ZU with XABIER IRIONDO / ICEBURN
Phonometak Series 1
9 Songs
27 Minutes
Released: September 2006
10" vinyl
mp3 : Epsilonia Radio Transmission
Sands-Zine
Alfredo Rastelli
Serie che va, serie che viene: chiude la Wallace Mail Series ed apre la Phonometak
Series in collaborazione tra Mirko Spino della Wallace e Xabier Iriondo con
la sua Phonometak Laboratories, etichetta che nasce dal negozio specializzato
in oggetti e strumenti musicali vintage che lo stesso Xabier gestisce in quel
di Milano, il SoundMetak. La serie pubblicherà solo split (mi par di
capire) in vinile da dieci pollici, sullo stile dei 78 giri che uscivano negli
anni ‘20. Ad aprire la serie una sfida al rumore tra gli Zu (con la
partecipazione dello stesso Xabier Iriondo) e i redivivi Iceburn. Le cinque
tracce ad appannaggio della coppia Zu/Iriondo sembrano guidate da una buona
miscela di improvvisazione e noise (ottima la sintesi di 3 Rivers Conjunction),
da far concorrenza agli stessi Iceburn, tanto che, se non fosse per il riconoscibilissimo
sax di Luca Mai che di tanto in tanto spunta fuori (Momentum), non sapremmo
dire quale dei due lati del disco si stia ascoltando. I quattro infatti sono
jazz quanto possano esserlo gli attuali Flying Luttenbachers (How We’re
Being Manipulated), risaltando più che altro il lato noise-prog come
qualche vecchia gloria della Pandemonium Records. It’s Irrelevant Now
chiude il loro lato riportando il trio romano negli schemi conosciuti. Più
conforme ai nostri ricordi il sound degli Iceburn impegnati alternativamente
con cavalcate psycho-noise, momenti prog conditi da radicali cambi di atmosfera
(Odin’s Beard), dilatate derive rumoriste (Swallow Mighty Earth) ed
eccellenti improvvisazioni (1000 Miles Stallion). Chi la letto le mie recensioni
in questi anni sa quanto sono stato affezionato a quei piccoli gioiellini
di musica che la Mail Series sfornava; ci mancherà sicuramente ma se
il buongiorno si vede dal mattino avremo tante buone nuove anche dalla Phonometak
Series. Non resta che attendere.
Il Tirreno
Guido Silotto
Con la fine di Mail Series, s’inaugura Phono Metak Laboratories, una
serie di split ancora in un formato originale, stavolta in vinile 10”.
Ad iniziarla, sul lato A l’inedita coppia Zu & Xabier Iriondo, che
condividono il disco con la band Usa Iceburn, posizionata sul lato B. Un disco
che è terreno fertile per l’improvvisazione radicale offerta
da entrambe le compagini: la prima parte è tutta a base di noise-jazz,
caos e ossessione, mentre gli Iceburn si cimentano con adeguata convinzione
in un tremendo post-core cupissimo e rallentato, ai confini col puro rumore
Kathodik
Marco Paolucci
La Wallace Records ci riprova con la sperimentazione oltre che nella musica
anche nel formato di fruizione creando questa serie di split in vinile formato
10’’ in collaborazione con la PhonoMetak Laboratories, ramo discografico
della Sound Metak di Xabier Iriondo. In questa prima uscita fa letteralmente
collidere i magmatici Zu allargati nella formazione dallo stesso Xabier Iriondo
da un lato sia letterale che materiale, e dall’altro gli Iceburn formazione
attiva nella sperimentazione del genere ‘skate-core’, fusione
di jazz metal, e hardcore. La matassa sonica in se stante nella sezione Zu
e Iriondo è dipanata in maniera eccellente, metronimica tanto basta
da potersi autoconcepire da sola senza fronzoli inutili, cinque brani di pura
concretezza pentagrammatica da risultare paradossalmente piacevoli anche nel
loro delirio sonico/vocale di Big Sea Warnings. Le altre tracce mostrano una
coesione interattiva incredibile e delicata, piacevole e dura che rende buona
la parte A…Girato lato gli Iceburns sinceramente risultano pedessequamente
simili e praticamente inutili alla concezione del progetto discografico. Una
sorta di Zu più distorti a cui sicuramente nuoce la presenza/contrapposizione
dei nostri e che non lascia niente più che un vago ricordo di circostanza.
Giudizio dimezzato ma obbligato. Sette per il Lato A, cinque per il lato B.
Music Club
Roberto Michieletto
Giunta al termine la Mail Series, la Wallace si accoppia con la PhonoMetak
Laboratories (affiliata della Sound Metak di Xabier Iriondo, sempre lui...)
e dà vita a questa nuova collana di split, che potrebbe riservarci
sorprese interessanti. D’altronde l’accoppiata Zu (per l’occasione
incrementati dalla presenza di Xabier Iriondo, che a questo punto presumo
troveremo pure sul prossimo disco di Pino Scotto...) e Iceburn (Iceburn!!!)
è una delle certezze assolute del mondo musicale. I primi, che espandono
ulteriormente la propria visione sonora incorporando parti elettroniche e
inserendo la voce brutale del sassofonista Luca Mai in ‘Big Sea Warnings’,
dimostrano di aver acquisito una sicurezza e una maturità impressionanti.
Sono in grado di suonare ciò che vogliono, imbastardendo oltre ogni
limite (e ben oltre quanto fatto dalla stragrande maggioranza delle band in
circolazione) il jazz/noise/core da cui erano partiti; non posso far altro
che definirli unici! Gli Iceburn se ne escono con quattro tracce di esplorazione
avant-post-core e dando un’impronta più minacciosa, corposa e
sinistra alle trame rispetto a quanto ci avevano fatto ascoltare nelle ultime
prove in studio; bravissimi.
Il Mucchio Selvaggio
Alessandro Besselva
Questa è la prima emanazione discografica di quel laboratorio-installazione-negozio
di strumenti musicali atipici che risponde al nome di Soundmetak e che Xabier
Iriondo ha aperto a Milano con l’intenzione di trasformarlo in un crocevia
delle musiche più estreme e periferiche: uno split rigorosamente in
vinile a dieci pollici tra gli americani Iceburn e gli Zu (i quali hanno coinvolto
il chitarrista nelle session) che inaugura una nuova etichetta, la Phonometak.
Tralasciando per questioni di target e formato la prova degli statunitensi
– il cui jazz-core disarticolato e imponente si dipana lungo quattro
brevi momenti improvvisativi, tra schemi free, risonanze prog e noise-jazz
–, concentriamo lo sguardo sul trio romano, le cui composizioni sono
infiltrate dalla presenza disturbante di un Iriondo alle prese con chitarra,
table guitar e fonti sonore inconsuete. Difficile anche questa volta trovare
una pecca nella prova dei romani e dell’ospite, sempre attenti a non
ripetersi pur restando all’interno di schemi già collaudati:
ne escono fuori una “Big Sea Warnings” con fischi e frequenze
impazzite che si infilano in una fittissima sassaiola di basso e batteria
e Luca Mai impegnato in un inconsueto canto di gola che si avvicina a certo
death metal, una “Momentum” allucinata e distorta, una “3
Rivers Conjunction” tutta stop’n’go e strumenti imbizzarriti,
una metallica, cupa “How We’re Being Manipulated” ed infine
una magmatica e convulsa “It’s Irrelevant Now”. Ancora una
volta impeccabili
Rock It
Sandro Giorello
Gli Zu compaiono nuovamente su queste pagine grazie a un nuovo disco Wallace
Records - qui in coproduzione con la PhonoMetak Series - uno split insieme
agli Iceburn. Di questi ultimi scriviamo: di Salt Lake City, formati da Gentry
Densley, un piccolo monumento per quel metal misto jazz che spintonava negli
anni ‘90. Ma in queste pagine poco ci interessa dei gruppi di Salt Lake
City, e quindi, gli Iceburn, li tralasciamo. Parliamo degli Zu: formazione
romana attiva da più di 13 anni, punk jazz acrobatico (come citavano
alcuni loro manifesti), dal parere di chi vi scrive: una delle migliori realtà
italiane. E’ nota la prolificità della band ed è anche
noto che gli Zu, da anni, non fanno un disco uguale all’altro. Con il
precedente “How to raise…”, sembrava avessero riabbracciato
uno stile abbastanza coerente a quelle che erano le loro origini (era molto
simile a “Live in Helsinki”, uscito nel 2003 per la Tang Plastik,
un riassunto di cosa potevano essere gli Zu tra “Bromio” e “Igneo”).
In questo episodio si aggiunge al terzetto Xabier Iriondo (figura più
che nota nell’ambiente rumoristico e dintorni), si ribalta nuovamente
la situazione, cambia la musica, cambia il modo di scrivere e ci si butta
a testa alta nel metal. “Tom Araya is our elvis” ci dicevano 2
album fa, e già, lì, si poteva cogliere qualcosa, una sorta
di dichiarazione di intenti futuri. E il futuro è arrivato: la voce
gutturale, la chitarra pesante, e la batteria che carica e che ricorda Dave
Lombardo nei Fantomas. Ovvio, nulla resta quel che è, negli Zu. Tutto
cambia in fretta appena il sax interviene. E interviene in maniera fottuta:
una nave free che si scontra contro un iceberg. Nello scontro il sax ha la
meglio, ovvio. Iriondo fa bene il suo lavoro: i suoi rumori riempiono gli
spazi lasciati liberi dall’asse Pupillo-Battaglia, aiuta la composizione
a diventare ipnotica e ci da quel taglio acido in più, più che
piacevole. 10 minuti sono pochi, e sarebbe sbagliato dilungarsi oltre. Qui
abbiamo un altro bel capitolo della saga. Un disco non fondamentale, ma da
avere comunque. Certo
Komakino
Paolo Miceli
Degli Zu se ne possono sentire solo lodi e pregi in giro. Mostri del free,
un bassista obiquo (Massimo Pupillo) per le Sue apparizioni (senonché
fenomenale a mia memoria sul disco jazz The Williamsburg Sonatas ( leggi vecchia
komarecensio)), insomma, magari non Ti ci affezioni, ma non puoi non restarne
impressionato/a per l'attitudine musicale. Questo split, vede special guest
per i Zu l'altro omnipresente Xabier Iriondo, - insieme sviluppano un impatto
tagliente, che sulla prima traccia si traduce anche in un cantato tombale
metal, quasi punto d'incontro in questo jazz punk. Gli altri pezzi, tutti
strumentali, hanno una sorta di atmosfera elettrostatica, nervosa, con percussioni
in continua tensione, sax strozzato, e chitarra picchiata e macellata (sentila
su It's Irrelevant Now, sembra quasi un asino su un'altalena hiiiiiii-oohhhhhhh).
Un'ottima produzione di suoni, non c'è riposo, è quasi un incubo.
Gli Iceburn, attivi anche Loro dagli anni 90, from salt lake city / revelation
rec, sono invece più granitici, tra retogusto math-rock e macchie di
jazz, - il suono compatto e meccanico li fa risorgere dall'esperienza orchestrale
passata e amalgamare agli Zu, per quanto le batterie siano + violente e presenti,
in un collage di sangue e fuoco tantrico.
If You google about Zu releases and exibitions, You cannot reading but ovations and praises. Excellent in experimental free music, seeing an ubique bass-player (Massimo Pupillo) for His presence in lots of side-projects (phenomenal, at my memory, with The Williamsburg Sonatas release, read past komareview), - i mean, maybe You don't exactly fall in love with all that, but You cannot but appreciate the impressive musical attitude. This split cd features Xabier Iriondo as special guest (one more ubique being in italian indie scene), and together They're able to produce a cutting impact, that on the opening track turns into a sung somewhat evil and metal, kind of meeting point in this jazz punk. The other songs - all instrumental - have a sort of electrostatic atmosphere, nervous, with percussions in an everlasting tension, chocked bartone saxophone, and guitars beaten hard, half slaughthered (listen to it on It's Irrelevant Now, - it sounds as a jackass on a see-saw). An excellent sound production, - there's no rest, it's almost a nightmare. The Iceburn, on the scene since early 9o's too, from salt lake city, usa, revelation rec, are more granitic, in a math-rock after-taste and dirty jazz, - the music is compact and mechanic, it's like They rise from the past orchestra experience and blend into Zuism with the three-formula (two guitars and drums), - even if Their beat is heavier and stronger than Zu, in a collage of blood and tantric fire.
Freak Out
Vittorio Lannutti
Con questo prima uscita nasce una serie di 10” in vinile ed in edizione
limitata, frutto della collaborazione tra la Wallace e la PhonoMetak Laboratories,
diramazione discografica di Sound Metak di Xabier Iriondo. Questo split è
in comproprietà tra gli Zu, che tornano ad affiancare lo stesso Xabier
Iriondo, e gli Iceburn. I primi cinque brani sono la massima esaltazione dell’improvvisazione
radicale e quindi totalmente libera. Il trio jazz-noise romano si trova perfettamente
a suo agio con le svisate chitarristiche e gli approfondimenti di noise elettronico
di Iriondo. Gli Massimo e co. danno il meglio di loro mantenendo sempre costante
una tensione paradossalmente frenetica ed insofferente che ben si combina
con gli anarchismi sonici dell’ex Afterhours. In “Momentum”,
infatti, i romani e Iriondo si rincorrono in continuazione, scontrandosi o
percorrendo strade parallele, mentre l’eccitazione tesa iniziale “We’re
being Manipulated” a metà del brano si schianta e da lì
stenta a riprendersi, ma si muove ugualmente, proprio come i personaggi del
“Crash” di Cronemberg. Gli Iceburn, alfieri dell’hardcore
Usa in questi quattro brani si lasciano andare ad un post-core molto più
tirato di quello dei Neurosis, ma superato dalle inflessioni di free-jazz.
Se in diversi momenti tirano al massimo poi preferiscono rallentare tornando
ad una catartico hardcore, rigorosamente non puro, ma ben contaminato con
un elettronica noise, da fari invidia a Trent Reznor
Previ Rotation
Andrea Prevignano
Inaugura una serie di 10" split questo fortunato accostamento tra i romani
Zu e gli Iceburn (Salt Lake City, UT), formazioni che dopo percorsi analoghi
e sofferti sono giunti alla scelta radicale dell'improvvisazione, della forma
libera, dell'emancipazione dalle costrizioni melodiche, armoniche e ritmiche
del rock. Gli Zu, nati dalle ceneri di Gronge, noti soprattutto nei circuiti
"off-off" americani per il loro free jazz di derivazione hardcore
(specularmente opposto il cammino di John Zorn - al quale il trio viene spesso
accostato - che dall'ossessione colemaniana è arrivato al grind e al
crust) confermano la potenza di fuoco già esibita nell'ultimo "The
Way Of The Animals Powers, dove la componente "heavy", melvinsiana,
è quella che subito si impone: il baritono di Luca Mai si inscrive
perfettamente nel suono spiralico del gruppo che per l'occasione ospita anche
la chitarra elettrica e la table guitar di Xabier Iriondo (ex Afterhours,
ex A Short Apnea, titolare della SoundMetak, la cui sussidiaria PhonoMetak
pubblica questo disco). Gli Iceburn, ex punte di diamante del postcore anni
Novanta, optano per uno spiazzante intreccio sonoro che ruba pesante staticità
e passo marziale dal doom e dallo stoner estremo di Sunn O))) e accelerazioni
dal postpunk disperato, straziato e urlato dei Colossamite, grazie alla ormai
consueta formula del trio con doppia chitarra (di cui una "detuned").
Orgoglio capitolino: i nostri ne escono vinitori. Un vinile dal peso specifico
spropositato.
Music Alutis
Idomus leidinukas. Isivaizduokite death metal vokala, avangardinio roko muzika,
plius krapštukizmus vienoje vietoje, ant viršaus umetame saksofona,
kitus nerealius instrumentus ir gauname ši kokteili. Gavosi gana originaliai.
Savaime supranta danai nepaklausysi, bet bent susipainimui viena
karta perklausyti butina.
Artists and Bands
Paolo Marchegiani
Questo lavoro degli ZU+Xabier Iriondo/Iceburn pubblicato dalla Wallace Records
dà il via libera ad una serie di vinili 10'' molto interessanti. Le
due bands sono in qualche modo accomunate dall'aver intrapreso un cammino
musicale per molti versi consimile dopo una lunga gestazione prediligendo
la valorizzazione della sperimentazione più radicale, la totale liberazione
dalle cinture melodiche, del ritmo e della struttura armonica del rock; parafrasando
i surrealisti si potrebbe parlare di "parole musicali in libertà".
Gli Iceburn sono un gruppo di Salt Lake City già noto negli anni Novanta
nella sfera postcore per la dirompente potenza di fuoco della loro musica,
strutturata attorno ad un complessa commistione di sonorità per parte
tributarie dello stoner e del doom più spericolato di Sunn O))) ma
il suono è ricco altresì di divagazioni postpunk, non hanno
mai fatto mistero di apprezzare i Colossamite, valorizzate dalla soluzione
del trio con duplice chitarra: una è detuned per precisa scelta. Xabier
Iriondo figura nel vinile impegnato alla chitarra elettrica ed alla table
guitar mentre i romani ZU, la cui apprezzatissima attività ha origine
dall'embrione Gronge, si sono fatti le ossa prevalentemente negli ambienti
off statunitensi grazie alla particolare miscela musicale nella quale la matrice
free jazz sfocia in una diramazione hardcore. Solo apparentemente il loro
orientamento può apparire analogo a quello di John Zorn, avendo quest'ultimo
sviluppato un itinerario esattamente opposto procedendo dalla infatuazione
Colemaniana verso il crust ed il grind. Nel lato A del vinile ZU ed Iriondo
mostrano tutta il loro considerevole valore artistico passeggiando disinvoltamente
in pezzi come Big Sea Warnings, con abiti musicali griffati grind-noise. Questa
soluzione, per molti versi singolare, confluisce poi in tempeste di improvvisazione
liberissima come in Momentum o in frammentazioni e seghettature del ritmo
in How We’re Being Manipulated, oppure in un maestoso incedere per It’s
Irrelevant Now. La proposta più marcatamente heavy, quella dei Melvins
per intenderci, si fa largo con prepotenza grazie anche alle opportune capacità
di innesto nella vorticosità del suono da parte del sax baritono di
Mai. Il lato B invece è denotato dal "primato" degli Iceburn
con una attenta opera di scandagliamento delle tonalità del nero effettuata
con una sorprendente asimmetria nell'alternanza tra scatti improvvisi e grevi,
come in Odin’s Beard, oppure frantumazioni del ritmo e ascensioni ambient
e sgretolamenti sonori rispettivamente in Swallow Mighty Earth e Shaolin Taco.
Un vinile assolutamente imperdibile.
Mescalina
Alfonso Fanizza
Lo abbiamo recentemente ribadito come l’ex Afterhours Xabier Iriondo
sia uno degli esponenti più attivi sulla scena indipendente italiana
degli ultimi anni, tanto da trovarci ancora una volta a parlare di lui e di
una sua iniziativa. L’occasione ci viene offerta dalla pubblicazione
di “PhonoMetak series”, uno split concepito dalla collaborazione
tra la SoundMetak dello stesso Iriondo e la Wallace Records di Mirko Spino,
nella quale vengono ospitati gruppi ed artisti che i due “guru”
conoscono ed apprezzano, e che entrambi intendono promuovere. L’iniziativa
realizzata esclusivamente in formato vinile 10” (a rievocare i 78 giri
d’inizio secolo) vanta, per l’occasione, la partecipazione di
due formazioni già consolidate come i romani Zu e gli statunitensi
Iceburn. Sul lato A del disco, a fare gli onori di casa, aprono le danze proprio
gli Zu: terzetto attivo sin dalla metà degli anni ’90, vantano
già la pubblicazione di diversi album ed una discreta attività
live in giro per l’Europa e gli States. Gli Zu assolvono il loro dovere
proponendoci nell’arco di cinque brani (“Big sea warnings”,
“Momentum”, “3 rivers conjunction”, “How we’re
being manipulated” e “It’s irrelevant now”) una miscela
sonora oscillante tra hardcore, jazz e noise, espressa con il tipico piglio
strumentale basato sull’intreccio tra basso (Massimo Pupillo), batteria
(Jacopo Battaglia) e sax (Luca Mai) e con il fondamentale apporto dell’onnipresente
Iriondo come musicista, suoi alcuni fraseggi di chitarra, table giutar, monochord
e strumenti vari. Il lato B è invece tutto nelle mani degli Iceburn,
considerati come uno dei progetti più avventurosi della musica rock
del decennio passato. Allo stesso modo, il trio americano, capitanato dal
chitarrista Gentry Densley, contribuisce proponendo quattro brani (“Odin’s
beard”, “Swallow mighty earth”, “1000 miles stallion”
e “Shaolin taco”) risalenti al 2001 e che sembravano andati quasi
persi, composizioni che assumono una valenza espressivamente progressive rock
fusa con il jazz, il metal e l’hardcore, sempre strumentale (due chitarre
ed una batteria), e lontana dallo skate-metal con cui avevano mosso i primi
passi. Due formazioni di notevole spessore che renderebbero contenti anche
tutti quegli appassionati che amano la genuinità del suono ottenuto
dall’impatto di una puntina sul vinile.
La Scena
Rugger Trast
La stanza in penombra. Un angolo rischiarato dalla luce proiettata a breve
distanza dal fuoco acceso nel grande camino di marmo sul quale trionfava lo
stemma di casa Wallace. Affondato nella scomoda oziosità della poltrona,
lisciando con una mano il pelo di un gatto siamese incredibilmente ciccione
e roteando lentamente e in senso antiorario con l’altra un calice di
tamarindo, il dottor Wallace rifletteva sulle cause dell’effetto serra.
Improvvisamente, un sorriso si stampò sulle sue labbra. “La stavo
aspettando, Signor Iriondo”. Dal fondo della stanza, una porta si era
aperta. “Dottor Wallace…”. “Non vanno bene le cose
tra noi, signor Iriondo?”. “Certo, Dottor Wallace. Il nostro è
un sodalizio dalla solidità più unica che rara.”. “E
allora, signor Iriondo, cosa la turba?”. “Dottor Wallace, io ho
bisogno dei miei spazi. Voglio fare vinili 10’’. Il dottor Wallace
per un momento non emise nessun suono che potesse tradire il suo essere vivo.
Poi, con un filo di voce, disse: “E sia”. E’ certamente
questa la gotica situazione che ha portato alla nascita della PhonoMetak Series,
progetto a metà strada tra Wallace Records di Mirko Spino e PhonoMetak
Labs, il braccio discografico che fa capo a SoundMetak di Xabier Iriondo.
La serie, che si propone di ospitare artisti che le due realtà conoscono
e apprezzano, si apre con lo split in vinile 10’’ di Zu with Xabier
Iriondo e Iceburn. La violenza dell’incipit, (Big Sea Warnings) è
quasi debilitante per le orecchie ma c’è tutto quell’insano
frullato di dinamiche jazz e sonorità noise-metal che, risolta l’equazione,
significa Zu. “L’iriondità” del progetto viene fuori
soprattutto nel sapore di un’improvvisazione radicale, (Momentum), che,
come un granturchese si tuffa nel latte, si getta a capofitto nella consueta
e ormai nota abilità di decostruzione-ricostruzione sonora: gli strumenti
si scollano di dosso l’etichetta di oggetti preposti alla produzione
di musica, (3 Rivers Conjunction), e diventano distributori automatici di
universi paralleli, ma anche perpendicolari, in cui le urla strazianti di
esseri a noi sconosciuti ma già in via di estinzione, (e senza il nostro
aiuto!), si alternano a quella che pare essere la descrizione in termini sonori
codificati del massacro. How we’re being manipulated conferma l’ipotesi
che qualcosa di sinistro sta per accadere, con l’avvicinamento di dinamiche
scomposte gradualmente risucchiate e coperte da un vortice nero e distorto.
Un nuovo grido che si trasforma in un’altalena orrorifica, (It’s
irrelevant now), sospinta dalla rivolta dei suoni, una ribellione meccanica
e matematica. Poi ancora l’allontanamento, una sorta di piano sequenza
sui cocci del disastro e la timida fuoriuscita dalle macerie delle teste dei
sopravvissuti. E dagli Zu si transita, con inaspettata delicatezza, agli Iceburn.
Il ghiaccio che brucia fa subito male. Siamo nel territorio delle crudité
metal, sulla strada per le tenebre sonore, guidati senza scampo da un sintetico
tappeto rosso che si stende per tutta la durata del primo pezzo…Brrrr….
Ancora una volta, c’è la sensazione che, annunciata da fischi
e fiaschi, la fine del mondo debba sopraggiungere tra cinque minuti scarsi,
(Swallow Mighty Earth). E’ quasi un proclama letto su un balcone in
pericolo di crollo da un paggio stravolto e spettinato, che parla solo perché
sotto la minaccia di una sciabola affilata. Ten Miles Stallion arriva proprio
nel momento in cui la mia valigia per l’aldilà era stata ultimata
e riempita per bene di abiti adatti ad affrontare l’afa infernale. L’atmosfera
cambia. Il dubbio si allontana, e con lui il terribile sospetto dell’imminente
fine. L’incipit è quasi rilassante. Gli spazi di vuoto lasciano
in tempo di respirare e l’improvvisazione sparsa suggerisce salvezza
nel cammino ad occhi chiusi. Sarà vero? No. Perché infatti il
malefico sgambetto avviene pochi istanti dopo, (Shaolin Taco). E allora, cadi.
E come cadi, vieni calpestato da un esercito che procede incurante della tua
progressiva assimilazione al suolo, scandita da un regolare battito di cassa.
E questo fa male. Ma è così che va la vita. E in conclusione,
consiglio a tutti una visita a www.soundmetak.com. Se riuscirete a non farvi
ipnotizzare dal jingle a metà strada tra uno starnuto, il jazz e l’esclamazione
del vecchio Sam, potrete entrare in un universo singolare dalla bellezza plurale.
Buon viaggio.
Chain DLK
Andrea Ferraris
With incommensurable delay here we're reviewing this "jazz"(?)-core
clash of titans counterpoising Zu (with Xabier Iriondo) and Iceburn. The mighty
Zu with the help of mister Iriondo (from Uncode Duello/A Short Apnea’s
fame) floats in a new (at least for them) electro-acoustical territory, but
without losing their typical jazz-core obsessivity and their hard pounding
“bass and drum” repetitivity. Due to the improvisational/experimental
essence of the session and probably cause of the heavy hand of Iriondo behind
the mixer, this side could be described well speaking about physical post-core
music with a Brotzmanesque saxophonist melt in an intentionally chaotic, heavy,
electro-acoustical pool. The real surprise has come when I started listening
to the Iceburn side, but before that, let's speak about these trio from Salt
Lake. Hailing from the capital of Mormons, Iceburn has left from evolved,
emotionally charged, metal-core growing into something gradually more progressive,
jazzy and probably they've reached the top in "Poetry of fire".
Later they changed their moniker and augmented their line up becoming The
Iceburn Collective and this final release is played in trio with Gentry e
Chad from the historical line up. Well, they've been one of the most interesting
jazz/progressive-core band of the nineties (and "post core" would
be a limiting definition for such a band) and here you can enjoy one of their
many evolutions. These four songs presents an unheard sludgy post-Krimson
obsessive incarnation of Iceburn. Less free jazzy than the last period, heavy
as hell, psychologically devastating, this could be the declaration of love
from this glorious band to some of their "hard playing" inspirators
and let's include in the list people like: Black Sabbath, Melvins, Rorschach,
Amphetamine Reptile, Dazzling Killmen and a good part of the Skin Graft catalogue,
Ornette Coleman, John Zorn's Naked City and Painkillers and god knows who
else. About twelve minutes to lose yourself in complaint for their never so
missed departure even if they’ve generated and reinforced bands like
Colossamite and Gorge Trio.
Velvet Goldmine
Andrea Facchinetti
Chiusa la Mail Series si apre la PhonoMetak Series, una collaborazione tra
Mirko Spino (Wallace Records) e Xabier Iriondo (Phonometak Laboratories, nata
in seguito all'apertura del negozio di Milano).Lo stesso Iriondo suona con
gli Zu nel Side A: il noise-metal di "Big Sea Warmings" con growl
compreso, l'impro di "Momentum", evoluzioni jazz ritmiche ("How
We're Being Ranipulated") ed hardcore imrpovvisato ("It's Irrelevant
Now") con un finale rilassato. Gli Iceburn, qui all'ultima registrazione,
provengono da Salt Lake City e sono gli alfieri dello skate-metal degli anni
'90 ma solo ora capisco cosa mi sono perso: accelerazioni noise con cambi
improvvisi e pizzichi di psichedelia ("Odin's Beard"), ambient pshyco-noise
("Swallow Mighty Earth") ed ottime ritmiche che si fondo con schitarrate
free ("1000 Miles Stallon"). Se questo è l'inizio, chissà
dove si può arrivare.
Nextclues
Bliou
Premier d’une série de split 10“ que Wallace Records et
Phonometak Laboratories vont sortir, ce split promettait bien des choses.
D’un côté, les rois du jazzcore italiens, Zu, qui ne peuvent
pas s’empêcher d’être accompagnés sur leurs
disques (cette fois-ci par Xabier Iriondo, boss de Phonometak, ce n’est
peut-être pas un hasard du coup). De l’autre, Iceburn, combo dont
Chad Poppler et Ed Rodriguez se sont échappés à différents
moments pour fonder Colossamite, Gorge Trio voire rejoindre Sicbay un temps
et Flying Luttenbachers encore aujourd’hui pour Rodriguez. Je ne connaissais
absolument rien d’Iceburn, mais étant grand fan de tous les groupes
pré-cités j’étais impatient d’y jeter une
oreille, surtout que j’étais convaincu que ce groupe n’existait
plus. Commençons par les romains. Intro indus puis la première
grosse surprise pour un groupe principalement instrumentale, une voix qui
semble vomir à travers vos enceintes. Première vérification
sur la pochette, si, si, c’est bien Luca le saxophoniste qui est crédité
à Throat. Ensuite on part dans des plans improvisés ambient
minimaux avant de repartir dans un truc assez « rock » lourd avec
une basse vrombissante et des bruits électroniques stridents, peu avant
que le saxophone ne débarque et emporte tout le monde, intro perturbante
mais pas mauvaise. Suivront des titres qui oscillent entre beaucoup trop d’improvisations
et des plans jazz brutal bien transeux. Vous aurez compris que ce disque fait
partie de ceux en semi-roue libre de Zu, pas ceux que je préfére.
J’aurais préféré une balance un peu plus versée
dans la violence. Retournement de face et découverte d’Iceburn.
Un grondement de saturation sourde puis une entrée en matière
stoner-doom noise, comprendre grosse basse (ha, non, y a pas de basse, pourtant
on croirait avec cette épaisseur de son) appuyée par une batterie
avec des sifflements dans le fond, qui sera entrecoupée d’affolements
limite grind ou de jazz ruinsiens en moins complexe. On navigue encore en
pleine expérimentation, mais ça m’accroche un peu plus
avec ce petit relent de Noxagt sur les bords qui n’est pas désagréable,
dommage que le son manque de relief. Deuxième morceau et je m’y
perds déjà plus. Ça sent le branlage de nouilles à
plein nez ou l’impro faite par des sourds qui jouissent sur les larsens,
ça pourrait être pas mal, mais non, trop mou, pas de dynamique
dans le morceau. Malheureusement, c’est pas la suite qui va me réveiller.
Les gonzes s’enfoncent dans une impro stérile qui ne ressemble
pas à grand chose, et c’est dommage, tant en écoutant
Gorge Trio, on sait qu’ils sont capables de bien mieux. Des deux côtés
de bien belles entrées en matière qui se perdent malheureusement
ensuite dans des circonvolutions un peu stériles. Si ça intéresse
quelqu’un, j’ai la 342ème copie sur 500.