A SHORT APNEA & GORGE TRIO
...just arrived
wallace 30
8 tracks
36"
2004
CD
Octopus
Mathias Dreyfuss
…Tout juste débarqué sur cette terre (la nôtre ?)
en apparence peu hospitalière, agressive, saturée d’énergies
sonores contradictoires, cet album aux allures extraterrestres, voire d’apocalypse
savamment mises en scène par l’emballage, arrive, il est là,
et déjà le sentiment de le voir fuir devant nous… Insaisissable
passage d’une musique enfantée dans la douleur d’un travail
obsessionnel et fascinant sur la matière sonore, rouillée, triturée,
fissurée de toutes parts par cet étrange conclave – deux
groupes italiens entre post rock et noise ici confrontés – réuni
trois jours durant de l’automne 2001 dans l’enfer d’un studio
d’enregistrement autour de guitares électriques, basses, percussions,
d’un rhodes et de bandes magnétiques égarées. Le
montage du tout a nécessité quelques années supplémentaires
pour aboutir à ce résultat intranquille... Voix distantes remixées
et noyées dans une musique glissante et insituable, amorces d’organisation
sonore perturbées et court-circuitées à mesure de l’avancée
sur ces espaces barrés d’embûches : l’auditeur se
voit sans cesse contraint, interrogé, aspiré même dans
cette étrange aventure d’écoutes multiples et écartelées.
Pour qui choisit de se laisser ainsi passer sur le corps au long de ces trente-six
minutes de résistance à l’idée même de musique
comme « passe-temps », l’épreuve peut se muer en
intérêt, voire, au prix d’autres efforts encore, en une
saisissante expérience de déconditionnement… Il s’agit
ici clairement de musique expérimentale, de chemins cherchés,
évanouis, retrouvés quelques secondes, mais où le sentiment
de la délivrance a semble-t-il été refusé jusqu’au
bout. Tout le contraire de ce que le langage actuel a pu nommer avec un certain
degré de cynisme l’écologie sonore.
Kathodik
Marco Carcasi
Nel Novembre 2001 gli italiani A Short Apnea e gli statunitensi Gorge Trio
si ritrovano in una sala della periferia milanese e si concedono tre giorni
di totale improvvisazione, chitarre elettriche e preparate, batterie, piano
Fender Rhodes, organi, nastri; tutto e di più. Seguono tre anni di
ascolti e discussioni sul materiale prodotto, tre anni che trascorrono distillando
l'utilizzabile dall'inutilizzabile per poi spararci dritti in faccia questi
36 minuti di sconnessioni finto psicotiche che rappresentano la visione degli
A Short Apnea su quei tre giorni trascorsi liberamente in viaggio nel suono.
Siamo ad un passo dalle produzioni della Fmp e più di una volta nel
corso dell'ascolto si materializzano gli spettri ghignanti di Bennink e Brötzmann
nell'incedere di certe burrascose progressioni ritmiche ma siamo nel 2004
ora e quindi scorrono senza apparente contrasto sotto i nostri occhi scatti
no wave ed escursioni su praticelli prossimi al no rock degli Starfuckers
ma senza istanze funk a spezzettare il tutto. Impossibile districare la matassa,
i due gruppi si incorporano e scorporano in una serie incessante d'ipotesi
frastagliate che solo raramente si ammorbidiscono in qualcosa di più
liquido. La quinta sezione tenta di rendere meno monolitico il programma ma
è comunque come infilarsi un bastoncino di carta vetrata nelle orecchie,
ed allora piace ed affascina notevolmente questa serie di scarti chitarristici
ora ebetizzati ora fragorosamente ritorti su se stessi in uno sputo molto
Pere Ubu di periferia del mondo come la sesta porzione strumentale mirabilmente
ci dimostra. Tre giorni di registrazioni, tre anni di cogitamenti; 36 minuti
di succo. Ci basta? Per il momento risposta affermativa tanto poi questa è
soltanto la visione personale degli A Short Apnea e quindi manca ancora all'appello
quella del Gorge Trio. Arriverà in futuro prima o poi vero?....
Sands zine
Alfredo Rastelli
Non proprio ‘appena arrivato’, il temuto incontro tra A Short
Apnea e Gorge Trio; l’aspettavamo infatti già da diversi anni,
precisamente dal novembre del 2001, quando la notizia di questo sodalizio
aveva tenuto banco tra le cronache dell’indie nostrano e gli infiniti
rimandi avevano già contribuito a farlo diventare un oggetto mitico.
Adesso che l’abbiamo finalmente tra le mani possiamo verificare con
mano (orecchio) cosa è venuto fuori da questo incontro tra due delle
band più quotate in ambito free-rock. Ci mancavano da un po’:
del Gorge Trio potremmo verificarne la tenuta con il nuovo disco in uscita
in estate per la benemerita Skin Graft; degli ASA non si sa ancora nulla di
preciso ma scampoli di essi li ritroviamo spesso nei lavori che i tre fautori
tengono al di fuori del gruppo madre. “…Just Arrived” è
il frutto di tre giorni di improvvisazione radicale in cui i due gruppi si
sono sfidati a colpi di guitars (electric e table), drums, rhodes piano, organ
e tapes. Il tutto è stato poi tagliato, ricucito e missato in studio,
senza pause, dagli A Short Apnea, conferendo al disco un’omogeneità
di fondo che va oltre le più rosee aspettative. Questo sestetto applica
la tecnica collagistica e le sonorità no wave ad uno spirito free jazz
(Port 4 ….31 08 2003, Port 7 ….17 11 2001), destruttura il rock
(Port 6 ….19 07 2001), invade i confini della sperimentazione elettronica
(Port 1 ….24 02 1997). Spiriti affini, sicuramente, tanto che non si
riesce a capire dove finisca l’abilità di uno e inizi quella
dell’altro. Se il suono secco e graffiante è certamente quello
che ha recentemente esibito, dal vivo e nel tour CD dello scorso anno, il
Gorge Trio, l’uso percussivo delle table guitars e dei nastri analogici
non può che richiamarci gli sperimentalismi tanto cari ad A Short Apnea.
Più difficile l’attribuzione di determinate aperture post-rock
che riconducono agli esordi di entrambe le band. Alla fine, poco importa;
resta un suono in gran parte devastante ed incompromissorio, ostico ma tutt’altro
che indigeribile. Non ve ne libererete facilmente.
Guts of Darkness
Progmonster
Voilà. Pour moi, c'est ça aussi la musique. Ou en tout cas,
une manière de la concevoir. Réunis pendant trois jours seulement
pour des séances d'improvisation dont le maître mot fût
jusqu'au boutisme, A Short Apnea et le Gorge Trio ne s'imaginaient sans doute
pas alors que le plus dur restait à venir. En effet, il leur aura fallu
presque trois ans pour venir à bout du matériel enregistré
; à force d'écoute et de réécoutes, de découpages,
de montages, de traîtements, de collage, en fait, une simple question
de choix, parfois difficiles au milieu d'autres qu'on imagine plus évidents,
la mise en scène de cet évènement ponctuel, leur interprétation
de la chose, se concrétise enfin sous l'habillage de "...Just
Arrived", un condensé d'un peu plus d'une demi-heure fait d'une
musique qui a besoin de contraintes pour lui donner l'illusion d'être
libre. A mi-chemin entre les démarches parfois gonflantes des groupes
post rock et un héritage noise que l'on doit autant à Sonic
Youth qu'à The Ex, les deux groupes italiens mis à contribution
ici s'en sortent avec plus que les honneurs. C'est un peu la méthode
"In the Fishtank" du label Konkurrent qui est appliquée ici,
mais pourquoi bouder son plaisir, surtout si le résultat est à
la hauteur ? Il se passe plein de choses sur "...Just Arrived",
des moments de tensions côtoient d'autres plus sournois qui peuvent,
à tout moment, déboucher sur une cacophonie contrôlée
où tous les instruments (guitares, basses, percussions, batteries,
claviers vintage, bandes préenregistrées) s'en donnent à
coeur joie sans que jamais l'un prenne le dessus sur l'autre. C'est ça
aussi toute la force de ce projet ; il finit par se convertir en une puissante
lame de fond qui vous submerge d'un seul coup sans demander son reste. Une
musique trippante qui se donne des airs de fin du monde. Pour peu, on se laisserait
vite prendre au jeu. Recommandé donc aux amateurs d'abstractions en
tout genre susceptibles de provoquer des sensations fortes.
Altremusiche
Michele Coralli
Certe esperienze di area impro/noise e lignaggio rock devono evidentemente
ancora trovare migliori sedimentazioni per liberarsi di certo "spontaneismo"
e guadagnare un posto di rilievo nel panorama della musica informale ed estemporanea.
Là dove regna una totale indifferenza, o comunque distacco, nei confronti
della forma, necessita una particolare sensibilità nei confronti della
creazione del suono e di ogni sua possibile dimensionalità e stratificazione,
cosa che aiuterebbe il nostro cervello a dare "forma" a qualcosa
che forma non ha. Questa la personale premessa per introdurre questo lavoro"…
appena arrivato" di A Short Apnea, la cui compagine (Magistrali, Cantù,
Iriondo) si allarga con l'aggiunta del trio Gorge (Dieterich, Popple, Rodriguez)
in questo set che raccoglie una tre giorni di registrazioni in presa diretta,
catturata all'interno di una sala nella periferia milanese. Al di là
di qualche schitarrata di troppo, i panorami tratteggiati dal sestetto inneggiano
a uno schietto gusto per l'elettricità vintage di matrice rock, da
cui vengono banditi loop, campioni e trattamenti digitali (tranne, evidentemente,
che in fase post-produttiva). Di fronte a questo, un plauso alla qualità
professionale imposta alla resa del suono, il cui merito principale spetta
probabilmente a Magistrali, che già avevamo avuto modo di apprezzare
in altri lavori Wallace, per così dire, "nobilitati" dall'alto
profilo audio (oltre che dalla sempre valida grafica di Mirko Spino). In approcci
analoghi non è raro quel "riverbero" oratoriale che situa
nel peggiore soundscape session anche virtuose, ma con scarso background produttivo.
Kronic
Roberto Bonfanti
E` un disco strano, questo "Just arrived"... ok, ora qualcuno dirà:
"e quando mai gli A Short Apnea ne hanno fatto uno normale?!?" certo,
questo è vero, ma questo è forse ancora più particolare
a partire dalla genesi con quasi tre anni di lavoro per rielaborare e tradurre
nei 36 minuti del disco le registrazioni dei tre giorni di improvvisazione
degli A Short Apnea accompagnati dal Gorge Trio, senza dimenticare i titoli
dei brani rappresentati da 8 date che hanno probabilmente senso solo per i
membri della band. Un lavoro curato dai tre A Short Apnea in modo quasi maniacale
dunque, e questo si traduce in un disco piuttosto ostico anche per gli standard
del folle trio milanese: un lavoro che parte in sordina con qualche momento
forse non del tutto riuscito ma cresce poi via via che le tracce si susseguono,
pur restando un po` sotto i livelli a cui la band ci ha abituato negli ultimi
anni. Le coordinate, sia chiaro, sono più o meno le stesse dei precedenti
lavori del trio: un noise folle e paranoico, un sound disturbato ricco di
un`infinità di sfaccettature frutto dei diversi suoni e strumenti che
si intrecciano in modo apparentemente caotico. Insomma, il tipico disco degli
A Short Apnea che questa volta va ascolato con attenzione più che mai
maniacare per poter cogliere tutte le sfumature di un sound che questa volta,
pur con tutto il rispetto per quella che resta una band seminale nel panorama
dell`avanguardia italiana, appare forse fin troppo studiato ed un po` meno
affascinante di altre volte.
Music Club
Roberto Michieletto
Prendi sei musicisti estremamente creativi, rinchiudili per tre giorni in
uno studio di registrazione e poi lascia maturare il tutto (ovvero quanto
di musicale partorito) per almeno tre anni. Il risultato è ‘…Just
Arrived’, concentrato sonoro ottenuto dall’unione strumentale
e mentale di A Short Apnea e Gorge Trio, due formazioni assimilabili l’una
all’altra per un comune approccio alla composizione e per un comune
sentire rock che va oltre, partendo da quelli che erano i presupposti del
post (rock) per giungere a quelle che sono le codifiche non omologate dell’avant
(rock). E così tra silenzi incombenti, rumori, dissonanze, frustate
ritmiche sbilenche e disarmonie si sono materializzati otto brani in cui le
intuizioni, le improvvisazioni e le meditazioni trovano un punto di accordo
stabile nella somma e sottrazione di suoni rumorosi. Suoni ben concepiti.
Liberazione
Nel 2001 gli italiani A Short Apnea e gli statunitensi Gorge Trio si chiudevano
per tre giorni in studio e suonavano in libertà mettendo al bando loop
e campionamenti vari. Oggi, tre anni dopo, una mezz’ora abbondante di
quell’incontro arriva su disco. L’album è gradevole, a
tratti esaltante, anche se si sente un po’ la mano degli A Short Apnea
nella scelta dei brani e nella postproduzione. Chi ama l’improvvisazione
noise troverà pane per i suoi denti.
Freak Out
Roberto Villani
In tre fanno già un gran casino. Dove vorranno mai arrivare se chiamano
i Gorge Trio accanto a sé? E pensare che un tempo dischi del genere
non mi sarei avventurarti neanche a de-cellophanarli. Ma è così:
c’è un salto nella percezione da compiere per assimilare utilmente
l’essenza della sperimentazione noise d’avanguardia: prima di
esso c’è la sordità totale, dopo è questione quasi
di fede, o comunque c’è un mondo sconosciuto che si apre a noi,
e che, in qualche modo, è già dentro di noi ma nascosto. Ok,
sempre qui a battere su ciò che si muove dentro di noi e che non ha
forma, non ha volto, nno è conosciuto. Ma la musica, che cos’è?
E’ il refrain che ti inchioda o semplicemente un linguaggio dalle molteplici
possibilità espressive? “Semplicemente”: perché
A Short Apnea, Gorge Trio, Tasaday (già che ci siamo), pur nell’elaborazione
del loro sound, materializzano il primitivo – che non è la cantilena
che può scaturire dalla testa di un bambino, ma il suono che ognuno
di noi, in uno stato di tabula rasa, in assenza di altra musica, può
concepire. E difatti, “…Just Arrived” è, senza mezzi
termini, totale improvvisazione. Chitarre elettriche, batterie, piano rhodes,
organi, chitarre “preparate”, nastri (tutto al plurale, notato?).
La data è Novembre 2001. Due anni e mezzo perché il frutto di
tale estremo happening fosse selezionato, sminuzzato, ricomposto, levigato,
missato. E divulgato. Qualcosa da capire? Sì, no, forse. Potremmo trovarci
di fronte un guazzabuglio random senza capo né coda. Ma qui entra in
gioco l’esperienza, la fantasia, l’inclinazione, la sensibilità
del musicista. L’improvvisazione non esclude affatto che il sound, nel
suo divenire, possa seguire percorsi coerenti di progressione e stasi, armonia
e caos, lucidità e ipnosi, pur in assenza di un filo conduttore che
possa accrescere quel frammento di ispirazione già latente (le 8 tracce
non hanno nome – 8 “porti”, proprio così denominati,
con una data affianco). Ora io non me la sento di rincorrere il numero di
righe dedicate ai cugini Tasaday (che ormai, peraltro, coinvolgono tutti i
tre ASA). Non è questione di differenza nell’accuratezza di indagine
che si possa effettuare tra qui e “In Attesa, nel Labirinto”.
Più passa il tempo, più, paradossalmente, le parole diventano
inadeguate a racchiudere l’essenza di queste profondissime esplorazioni
negli abissi genetici, nella struttura elementare, quasi “molecolare”
del suono. Cosa cacchio vi rimane a voi lettori di queste parole finchè
non vi lanciate nell’ascolto?! E se proprio avete bisogno di un “nome”
per fare questo passo, qui c’è Xabier Iriondo, Fabio Magistrali,
Paolo Cantù. E Gorge Trio. Valide alternative? Aspetto segnalazioni.