GIANNI MIMMO / XABIER IRIODO
Your Very Eyes
wallace 76
3 tracks
18"
2006
CD 80mm
Live Electonics
Alessandro Cartolari
Nuovo incontro tra Iriondo e Mimmo, dopo la sonorizzazione del video Kurks di cui abbiamo parlato in un'altra recensione su live-electronics. Come in quella occasione la sede scelta per le registrazioni è a dir poco particolare, infatti in questo caso si tratta della chiesa di Santa Lucia alle Malve (una grotta) di Matera. L'ambiente è quindi fortemente ampio e profondo adatto ad enfatizzare la ricerca sonora del sax soprano di Mimmo, sempre dedito al suo studio timbrico e alla creazione di cellule fonetiche chiare e limpide. In antitesi a questo suono che potremmo dire di ispirazione lacyana, Iriondo lavora per sottrazione, offrendo al suo interlocutore suggestioni e semplici ambienti sonori. I suoi interventi low-fi ed esotici (notevole il suono del taisho koto in questo ambiente), sono sempre controllati, con apprezzabile attenzione e cura per i silenzi. Ottimi episodi come l'iniziale Psalm of days e la splendida Barn Swallow offrono una buona interazione tra le due realtà così lontane, l'arte “monacale” di Mimmo tra il rumoreggiare della bassa definizione di Iriondo. L'equilibrio è molto sottile, non tutto convince, in particolare quando si cercano interazioni per altezze a volte tirate per i capelli, ma la musica di questo cd vive di una stasi credibile, piena di episodi interessanti.
Feejazz
Without some interventions, in which Xabier Iriondo creates awful, ear- and brainsplitting high-pitched electronic noises over the otherwise great soprano sax of Gianni Mimmo, this album could have been excellent. It was recorded at the summer solstice in a 10th century church in Italy (what's this? a competition among avant-garde musicians to find the oldest church to play in?), leading to the typical hollow distant acoustics of the space it was recorded in. In essence, it is the sax that leads the music, all improvised, minimalistic and relatively accessible (but not always), with the guitar complementing the music with sounds that are usually not identifiable as coming from a guitar. John Butcher and Evan Parker come to mind, but also Lacy and Roscoe Mitchell. While most of the time Iriondo's guitar really contributes to the music, by offering depth, at other times his interventions are irritating, but luckily not too often. The album has its great moments, but its downsides too. A pitty.
MusicBoom
Vittorio LoConte
Ancora una sorpresa dal leader della Amirani Records, il sassofonista soprano Gianni Mimmo: un´incisione effettuata nell´antica chiesa (risale al X secolo) di Santa Lucia alle Malve a Matera, sfruttando le risonanze e gli echi di quel luogo così speciale. Si tratta di un duo insieme a Xabier Iriondo, che usa dei rumori provenienti da lo-fi devices e due strumenti a corda dall´aspetto esotico, taisho koto e mahal metak. Anche l´aria, gli spazi, l´eco, i silenzi dell´alba, momento in cui si è deciso di registrare, contribuiscono a dare una mano alla riuscita di un lavoro originale, in cui il sassofono soprano del leader risulta cosí comunicativo e tale da attirare subito l´attenzione, messo a confronto con suoni stimolanti che emanano dalle corde, respiri intensi (come nel brano che dà il titolo all´album), rumori gracchianti, che subito ci rimenadano a Steve Lacy, maestro di Mimmo, ed a "Stations", brano inciso nel lontano 1972 in Solo per la Emanem, in cui improvvisava su una radiolina fuori sintonia. I due sono alla ricerca di qualcosa di immateriale, trovandolo attraverso il dialogo e l´esperienza di suono in corso, sorprendente anche per loro. Tra note acustiche che si caricano del fascino del luogo e le irregolarità delle corde e dell´elettronica si sviluppa una comunicazione che a tratti ha l´aspetto di una cerimonia sacra. Un aspetto moderno della loro musica, senza le banalità del post-moderno, in cui "anything goes", ma solo sulla superficie di correnti senza profondità alcuna.
Altremusiche
Michele Coralli
"Your Very Eyes", ovvero quando un luogo in cui si svolge una performance diventa non solo un elemento di ispirazione, ma strumento stesso che genera forma e dirige specifiche scelte. Limitandoci alle situazioni più in sintonia con la presente, vale la pena qui ricordare il lavoro di John Butcher in una miniera giapponese ("Cavern with Nightlife"). La performance di Gianni Mimmo (sax soprano) e Xabier Iriondo (apparecchiature lo-fi e strumenti a corda autocostruiti: taishi koto, mahai metak) sfrutta spazi che fino a questo momento non avevano goduto di analoghe esplorazioni come la chiesa di Santa Maria alle Malve di Matera, luogo scavato nella roccia e risalente al X secolo. L'atmosfera fresca e rarefatta di questa sessione di registrazioni, effettuate in un'unica presa nel giugno del 2007, impone scelte compositive che non si fa fatica a immaginare: sfruttamento del riverbero ambientale, dosaggio dei suoni, scelta precisa dei timbri e un certo qual contegno liturgico in rispetto alla sacralità del luogo (Mimmo parla appunto di "salmodia laica"). A dispetto di un'articolazione che suddivide la performance in brani distinti, un continuum armonico-strutturale determina un'unità complessiva basata soprattutto sui drones creati da Iriondo sugli strumenti a corda, ribattuti, messi in risonanza e sporcati da microfoni e circuiti low-fi. Il sax di Mimmo è plastico e controllato, non sempre in funzione di pura ricerca di suoni, bensì in quasi costante costruzione melodica. La fraseologia è secca, segmentata, mai compiaciuta o indotta a facili lirismi. Perché, sebbene non si possa certo ascrivere lavori come "Your Very Eyes" all'alveo dell'improvvisazione più radicale, questi paesaggi non sono quasi mai di natura consolatoria. Tanto per fare qualche paragone scomodo, quando si portano degli artisti in chiesa, può capitare di provocare infatuazioni mistiche che provocano stucchevoli ispirazioni musicali (basti dare un'occhiata a certe location in cui recentemente si è mosso uno come Surman). Qui, fortunatamente, nulla del genere eppure un certo volto umano rende il lavoro di Mimmo e Iriondo di quasi immediato impatto, proprio perché non sovraccarico di sovrastrutture. Merito forse anche del caldo sole del Sud e del fresco dei millenari sassi di Matera.
Rockerilla
Michele Casella
Complice un location eccezionalmente evocativa come la Chiesa Santa Lucia alle Malve (una struttura del decimo secolo completamente incastrata nei mitici Sassi di Matera), “Your Very Eyes” si propone come il punto di arrivo e sintesi per una serie di pubblicazioni indipendenti dell’ultimo periodo. Ideatori e performer di queste nove tracce sono Gianni Mimmo e Xabier Iriondo, che si dividono la scena con grande complicità provando a non riempire forzatamente tutti gli spazi sonori a disposizione. Il risultato è un album di melodia e spasmi elettronici, in cui il sax soprano di Mimmo si incrocia alle evoluzioni elettroniche create in tempo reale da Iriondo; una soluzione che si pone in perfetta continuità con le intuizioni sviluppate da quest’ultimo nelle numerose release della Wallace Records (dalla Mail Series si 10” della Phonometak Lab) e con un’idea sonora che agisce a livello subliminale. Surreale nell’accostamento di suoni, nell’inserimento di frequenze e nella dialettica instaurata fra i due musicisti, “Your Very Eyes” mantiene uno strettissimo legame con la grotta sacra nella quale è stata registrata; neppure un riverbero od un singolo frammento di registrazione sembrano essersi perduti da questa session realizzata nel solstizio d’estate, assicurando un enorme impatto emotivo a un disco che fa collidere jazz e improvvisazione, momenti più ragionati a fantasiosi sviluppi compositivi. Un progetto che, magari, sarebbe interessante spostare in una nuova location d’effetto per un sequel altrettanto sorprendente.
Improjazz
Jean Michel Van Schouwburg
Emballé avec goût dans un « super jewel box » plus esthétique que le boîtier sans âme auquel nous a habitué l’industrie, cette exploration de l’univers sonore d’un église-grotte souterraine de la ville de Matera dans les Pouilles nous révèle une belle surprise. Gianni Mimmo est un véritable maître du sax soprano, héritier de Steve Lacy, influence de laquelle il s ‘émancipe sensiblement. Son acolyte est un sound maker électronique et objétiste assez suivi en Italie, Xabier Iriondo. On entend le son de l’église et la réverbération toute particulière de ce caveau de tuf dont les parois sont ornées de fresques. Un détail curieux et oculaire tiré d’une fresque orne la pochette et donne son titre à l’album. Le saxophoniste prend le temps de déplier les volutes de sa musique et d’étirer les harmoniques en se rapprochant des parois. Sans tenter d’impressionner l’auditeur par sa technique, Gianni Mimmo se concentre sur la plénitude du son et un lyrisme sincère. Il s’agit d’un véritable spécialiste de l’instrument et non pas d’une extension du ténor dans le registre aigu comme nous y a habitué la majorité des saxophonistes qui utilisent l’instrument. Iriondo utilise des motifs répétitifs avec un semblant de guitare primitive actionnée avec un mécanisme. Un univers sonore particulier qui entend échapper à une quelconque école mais peut ambitionner de s’adresser à différents publics qui finiront bien un jour par se lasser des étiquettes qu’on veut leur imposer et trouveraient bien leur bonheur en laissant flotter l’ imagination à l’écoute de cette échappée très particulière, toute imprégnée de l’acoustique caverneuse de Santa Lucia alle Malve. Une bien belle réussite !
All About Jazz
Vincenzo Roggero
Le geometrie austere di Santa Lucia alle Malve, un’antica chiesa del X secolo, incastonata nello scenario mozzafiato dei Sassi di Matera. I muri imponenti, maestosi ma nudi, porosi e ricchi di cavità e aperture, un invito alla ricerca del suono primordiale e puro, alla circolazione dell’aria tra echi e riverberi naturali. Due musicisti “nudi“, appena coperti dai rispettivi strumenti, che si esibiscono durante il solstizio d’estate, momento carico di magia e ricco di significati arcani. Gianni Mimmo, al sax soprano, personalizza l’insegnamento di Steve Lacy. Lo strumento come parte del proprio respiro, come verga nelle sapienti mani di un rabdomante alla ricerca di recondite vibrazioni e nascoste particelle di suono. Xabier Iriondo, con un paio di strumenti cordofoni di provenienza esotica come il taisho koto ed il mahai metak, funge da guastatore sonoro. La natura ricreata ed evocata, frammenti di materia che l’amplificazione low-fi raccoglie dalla storia e fa risplendere più vive che mai. Frequenze e rumori esaltano la purezza del soprano di Mimmo, le corde sfregate, pizzicate, percosse lanciano un ponte instabile tra passato e futuro. Il candore della pietra contaminato dal nero di cavi e fili elettrici, la silhouette di un microfono che sostiene un poco imbarazzata lo sguardo di affreschi secolari. Magia, poesia, follia. Di due musicisti fuori dal comune, e di una musica di misteriosa bellezza.
La Scena
Vittorio Lannutti
Dopo diverse collaborazioni Gianni Mimmo e Xabier Iriondo hanno deciso di fare un disco coi loro nomi. Per farlo hanno deciso di registrare queste nove tracce in un luogo speciale: la chiesa rupestre del X° secolo di S. Lucia alle Malve, a Matera. Le ragioni di questa scelta sono state sia di ordine acustico - dato che la composizione della pietra si è ben prestata alle esigenze acustiche del duo - sia di ordine artistico, poiché nei piani dei due musicisti c’era l’intenzione di creare un vero e proprio meta-linguaggio. In effetti meta-linguaggio la loro musica lo è a tutti gli effetti dal momento che Mimmo si è inerpicato sulle improvvisazioni jazz, senza mai strafare peraltro, bensì restando sempre su livelli di contenuto minimalismo, mentre l’ex Afterhours ha lavorato come un grande artigiano sulle macchine, cesellando suoni, rumori, vibrazioni e disturbi, costanti o spezzettati che fossero, intermittenti o dilatati. Quello che ne esce alla fine è, come ormai da tradizione per la Wallace e per Iriondo, un grande progetto, nel quale si toccano gli orizzonti dell’arte sperimentale, sempre imprevedibile e per certi versi mistica.
Music on Tnt
Loris Gualdi
Parlare di “Your very eyes” e tanto difficoltoso quanto il riuscire a percepirne la reale natura durante il primo ascolto. Il disco, che vede l’incontro artistico tra l’eclettico Iriondo e il jazzista Gianni Mimmo, sembra rappresentare un difficile romanzo dal finale aperto. L’ascolto delle tracce incise riesce a raccogliere classicismi del passato remoto, mescolate ad inusuali e estrose trovate musicali che lambiscono il free jazz, il noise e addirittura la sacralità musicale. Tanto è vero che l’inedito duo ha deciso di effettuare le registrazioni presso antica chiesa di Santa Lucia alle Malve a Matera, in cui le vibrazioni timbriche sembrano assumere vesti inaspettatamente deliziose. In “Your very eyes” ogni suono diviene strumento, come dimostra la titletrack, specchio di un dialogo continuo tra le inventive del sax soprano e il suono orientaleggiante del taisho koto e mahal metak, due strumenti a corda dall´aspetto esotico, che porta ad oriente la partitura di “Psalm of days”, come in una sorta di sorprendente fantasmagoria. In brani come “Side voice” e “Several calls and a perfect pair of opinions” si palesano inoltre le importanze dei silenzi, funzionali alla costruzione musicale dei brani che si susseguono senza soluzione di continuità, fino alla chiusura di “Completion”. Il filosofeggiare tra Mimmo e Iriondo sembra comunque non voler terminale, lasciando aperta una finestra dalla quale ascoltare le rimembranze di un disco, che pur non conquistando a pieno, riesce per la sua genesi e per il suo sviluppo a regalare qualcosa di unico.
Mescalina
Massimo Sannella
Il suono, l’eco suscitano emozioni che si tramutano in movimento. Questo movimento le amplifica e le rende visibili. Non hanno contrasti ma solo e sempre confluenze, sono causa ed effetto e hanno un procedere circolare e non si arrestano mai. Sono i pistoni del cosmo. Quarantaquattro minuti sospesi in una libertà metafisica improvvisa sperimentale, antigravitazionale, onirica e pindarica. Quarantaquattro minuti dove sembra che l’appartenenza a questo mondo materialista sia solo una sfocata diapositiva ossidata che rotea nel caricatore del tempo. Registrato tra le mura antichissime di una chiesa rupestre del X secolo (S.Lucia delle Malve a Matera), questo “Your very Eyes” è un album dove il sax soprano di Gianni Mimmo, leader dell’Amirani Records, e i rumors di Xabier Iriondo si incontrano, spaziano, fluttuano nell’immateriale apparente e si uniscono carnalmente in un unico corpo astrale, fatto di ancia e lo-fi devices, eco ancestrali e strumenti a corda come il taisho koto e lo mahal metak. Un progetto free che pare dialogare in millenni di onde magnetiche a tu per tu con una sacralità remota, come a risvegliare antiche divinità silvestri di madre natura, e con loro respirare, ansimare e ricongiungersi nell’essenzialità del ritmo universale. Sfruttando l’eco naturale della pietra nel silenzio dell’alba Matese, il percorso sperimentale di ricerca dei due musicisti si snoda tra respiri profondi, solos di sax ed effetti gracchianti, interferenze, scariche elettrostatiche, cinguettii che rinfrescano la memoria sulle introspezioni di Nono, il Battiato atavico, Steve Lacy, dando quello stato d’ascolto spartano, minimalista, nudo – addirittura biologico - già votato a condividere il suono naturalista con una avanguardia di una certa Kosmique Music tedesca degli anni 70. Xaber Iriondo, grande chitarrista dai tanti trascorsi rock (Afterhours, Six Minute War Madness, A Short Apnea) e l’artigiano-musicista Gianni Mimmo – il cui tocco di sax porta alla grande scuola di Archie Sheep - in questo loro “Your Very Eyes” catturano e ricreano l’humus basale della musica, dal nucleo della sua modulazione, ovvero respiro, cadenza, armonia ed equilibrio, tra il moderno e il remoto; un soffio di chakra racchiuso in nove sequenze dal forte retrogusto propiziatorio, alla ricerca della seduzione naturale dell’antico “free-bop lo-fi” sciamanico.
Sonic-O
Paolo T
Ero indeciso se proporvi il reportage del concerto dei Rage Against The Machine a Modena. In fondo si trattava di un prevedibilissimo concerto dei RATM... niente da paragonare con un altro evento tanto insolito quanto emozionante proposto dal duo Gianni Mimmo e Xabier Iriondo (ebbene sì... ero lì per lui, lo seguo da dieci anni in tutte le sue scorribande musicali e non potevo farmi mancare un aggiornamento sul suo stato di forma). Il luogo della performance è il Museo delle Fudine di Malegno (BS) e la cornice è quella del "Clusone Jazz Festival". I due hanno certamente una formazione musicale differente (Xabier in ambito indie-rock con puntate negli spazi inesplorati dell'avanguardia e della sperimentazione, Gianni Mimmo ad occhio e croce in ambito classico e jazzistico) e si presentano il primo munito di strumenti autocostruiti di natura elettroacustica e di manufatti elettronici di misteriosa origine (più preciso non potrei essere, ve lo giuro) e il secondo di un sax soprano e di un gigantesco sax contrabbasso (ho sbirciato su internet, la mia ignoranza in materia li identificava come clarino il primo e il secondo... boh? mai visto ragazzi ve lo giuro!). La sala è piena e il silenzio è assoluto. Entro che hanno già iniziato da qualche minuto e c'impiego un po' prima di relazionarmi in maniera non conflittuale con i suoni prodotti. I due musicisti li si sente respirare, prendere fiato, strofinare le suole sul rivestimento sintetico del piccolo palco allestito e tutto, magicamente, dopo una mezz'ora di attento ascolto, inizia a prendere forma. Il sax soprano disegna imperturbabili arabeschi jazz flirtando in maniera apparentemente distante con i suoni - a me più familiari e comprensibili - prodotti dall'ex "A Short Apnea" Iriondo e, man mano che si prosegue con il concerto, trovo progressivamente sempre più interazione tra il duo e l'ambiente che li circonda. In un certo senso se ne appropriano gradatamente, si fanno sempre più sciolti e più propensi ad ascoltarlo e tutto il concerto sale di intensità. Non mi sorprendono affatto quindi le parole di Mimmo che espongono la necessità del duo di interagire con l'ambiente che li circonda, con la pietra (soprattutto) ma anche con il ferro, le cavità, le protuberanze naturali e non, per mixare (termine alquanto inappropriato nel caso specifico) suoni naturali e suoni prodotti dalle macchine. L'idea è quella di una grande libertà espressiva, della necessità di esplorare territori assolutamente inesplorati, di tagliare le convenzioni e gli stereotipi musicali facendo convivere e interagire mondi distanti che hanno in realtà necessità di parlarsi per scoprirsi più vicini di quanto sembri a prima vista.Se proprio dovessi dare un consiglio direi che forse sarebbe il caso di equilibrare maggiormante il sistema sonoro (un po' sbilanciato nell'udibilità a favore dei fiati) magari amplificando con maggiore vigore il lavoro svolto da Xabier. Per il resto, magia allo stato puro... grandissimi...
Chain DLK
Your Very Eyes
Presented as a a journey with an overt sacred/religious approach “Your very eyes”, as you can guess, here and there won’t betray your “transcendental music” expectations and will creepy inside your agnostic little hearts, but on the other side I also think “religious” would be misleading definition ‘cause the global work in my opinion goes really well with “documentaristic”. I think the strong personality of Gianni Mimmo has had an heavy weight in the sound characterization of the duo, that’s why even if they’re considerably far one from the other I believe there’s a continuum between the Kursk sonorization this saxophonist did with Contini and this work with experimentalist Iriondo, at last it would be a logical step considering Iriondo at the time of the sonorization had been directly involved in the work as a sound engineer. You don’t have to consider it as the extension of a solo work, it just shows a light and well pondered intervention of the Italo-basque guitarist here mainly involved with singular chord instrument and as sound engineer, his incursions most of the times are non intrusive, but somewhere else he’s able to pierce the audio space firmly. Thought they’ve been recording in an old church and the sound is really influenced by the audio refraction caused by that particular kind of stone with which the church has been built, don’t think of it has that horrible “hangar like” feel, the sound ambience is clearly defined and you can distinguish easily everything without drowning in reverb. In some episodes the atmosphere gets really intense, somewhere else the musicians “resigned” to something really melodic and I’m sure it will have a great appeal for a “jazz/classic” crowd of listeners since without falling into cheap solutions it brings some traditional music in the backpack and it’s damn easily digestible, which is never to be taken for granted from a recording like that. Sorry for being boring but more than filmic I’d put the emphasis on “documentaristic music”, you know it’s different for in documentaries most of the times the soundtrack has more of a continuum and is more central for the story plot, it reminded me so much of those old documentaries based on road trips on the life in some deserted, ancient areas, “music for discovery channel” or in the likes? Maybe and that’s ok for me.
Sands Zine
Alfredo Rastelli
Produzione Wallace / Amirani per questa collaborazione tra Xabier Iriondo e Gianni Mimmo, sodalizio già iniziato nell’ambito del progetto dedicato al sottomarino Kursk, in cui Mimmo e Angelo Contini erano impegnati alle parti acustiche mentre Iriondo si ingegnava ai live electronics. Con “Your Very Eyes” Mimmo e Iriondo ripropongono il connubio inesauribile tra l’acustico e l’elettronico, con il primo al suo fedele sax soprano, ed il secondo al Mahai Metak, strumento elettrico di sua invenzione, a base di legno e metallo ed elettroniche, ed al taisho koto, strumento a corda giapponese (chi ha visto i Polvere dal vivo sa di cosa stiamo parlando). Si respira un’atmosfera sacrale tra i solchi di questo lavoro (non a caso il disco è registrato, in modo magnifico, in una chiesa incavata tra le rocce di Matera) ma è principalmente la musica a connotare in tal modo questo lavoro: il sax evocativo di Mimmo (side voice), capace di tratteggiare splendide melodie (your very eyes¸nostos algos), come di seguire passo passo (come succede ad esempio in several calls and a perfect pair of opinions) le invenzioni sonore di uno Xabier mai così convinto nel suonare il taisho koto (psalm of days), così come i suoi aggeggi infernali di elettronics (circumstance and sacrifice / eye tray, la stessa several calls and a perfect pair of opinions; andare sopra le righe fa esattamente parte del gioco). A conti fatti, più che un disco di duetti, “Your very eyes” è il resoconto di una conversazione profonda e difficile tra due persone tra le quali esiste una corrispondenza di amorosi sensi; è un insieme di dialoghi che presi nell’insieme acquistano un significato nuovo rispetto ai singoli frammenti e forniscono una chiave di lettura unitaria al proprio lavoro. Due anime purissime a confronto.