa" vengono frullati in una deriva sonica poplata di intuizioni geniali, sfoghi belli e buoni, e quella sana dose di presa per i fondelli che ogni buon gruppo sperimentale si porta nel proprio bagaglio. L'attitudine sui generis del trio in questione si evince immediatamente dalla loro entrata in scena, conseguenza di una passeggiata tra il numeroso pubblico e relativa suonata di kazoo, muniti di fosforescenti parruche multicolore...parte, quindi, il concerto vero e proprio affidato ad un incipit di chiara matrice "jazz-grinde-core" che paga tributo a jhon zorn e relativi naked city. Spazio per rilassarsi: gli a short apnea ti tengono impegnato nell'ascolto per forza di cose sia quando spingono sull'acceleratore e sugli overdrive, sia quando innestano ripetuti break downtempo e non-tempo dall'effetto quasi "trance" durante i quali spot di certi anni '70 (diciamo canterbury-style) si fanno spazio con una certa vigoria; tant'è che i meno preparati all'evento, cedono le prime file dopo una trentina di minuti...intanto, tra chi rimane estasiato dalle bordate di intransigente estremismo concettuale dei nostri e chi si interroga sul loro stato di salute mentale, si va a concludere il live set, che molto affiderà all'ultimo lavoro edito dalla wallace. O li ami o li odi, gli asa. Nessuna mezza misura e nessun compromesso. Al di la dei gusti, una band unica nel panorama rock "alternativo" italiota, il quale da un po' sembra ristagnare nelle proprie acque, sì diventate più sicure di un tempo, ma tendenti a girare troppo su se stesse. In conclusione, da notare l'ottima impressione destata dai proteus 911, band "tortoiseforme" di giovani talenti calabresi, supporto dell'apnea questa sera e di cui sentiremo senz'altro parlare ancora

Fa sempre più strada a sé a short apnea, e la wallace con essi. Impossibile trovare progetti simili nel nostro panorama, occorre andare oltreoceano per trovare, oltre che un paragone, un senso ai detriti sonori di questo trio. Sì, perché sarebbe difficile dare un interpretazione a questo disco - non al titolo: aiutatemi !! - senza aver ascoltato, tanto per fare un esempio, i naked city di john zorn. Siamo in piena decostruzione - ricomposizione di frammenti sonori rock e jazz, tra elaborazione sonora e improvvisazione. A short apnea è un ulteriore mondo possibile dove quanto detto va a costituire ciò che alberga nelle profondità abissali del nostro essere, tra dolore di vivere e angoscia del vero. I nostri non sono affatto degli sprovveduti in questo, le esperienze dei singoli membri fanno data dalla seconda metà degli anni 80 e passano per progetti importanti - come gli afterhours nel caso del chitarrista xabier iriondo - ma non lasciatevi ingannare da questo riferimento. Tre lunghe suite cariche di suggestioni profonde, ermetiche, talvolta inestricabili, alla ricerca dell'inesprimibile, difficile suggerire una particolare predisposizione all'ascolto. Ascoltare e osservarne gli effetti.

Rock it
Acty
Descrivere le produzioni della wallace richiede sempre uno sforzo supplementare perche prima bisogna entrare in sintonia con i propri stati d'animo, cercando di accordarli con il rumore strumentale a cui questa etichetta ci ha ormai abituato. Gli a short apnea sono molto piu' che un semplice neurone impazzito distaccatosi dagli afterhours, si muovono con un'anima che stride con qualsiasi forma canzone, distorcendo i tentativi della melodia di insinuarsi tra le pieghe dei suoni. Il lettore riporta tre tracce, ma in realta' si tratta di tre tempi, ognuno dei quali e' diviso in frammenti emotivi che formano una scenografia frastagliata e ansimante. E' un rumore caldo e avvolgente, fatto di scaglie di oblio e carezze soffici, animate da apparente delirio ma in realta' strutturate con precisione. Non c'e' tempo per compiacersi di una sensazione che subito si e' turbati da strane presenze che aleggiano come spettri di un film horror. E' recitazione sonora, gli strumenti che diventano i personaggi, caratterizzando figure diverse e complesse, intrecciando rapporti e litigi, muovendosi in maniera talvolta isterica talvolta sinuosa. La voce imprigionata dalle note, che si lamenta tra deliri e sospiri, senza mai riuscire a diventare determinante. Sperimentazione pura, votata a una liberta' compositiva che sfiora il freejazz, senza evitare qualche sfumatura post-rock... La morte della banalita', la fine della clonazione... Forse sono anni avanti, forse sono dei ciarlatani, resta il fatto che questa musica e' tutta loro! Non serve a nulla dire se mi piace, gli a short apnea dovete averli dentro per capirli, altrimenti illu ogod ellat rhagedia (ustrainhustri) e' spazzatura.

Rock it
Stefano Rossi
Finalmente arriva l' ora della wallace, e come ogni grande appuntamento che si attende per un po', gli a short apnea mi sembrano ancora più grandi di quel che sono in realtà... Hanno fatto secondo me un concerto esagerato, di quelli che capita raramente di vedere in club così piccoli; già il palco, senza che loro suonassero, era uno spettacolo nello spettacolo, con questa distesa di chitarre, farfisa, ampli e quant' altro...poi tutti questi strumenti tra le loro mani prendono vita per dare spazio a tutto quello che ci può stare nel cervello umano! Un mare di sensazioni e di suoni riempie il locale, in certi momenti il silenzio e l' atmosfera ti inchiodano, in altri il rumore e l' energia ti fanno schzzare via dal pensiero appena fatto: ragazzi, uno dei più bei viaggi senza additivi chimici che mi sia capitato di fare, ve lo giuro!!! L' unica piccola critica che si può muovere contro di loro è che lo spazio per l' improvvisazione è un po' troppo limitato dagli schemi evidentemente prestabiliti, e questo è un vero peccato visto il loro talento nel far urlare i loro strumenti...purtroppo non concedono il bis, e questa cosa non mi è ancora andata giù....avrei continuato volentieri a farmi trasportare dal loro suono.....di sicuro il 15 febbraio abbiamo assistito al miglior concerto della stagione finora visto al baraonda....scusate se è poco!!!

Rock it
Luca Fusari
"serata wallace records" al circolo arci blob della capitale, serata di musica e suoni poco tradizionali. Il programma è infatti equamente diviso tra due formazioni che sono entrambe lontane dall'idea di 'rock and roll'. Ad aprire la serata sono i tasaday, che propongono un set piuttosto ipnotico ricco di suggestioni classicamente 'industriali' quanto di atmosfere più rarefatte ai confini con umori che potremmo definire 'ambient'. Niente batteria, solo ritmiche elettroniche e tappeti sonori che escono - manipolati e mixati dal vivo - da un pc (al centro della scena in cui di solito c'è il frontman...) Su cui si costruiscono gli interventi dei musicisti (basso, chitarra, nastri, tromba, poche tastiere) in una successione di episodi senza soluzione di continuità, in cui le 'macchine', gli strumenti e l'effettistica sono sottoposti ad un trattamento 'umanizzante' - con pochi e mirati interventi vocali (niente melodie, solo parole 'dette') a suggerire quel poco di tradizionalmente 'pop' che una tale esibizione può concedere. Una performance di grande interesse una volta abbandonata l'idea (scusate se insisto ma è un aspetto che mi sta molto a cuore) che è ad un concerto 'rock' che stiamo assistendo: a farla da padrona è la tensione creata dalla stratificazione e dal trattamento dei suoni, in un processo che libera tanto i musicisti (sempre in bilico tra parti 'scritte' - le ritmiche che escono dalle macchine - ed improvvisazione) quanto gli ascoltatori (che sia un'esperienza soggettiva al 100% è dimostrato dalla libertà con cui ci si può disporre all'ascolto, scambiando solo qualche parere ogni tanto col vicino, agitando ritmicamente la testa con trasporto da concerto metal o chiacchierando bellamente dei cazzi propri ad alta, altissima voce come su un ascensore con del muzak in sottofondo). La stessa idea la si può esprimere parlando di a short apnea, che per l'occasione si esibiscono in quartetto: ospite di questo set 'elettroacustico' (niente batteria, solo chitarre preparate, organi e piano elettrico) è infatti alberto morelli dei dissòi logòi, all'harmonium, flauto e conchiglia (sì, una grossa conchiglia suonata come uno strumento a fiato). L'idea di fondo dell'esibizione è simile a quella presentata dai tasaday, ma la sua applicazione è forse un po' più estrema: pochissime concezioni all'uso della voce (niente parole, solo qualche frammento melodico cantato), strutture molto più libere e tendenti all'improvvisazione, ma con una capacità di gestione della tensione/risoluzione di ogni 'brano' (se così possiamo chiamare ognuna delle sequenze sonore in cui si articola il continuum del concerto) che lascia intendere una disciplina ed un affiatamento notevoli, tra scariche (semi)elettriche di chitarre percosse con gli oggetti più disparati o 'snaturate' tramite accordature non convenzionali ed uso massiccio degli effetti (l'effetto diventa il vero strumento...) E momenti apparentemente più statici giocati su stratificazioni di loop (creati al momento - niente elettronica) di piano elettrico e interventi tastieristici. Per quel che ci riguarda, la giusta sintesi tra ricerca sonora e 'fisicità' e dinamicità dell'esibizione. Niente presentazioni dei 'membri del gruppo', niente dediche, niente spiegazioni dei pezzi, i musicisti che se ne escono uno ad uno dalla sala in tutta tranquillità (anonimità?) Al termine dell'esibizione: concerti come questi danno la possibilità di confrontarsi solo ed esclusivamente con un modo di concepire e trattare la musica prima ancora che con le pose e le convenzioni del mondo del rock.

Suburbia
Giuliano D'amico
Alla sagra del buon gusto devono essere andati gli a short apnea per l'artwork del cd, che li mostra sdraiati a turno nel bagagliaio di una renault 4, a rievocare il ritrovamento del cadavere di aldo moro...complimenti per l'intelligenza, ragazzi...ma al di là delle stupidaggini qualcosa nel loro disco di buono c'è, anche se sarà difficile scoprirlo ai primi ascolti. La musica di questo terzetto lombardo è molto difficile da catalogare, perchè gli a.s.a. Sono una band a tutti gli effetti, con chitarra, batteria, voce, più sax, clarinetto e synth vari, ma cosa tirano fuori dagli strumenti è allucinante. Non ci sono "canzoni" nei 55 minuti del disco, solo 3 lunghi pezzi, divisi al loro interno da diverse "situazioni" musicali, che vanno dal rumorismo più caotico agli strumenti che vanno per i cavoli loro, a dei loop di claudio villa su basi industrial a una parte vagamente più lineare dove c'è anche qualche testo (cantato volutamente coi piedi). Ecco, sicuramente è qualcosa che si avvicina più al rumorismo o all'ambient più pesante che non al rock o al metal, e in questo gli a short apnea sono stati bravi, nel creare atmosfere irrazionali e oniriche, puntando molto di più sugli strumenti "veri" che sugli effetti elettronici; purtroppo 55 minuti di questa roba sono troppi da essere sentiti tutti insieme, e non sarà facile giungere alla fine del disco. Simpatica l'idea di inventarsi una specie di "nuova lingua" (provate a decifrare il titolo), ma credo che questo disco potrà piacere solo ai veri amanti del genere.
Suburbia
Roberto Bonfanti
Esiste un punto in cui il rumore diventa musica o viceversa? Se esiste, si può chiarire esattamente dove si trova questo punto? E se non si può, allora chi stabilisce la distinzione fra i due termini? Un concerto come quello del blob di arcore che vede impegnati due dei gruppi più sperimentali che la scena italiana abbia mai visto in tutta la sua storia, è sicuramente una di quelle serate che fanno venire molti di questi dubbi ma, soprattutto, una di quelle esperienze che fanno inevitabilmente cambiare il concetto di "musica" e "rumore" dei presenti. Il pubblico nel piccolo salone del circolo arci della cittadina lombarda è solo di qualche decina di persone (una trentina o poco più, per la precisione) e non c'è un vero palco ma solo una parte della sala in cui sono ammassati gli strumenti (chitarre, organetti, computer, ecc...) E gli amplificatori, ma, nonostante tutto, lo spettacolo è qualcosa di unico. Aprono i tasaday, formazione sconosciuta ai più ma che può vantare una storia di quasi 20 anni: il concerto si presenta da subito come un affascinante viaggio a cavallo fra il post-rock, il noise più sperimentale e l'elettronica. Una performance molto intensa che a tratti lascia quasi senza fiato fra suoni che sembrano venire da un altro mondo ottenuti da bassi e chitarre violentati, un pc da cui scaturiscono ottime basi sperimentali, diversi effetti e manipolazioni, qualche (poca) voce distorta o campionata e l'inserimento della tromba in un paio di brani. Durante l'esibizione i tasaday presentano molti brani tratti dal loro ultimo lavoro "con il corpo crivellato di stelle", nonostante la rivisitazione live li faccia apparire molto diversi rispetto alle versioni presenti sul cd. Seguono gli a short apnea, gruppo noto soprattutto per essere un progetto parallelo di xabier iriondo (ex chitarra degli afterhours) ma che, specie dopo l'addio di xabier alla band di agnelli, rivendica più che mai un proprio spazio. Anche qui ci troviamo di fronte ad un ulteriore viaggio fra le sperimentazioni più impervie ed estreme in un'esibizione in cui è difficile stabilire quanto ci sia di programmato e quanto di improvvisato, nonostante molte parti si rifacciano ai due mini-cd live recentemente pubblicati dal gruppo. Suoni ottenuti nei modi più disparati (dagli organetti alle table guitar violentate nei modi più impensabili, con l'aggiunta di molti effetti e l'inserimento in alcuni brani del flauto, una conchiglia, campanelli e qualche chitarra) si accostano fra loro attraverso le combinazioni più particolari dando vita a attimi di puro delirio noise intermezzati da momenti più tranquilli frutto soprattutto delle melodie malate degli organetti, per poi tornare alle dissonanze ed agli improvvisi crescendo rumorosi. Anche per gli a short apnea come per i tasaday, i diversi brani si legano uno all'altro trasformandosi in un unico lungo viaggio psichedelico. Il pubblico segue con grande attenzione entrambe le esibizioni, quasi assorto e rapito dalla marea di suoni che riempiono la piccola sala e riservando gli applausi solo per la fine di ognuna delle due performances, come per non rompere con il clamore degli applausi l'atmosfera ed il filo ininterrotto che lega i brani fra loro. Una serata che, specie in un panorama musicale come quello attuale, rappresenta quasi un'esperienza mistica, un viaggio fra suoni e rumori d'avanguardia e atmosfere inedite. Chissà se un giorno gruppi così coraggiosi ed originali riusciranno anche ad avere il giusto consenso di pubblico... Ma forse questa è un'utopia, perciò accontentiamoci di essere stati fra i pochi eletti che hanno potuto godere di una simile esperienza.

Van match
Giuseppe Musumeci
Prendete gli u.s. Maple e chiudeteli in una stanza con stockhausen e captain beefheart di "trut mask replica " ed otterrete la formula per comprendere la musica degli a short apnea. Gia dalla confezione del cd contenente le foto dei tre asa ritratti come cadaveri nel portabagagli di una macchina e dalle frasi in una lingua incomprensibile scritte dietro le foto ci rendiamo conto che siamo di fronte a qualcosa di davvero interessante. Non siamo di certo delusi dall'ascolto perchè questo secondo lavoro degli a short apnea è davvero bello. " illu ogod... " è inquietante, distrugge completamente la teoria "canzone" sperimentando una nuova forma di melodia proprio attraverso la distruzione di essa. Gli asa sono anche match rock come nella seconda traccia delle tre complessive (durata tot. 55m10s) nonchè vagamente tortoisiani in molti tratti ... Questo disco è più scuro del layout del cd e più nero del petrolio che deve essere ancora raffinato.. Ennesimo ottimo disco di matrice wallace,complimenti.

Chiara
...credo sinceramente che sia il lavoro migliore che avete fatto finora: e' talmente destrutturato da assomigliare ai lavori di musica classica contemporanea o ai lavori di musica "d'ambiente" tipo brian eno al vertice della sua follia o simili. Sicuramente crea un mondo attorno a chi l'ascolta, l'unico fatto e' che, spesso, da' un senso di claustrofobia che fa star male, come se qualcuno ti avesse chiuso in una scatola nera e opaca, poi ti avesse agitato fino a farti perdere completamente il senso dell'orientamento... Lentamente riprendi a respirare, ma, nel momento in cui stai per ritrovare un certo equilibrio, tutto viene sballottato di nuovo ed ogni punto di riferimento cade, lasciandoti al punto di partenza, senza nessun appiglio. Io trovo che sia un lavoro fantastico, perchè non ha schemi e spinge chi ascolta a vedere, immaginare,insomma lascia un sacco di spazio per l'ascoltatore e questa e' una gran cosa. Sono bellissime anche le voci e l'inserto di quella vecchia canzone stile anni '50 o giu' di li'. Bene, adesso decido se andare a fare la spesa oppure suicidarmi, data l'allegria del luogo e la netta sensazione di trovarmi (lo dice sempre gema, la mia coinquilina) "come un polipo in un garage".

Giambeppe
E' da un mese che ho il vostro ultimo lavoro incastonato nel lettore del cd e vi volevo dire quanto mi piace. Non solo a me, anzi vi giro i complimenti anche di nico e vale che vista la mia scarsa disponibilità al prestito prolungato...(!), Se ne è subito accaparrata una copia pure lui da mirko. Lo trovo per i miei gusti ancora più bello del primo, che già mi era piaciuto; ma questo mi ha scosso e lo sento più vivo e "reale", nella visionarietà che già caratterizzava l'altro. Il primo sembrava guardare il mondo da dietro una cortina di ghiacchio, con gli occhi disillusi di un osservatore esterno; in questo invece mi sembra che l'occhio di chi guarda partecipi al vissuto, e che questo fatto stesso lo renda più scomposto. L'osservatore sta dentro il mondo e oggetto e soggetto, in una contaminazione reciproca di immagini e di umori, vibrano della stessa intensità, fino a risultare una cosa sola. I suoni sono caldi e la presenza del gruppo è fisica, anche negli inserti di elettronica. Una narrazione sonora senza un solo istante di cedimento, una trama perfetta, equilibri continuamente in moto; una regia lucidissima. E' un disco che porterò nel cuore, e mi sarebbe dispiaciuto non comunicarvelo apertamente.